Salvini, i migranti e la nuova destra europea

Il discorso di Salvini a Pontida e lo scontro sulle politiche migratorie tra la Merkel e il suo ministro degli interni – nonché capo della CSU della Baviera – Seehofer, fanno del 1 luglio una giornata cruciale per capire i rivolgimenti politici in atto nel continente in vista delle elezioni europee del 2019. Intanto ieri abbiamo compreso meglio perché il nostro ministro degli Interni – mentre chiede all’Europa di fare di più sulla gestione dei flussi migratori – si allea con i Paesi di Visegrad, che hanno sempre rifiutato la distribuzione dei migranti per quote all’interno dell’Unione Europea, e, contemporaneamente, ammicca con il ministro degli interni tedesco Seehofer, che vuole i respingimenti alla frontiera. La verità è che Salvini condivide in pieno la rigidità di questi paesi in materia di immigrazione e anzi vuole che quella dei respingimenti sia la discriminante su cui costruire la “lega delle leghe” e cioè il fronte europeo “dei populisti che metta insieme tutti i movimenti liberi e sovrani che vogliono difendere la propria gente e i propri confini”. In questa ottica vede le prossime elezioni europee come un referendum per arrivare alla disintegrazione dell’area Euro e alla nascita di una Europa che sia una Confederazione di Stati sovrani. Nella sostanza un grande mercato comune creato da Stati che si riappropriano delle proprie monete (fine dell’Euro) e del controllo dei propri confini (fine della libera circolazione dei cittadini). Dunque il trionfo del primato del mercato nel quale il ruolo degli stati è quello di garantire le proprie borghesie attraverso una bassa tassazione del capitale e un contemporaneo ridimensionamento dello stato sociale, offrendo contemporaneamente alle fasce più deboli la difesa dall’immigrazione, presentata come un fenomeno che sottrae risorse e lavoro ai cittadini, la difesa dalla criminalità comune (aumento della repressione e maggiore possibilità di armarsi in casa) e un minimo di assistenza sociale. Come può reggere questo schema di fronte alla competizione globale tra imperi continentali come gli USA e la Cina, al forte divario tra l’Italia e gli altri paesi europei in termini di bassa produttività e alto debito pubblico, alle ragioni che hanno prodotto l’impoverimento dei ceti medi, non è dato sapere. Non a caso nel discorso di ieri i temi economici – legati al prossimo documento di programmazione economica e finanziaria, che dovrà a breve approvare il governo per rendere credibili i contenuti del contratto stipulato con i 5 stelle – non sono stati neppure sfiorati. Su questa strada Salvini ha già alleati forti in Europa: Orban (di cui dice che non resterà a lungo nel PPE) e i paesi di Visegrad, oltre alla Le Pen in Francia. Se lo scontro tra Merkel e Seehofer  andrà avanti allora potrà mettere dentro la sua “lega delle leghe” anche la CSU (o gran parte di essa magari alleata con l’estrema destra tedesca) e le forze che governano l’Austria. A quel punto (ecco il suo disegno politico) la nuova destra sovranista europea potrà lanciare sul PPE la stessa OPA che la lega ha già visto passare nei fatti sul partito di Berlusconi. Bisogna riconoscere che questo obiettivo di costruire una nuova e grande destra sovranista e populista europea non è affatto campato in aria ma è molto realistico. Anche perché l’esito delle elezioni italiane ha tolto ogni speranza alla prospettiva di un rilancio immediato del processo di integrazione politica dell’Europa, su cui l’asse franco tedesco puntava già a partire dalla conferenza di fine giugno (che abbiamo visto purtroppo come è andata a finire). La formazione di un governo tra questa lega e il movimento cinque stelle, in uno dei paesi fondatori dell’Unione, ha indebolito fortemente la leadership della Merkel nel PPE, dando spazio al suo interno alle tendenze più conservatrici. E’ chiaro che con l’evolversi di questo scenario la posizione dei cinque stelle diventerà sempre più insostenibile, come le prime crepe interne fanno capire. Tuttavia, anche se su questa contraddizione bisogna tenere alta l’attenzione, è ben altro il terreno che la sinistra dovrà coltivare per contrastare il disegno di Salvini e della nuova destra. Si tratta, infatti, di lavorare con urgenza alla rifondazione di una sinistra europea – oggi frammentata e prigioniera di vecchie e superate polemiche tra riformisti e radicali, perché priva di un progetto e di una strategia adeguate ai tempi, con cui ricostruire una sovranità democratica in una dimensione più ampia per porre un freno allo strapotere della finanza e delle multinazionali. Solo una nuova sinistra di respiro europeo, credibile sia sul piano culturale che organizzativo – che sappia darsi come discrimine la costruzione di uno Stato federale con un solo bilancio e una sola politica economica ed estera da realizzare qui ed ora – sarà possibile battere questa ondata nazionalista e antistorica che può riportare molto indietro le conquiste democratiche e sociali ed il cammino di civiltà e di progresso avviato in Occidente dopo la seconda guerra mondiale.

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