il contratto di governo alla verifica dei conti

Sono passate tre settimane dall’insediamento del governo ed è già possibile misurare la distanza tra i desideri e la realtà, tra le facili promesse elettorali e la loro realizzabilità. Sul reddito di cittadinanza la UE ha chiarito quel che era già chiaro: i fondi comunitari non possono essere utilizzati per finanziare il reddito di cittadinanza. Il FSE può essere, invece, utilizzato per rafforzare i servizi per l’impiego e la formazione, come già avviene normalmente da anni. Cade così l’ipotesi formulata da Di Maio per riuscire a realizzare almeno in parte la facile promessa che ha consentito ai 5 stelle di fare il pieno dei voti al Sud. Forse potranno trovare un pò di risorse per impinguare il capitolo di bilancio destinato a finanziare il reddito di inserimento, già varato dal governo Gentiloni. Ma in ogni caso non sarà facile. Il Ministro Tria, per rassicurare i mercati e fermare la crescita dello spread, ha già da tempo dichiarato, sulla stampa e in in parlamento, che il nuovo governo intende rispettare i parametri europei. Ieri ha poi precisato il significato di quella dichiarazione: nel 2019 saranno realizzate solo le proposte a costo zero. Sempre nella giornata di ieri, inoltre, la riunione mensile dei ministri delle Finanze dell’Unione Europea ha approvato le raccomandazioni per i bilanci del 2019 dei paesi membri. Quelle per l’Italia si racchiudono in quattro punti: riduzione dell’indebitamento; riduzione dei crediti in sofferenza; modernizzazione della pubblica amministrazione e riforma del mercato del lavoro. La correzione dei conti che ne deriva si aggira intorno ai 10 miliardi.  E’ chiaro che in questo quadro cade anche la principale proposta elettorale della lega che ha consentito al partito di Salvini di fare il pieno di voti al Nord: la flax tax per le persone fisiche e le famiglie. La lega tuttavia vuole tentare di salvare la faccia riuscendo almeno a ridurre le tasse alle imprese, per le quali la flax tax è stata già inserita dal governo precedente, che ha anche abbassato l’Ires dal 27,5% al 24%. Tuttavia far scendere l’aliquota al 15% presuppone comunque la ricerca di un bel pò di miliardi, difficili da reperire nell’ambito di una manovra che deve già operare una correzione di 10 miliardi. Il ricorso al condono fiscale proposto dalla lega è non solo difficilmente digeribile da parte dei 5 stelle, già in difficoltà per l’estremismo di Salvini su migranti e vaccini, ma assolutamente improponibile all’UE, che non ha mai accettato l’idea di vedere finanziare con una entrata una tantum una spesa permanente. Cosa diranno i nostri eroi dalle facili promesse ai loro elettori? Lo capiremo nei prossimi giorni. Intanto Di Maio rilancia e promette aumenti delle pensioni minime (che sono tante) attraverso tagli alle pensioni d’oro, di chi incassa 20000 euro di pensione al mese (davvero pochissimi). Se in questo modo si pensa di attenuare la delusione legata alla mancata partenza del reddito di cittadinanza servirà davvero a poco. Se le nozze non si possono fare con i fichi secchi figuratevi con le sole noccioline.

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