Sbarchi dalla Libia -85%. I fatti smentiscono la propaganda e impongono soluzioni

I dati parlano chiaro. Gli sbarchi dei migranti sono diminuiti dell’85 % rispetto allo stesso periodo del 2017. Quelli complessivi sono diminuiti dell’84% rispetto allo stesso periodo del 2017 e del 76% rispetto allo stesso periodo del 2016. Un dato di fatto che non deve far abbassare la guardia su un fenomeno epocale ma – come ha fatto giustamente notare oggi il presidente Mattarella nel corso della sua visita in Estonia – spingere a ricercare una soluzione con razionalità e non con l’emotività che finisce sempre per aggravare anziché risolvere i problemi. Il contrario di ciò che sta facendo il ministro Salvini interessato solo ad esasperare gli animi per raccogliere consensi sfruttando la paura. Una politica che sta dando forza in Europa a tutte le forze che si oppongono alla riforma del trattato di Dublino. E’ il caso del ministro degli Interni della Germania che, in contrasto con la Merkel, si è sentito incoraggiato a sostenere le posizioni oltranziste dei paesi di Visegrad, da tempo schierati per la chiusura delle frontiere europee e contro le proposte del Parlamento europeo in materia di riparto per quote dei migranti tra i paesi dell UE e di penalizzazioni per chi le rifiuta. Insomma fare la voce grossa sulla pelle di donne, bambini e uomini che scappano dalla fame, dalle torture e dalla guerra può servire solo a catturare un po’ di consenso nel breve termine ma nella realtà isola sempre di più l’Italia, che per evidenti ragioni geografiche rimane il paese più esposto. Tra l’altro a far riflettere sulle conseguenze di una politica che, in alternativa ad una corretta gestione dei flussi, punta ad un respingimento generalizzato, è anche l’allarme lanciato dal presidente dell’INPS. Tito Boeri, commentando il rapporto annuale dell’istituto che presiede, infatti, ha messo in guardia dal rischio di una riduzione dei migranti regolari in Italia. Senza l’apporto di questi lavoratori, che vanno a coprire mansioni che gli italiani non vogliono svolgere più, il nostro sistema pensionistico è destinato a crollare. Le tendenze all’invecchiamento della popolazione ci dicono che nel giro di pochi decenni si arriverà ad un rapporto paritario tra lavoratori che pagheranno i contributi e pensionati. Dati inequivocabili sui quali il ministro Salvini è arrivato a negare l’evidenza, sostenendo che Boeri sottovaluta la voglia di lavoro degli italiani e omettendo di dire che la disoccupazione nel nostro paese può essere assorbita solo se si investe in innovazione ed infrastrutture e si creano posti di lavoro qualificati che in Italia mancano e che portano molti giovani a cercare il lavoro e a pagare i contributi previdenziali all’estero. Ciascuno di noi può constatare guardandosi intorno che con i nostri disoccupati non si copre la domanda di badanti per i nostri vecchi, di personale di servizio nei ristoranti, nelle aziende zootecniche, nei settori dove più pesante è il ritmo di lavoro e più elevati sono i rischi per la salute. Insomma è giunta l’ora che su queste questioni e sulle ragioni reali del malessere vero che attraversa la nostra società comincino a crescere la riflessione, il confronto e la consapevolezza. Rabbia e disinformazione alimentano la demagogia e le speculazioni politiche ma finiscono con l’aggravare i problemi e il malessere sociale allontanando le soluzioni.

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