Eppure ci credono ancora

Di Maio festeggia la manovra economica del governo “giallonero” sul balcone di palazzo Chigi e poi sul barcone nel Tevere. Salvini va a festeggiare con la Le Pen la nascita del fronte delle libertà. Intanto lo spread supera i 300 punti, zavorrando i titoli bancari in borsa, intaccando i patrimoni delle banche e di conseguenza la disponibilità di credito per imprese e famiglie, erodendo il risparmio degli italiani e creando le condizioni di una prossima necessaria stretta finanziaria di lacrime e sangue. Mi ricordano il generale Fernando Mazza. Si proprio lui. Quello che nel 1908 fu incaricato di coordinare i soccorsi pochi giorni dopo il terribile terremoto di Messina che aveva messo in ginocchio la città. Quello dalle cui gesta fu tratta l’espressione “non capiscono una mazza”, perché, in quelle circostanze tragiche, invece di occuparsi delle sofferenze del messinesi, pensava a organizzare il menù e le feste serali degli alti ufficiali sulla nave “Duca di Genova”, attraccata proprio davanti alla scena dell’immane cataclisma. Stamane, intanto, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto ufficialmente le stime di crescita dell’Europa e degli Stati Uniti per il 2018 e il 2019, confermando il rallentamento che era già emerso nei trimestri precedenti. In particolare l’Europa chiuderà il 2018 con una crescita del 2%, contro le previsioni del 2.2, per scendere nel 2019 all’1,9%. Gli Stati Uniti d’America chiuderanno l’anno al 2.9, per scendere al 2.5 nel 2019 e all’1,8% nel 2020, quando si esaurirà l’effetto del taglio delle tasse operato quest’anno da Trump. Previsioni che si riveleranno ottimistiche se, dopo le elezioni per il congresso USA di novembre, Trump deciderà di insistere nella guerra commerciale con la Cina che può avere effetti devastanti sul commercio internazionale in una fase già rischiosa per l’aumento dei tassi e il ritiro della liquidità da parte delle banche centrali in un mondo che dal 2008 ad oggi ha visto crescere vertiginosamente il debito sia pubblico che privato. E l’Italia? Si conferma fanalino di coda dell’Europa con una crescita del PIL che si fermerà all’1,2% nel 2018, anziché all’1,5%, per scendere all’1%, nella migliore delle ipotesi. nel 2019. In questo quadro è davvero sconcertante ascoltare le dichiarazioni dei membri di questo governo che attribuiscono la tempesta in atto sui titoli del debito pubblico italiano a generici complotti di chissà quali poteri forti e chiedono agli italiani di acquistare BTP per salvare il loro Paese. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che per salvare l’Italia bisogna ritirare una manovra finanziaria che pretende di finanziare a debito “l’odore” delle promesse elettorali – irresponsabili e false – sparse a piene mani prima del voto (perché è chiaro che con questa finanziaria solo l’odore e non la sostanza di quanto promesso potranno dare). Le previsioni di crescita del PIL, su cui si fondano le previsioni di entrata per l’anno prossimo, sono quasi doppie di quelle ragionevolmente preventivabili. La stessa sovrastima caratterizza le previsioni di crescita del PIL fino al 2021. Partendo con una previsione di deficit a 2.4 – che in gran parte servirà a recuperare la minore crescita del 2018, le spese indifferibili e l’intervento per evitare l’aumento dell’IVA – è molto probabile ipotizzare che a fine esercizio si arriverà ben oltre il 3%. Cosa si aspettavano dunque dai mercati? Cosa pensano possano mai interessare ai risparmiatori e alle case internazionali che gestiscono i loro investimenti (sia quelli dei risparmiatori internazionali che degli italiani) le diatribe politiche di casa nostra? Chi investe in realtà, – e a ragione . guarda alla necessità di gestire i rischi tenendoli in linea con la propria tolleranza al rischio e con i propri obiettivi finanziari e di vita. Se il rischio Italia sale, perché c’è un governo che non garantisce la tenuta dei conti pubblici, ecco che si vende il debito pubblico italiano. D’altronde un risparmiatore che a gennaio del 2018 ha acquistato un BTP decennale sta perdendo, dopo soli sette mesi, oltre il 20% del valore del capitale investito. E non mi pare, a questo punto, sia così difficile immaginare cosa accadrà alle banche e alla nostra economia, e quindi a tutti gli italiani, quando le società di rating declasseranno il nostro debito pubblico. Ovviamente io non mi meraviglio se Di Maio e Salvini ripetono da giorni che loro andranno avanti e il mercato se ne farà una ragione. Il loro livello culturale è noto. Così come è evidente che sono due disperati ai quali apparirà ora difficile ammettere e dire, a chi ha creduto alle loro mirabolanti promesse, che non c’è trippa per i gatti. Mi stupisce e mi preoccupa invece constatare che, nonostante tutto ciò che sta accadendo, molti di quelli che li hanno sostenuti non si rendono ancora conto di dove stanno portando l’Italia..

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