Conte delude: rilegge il contratto e un mare di banalità

Nel suo primo discorso alle Camere da presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha esordito dichiarando che gli obiettivi del suo governo sono affidati alla pagina scritta del contratto stipulato tra lega e cinque stelle. Avendo rimandato, fin da subito, l’attenzione dei parlamentari al documento programmatico, ampiamente conosciuto e dibattuto nei giorni scorsi, tutto mi aspettavo tranne un intervento che riproponesse  pari pari l’elenco dei punti contenuti in quel contratto. Non una parola sui tempi di attuazione di quelle proposte né delle coperture finanziarie. Tutto è rimasto alla stregua di un generico elenco di promesse elettorali e niente nel suo discorso ricordava un vero programma di governo, che per essere considerato tale deve contenere, insieme agli obiettivi, l’indicazione dei tempi, la definizione di una precisa tabella di marcia e delle risorse necessarie per attuarli, per trasformare davvero i tre pilastri dell’azione di  questo governo da lui con enfasi richiamati – pragmatismo, esecuzione e controllo – in un impegno chiaro e verificabile e non solo in una astratta promessa. Ma mi ha colpito soprattutto l’assenza di una sua idea di futuro del Paese che si accinge a governare. Una idea di quale Italia, di quale Europa e di quale ruolo possiamo esercitare in un mondo ancora sconvolto dalla grande recessione del 2008 e dal caos determinato dalla crisi del vecchio ordine internazionale deciso a Bretthon Woods nell’ormai lontano 1944.  Insomma in quel discorso non c’era traccia né di un vero programma di governo né di una strategia politica. Solo un lungo elenco della spesa equamente ripartita tra i punti che stanno a cuore ai cinque stelle e quelli della lega (anche i più estremi come quei richiami alle misure indicate nei confronti dei migranti, di un fisco che privilegi i ricchi, del potenziamento della legittima difesa, al ricorso ad agenti sotto copertura nella lotta alla corruzione, all’apertura alla Russia di Putin). Unico momento nel quale è riuscito a catturare l’attenzione e l’emozione di tutti quando ha ricordato il bracciante sindacalista Soumayla Sacko ucciso in Calabria. Un passaggio che, per non lasciare l’impressione di essere solo un tentativo di recupero del lungo e vergognoso silenzio dei suoi vice – titolari dei ministeri degli interni e del lavoro – sarebbe stato opportuno e doveroso accompagnare con l’indicazione di iniziative concrete ed urgenti da assumere per fare luce sugli esecutori e mandanti e per porre fine allo sfruttamento inumano degli immigrati in molte aree della Calabria e del Paese. Mi ha sorpreso il richiamo alle grandi realtà economiche che oggi possono facilmente nascondere la ricchezza prodotta. Mi aspettavo indicazioni sulla strategia da seguire per recuperare una parte consistente di questo gettito fiscale la cui elusione è la causa dell’inasprimento del prelievo nei confronti dei redditi medio bassi. Ne è seguito, invece, un astratto richiamo alla necessità di “ripensare il capitalismo” e l’indicazione dell’obiettivo del governo di una flax tax, che rappresenta invece il contrario del ripensamento del capitalismo: un regalo enorme ai redditi più elevati che necessariamente finirà sulle spalle dei più poveri sia in termini di aumento del debito che di conseguenti tagli allo stato sociale. Per il resto un mare di banalità. Certamente non ha aggiunto nessun elemento di chiarezza sulle tante perplessità che sono state manifestate sul cosiddetto contratto di governo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...