Al Fronte Repubblicano preferisco L’Alleanza per gli Stati Uniti d’Europa

Il momento è di estrema gravità. Il terremoto sociale e politico prodotto dalla Grande Recessione del 2008/2009 ha alimentato sofferenze, rancori, rabbia, paure, divenute forze di manovra dei peggiori reazionari e demagoghi, sempre pronti a cogliere ogni occasione per colpire conquiste democratiche, sociali e civili. La complessità delle cause di questa crisi e del passaggio epocale che viviamo, l’assenza di un forza e di un pensiero capaci di delineare un nuovo orizzonte di progresso, rendono arduo il contrasto dell’ondata populista e nazionalista. Ora siamo alla battaglia campale, decisiva. Si può vincere solo a condizione di dare consapevolezza, nel modo più ampio possibile, della reale posta in gioco e di unificare tutte le forze di progresso intorno ad una prospettiva chiara e netta. Non basta, però, limitarsi a porre fine alle continue diatribe tra gruppi dirigenti preoccupati solo dei loro equilibri, per riuscire a costruire una alleanza contro. E’ necessario invece soprattutto delineare un progetto per. Un progetto credibile di cambiamento vero e profondo. Un progetto che ci porti fuori dalla crisi, che ci faccia navigare verso mete amene, che non si limiti a consentire un galleggiamento fine a se stesso. E’ bene, dunque, dirci con chiarezza che se siamo arrivati a questo punto è perché sia il centrosinistra che ha governato (quello guidato da Renzi), sia quello che ha tentato di contrastarlo, si sono impegnati e scontrati su temi marginali, che nulla di sostanziale potevano cambiare della condizione di marginalità e di affanno che vive da troppo tempo il Paese. Né gli 80 euro e la disputa sulla destinazione dei ristretti margini consentiti dalle politiche di bilancio nazionali, né il Job Act o timide e contorte riforme istituzionali potevano produrre i cambiamenti che i cittadini si attendono. L’assenza di una proposta di cambiamento credibile ha spinto tutto il malessere – che è fondato su ragioni sacrosante intendiamoci – ad inseguire l’illusione di un falso cambiamento che in realtà è la solita ricetta reazionaria di tentare l’impossibile avventura di chi vuol far girare all’indietro la ruota della storia. Che questo voglia fare la lega -tirandosi dietro i 5 stelle, che sembrano disponibili a fare tutto e il contrario di tutto, o creando un centrodestra ad egemonia leghista – è fuor di dubbio. Il contratto di governo, infatti, altro non è che il programma della lega con qualche piccola concessione ai cinque stelle. Salvini sa benissimo, e non lo nasconde affatto, che quel programma – fondato su un fisco a favore dei ricchi e sulla costruzione di quanti più “muri” possibili – non può essere realizzato dentro gli attuali vincoli europei. Vuole perciò andare in Europa a dire: o si allentano i vincoli e l’area Euro diventa solo un grande mercato comune (ciò che già vogliono i paesi dell’ex blocco sovietico), oppure ne usciamo. A quel punto entra in campo il piano B di Savona che, come ha scritto il suo autore, non va mai svelato ma va attuato dalla sera alla mattina. E’ un progetto folle perché, nel mondo dei giganti di oggi, pensare di ritrovare la sovranità monetaria dentro i confini di una minuscola nazione è solo una avventura, che pagheremmo scivolando dall’altra parte del Mediterraneo. Se a questa follia si risponde, però, con l’impressione di voler mantenere lo status quo limitandosi a qualche piccolo ritocco, si perde. C’è una sola prospettiva. Quella di dire la verità. Da questa crisi, causata da trent’anni di neoliberismo che ha consentito il dominio della grande finanza e delle multinazionali, si può uscire solo ritrovando una nuova sovranità democratica in una dimensione sovranazionale. Tradotto in modo semplice: solo costruendo una Europa che non sia solo moneta e mercato ma un vero e forte Stato, in grado di dettare le regole al mercato e di farle rispettare anche alle grandi concentrazioni economiche e finanziarie. Intorno a questa chiara discriminante politica e sociale va costruita una grande alleanza per l’Europa, con tutte le forze che ci stanno, con la stessa apertura che ebbe l’alleanza antifascista che nel secolo scorso ci liberò da Hitler e da Mussolini. Dentro questa alleanza deve esserci una nuova sinistra che, oltre a battersi con tutti per gli Stati Uniti d’Europa, si dia un progetto e una strategia perché nella futura nuova Europa possano prevalere le sue politiche di sviluppo e di redistribuzione della ricchezza, al posto della scellerata austerità che ha prevalso dal 2008 ad oggi. Il cammino di questo nuovo orizzonte può essere costellato da tante battaglie ravvicinate e concrete – a partire da quella per la tassazione unica delle imprese in Europa che dia ai governi la possibilità di recuperare gettito fiscale dalle ricchezze prodotte dalle grandi multinazionali, che oggi possono eludere tranquillamente grazie alla competizione fiscale al ribasso tra stati nazionali. Bisogna dare subito il senso di questa svolta a partire dal nome del fronte progressista. Fronte repubblicano sinceramente non significa nulla. Molto meglio Alleanza per gli Stati Uniti d’Europa.

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