Inutile aspettare l’esito delle consultazioni. Serve costruire subito una alternativa seria e credibile

Il primo giro delle consultazioni sul nuovo governo non è una cosa seria. Non per colpa di Mattarella ovviamente. E’ evidente che le forze che hanno raccolto i maggiori consensi, ma non la maggioranza, stanno solo scherzando. Dopo essersi spartiti le cariche negli uffici di presidenza di Camera e Senato, con metodi da lottizzatori incalliti, si comportano come se la campagna elettorale non fosse mai finita. In particolare i cinque stelle continuano ad avanzare proposte impraticabili. Non credo che Di Maio sia tanto scemo da credere che qualcuno possa dargli i voti per eleggerlo presidente del consiglio e sottoscrivere il suo programma elettorale. Ripete che c’è una volontà degli elettori da rispettare. Ma gli elettori non hanno scelto né un presidente del consiglio, né una maggioranza parlamentare, né un programma. Hanno penalizzato alcuni partiti, premiato altri, negato a tutti la maggioranza necessaria per governare da soli. Un governo può nascere solo da un accordo fondato su un compromesso politico. Allora delle due l’una: o i 5 stelle non vogliono governare, perché sanno che non possono mantenere le insostenibili promesse fatte in campagna elettorale; oppure hanno già un accordo con Salvini e stanno trattando sottobanco le condizioni migliori, con l’obiettivo di ridimensionare al massimo le pretese di Forza Italia. Presto si capirà. Ma a quel punto, sia in un caso che nell’altro, nel giro di pochi mesi i nodi verranno al pettine e il Paese capirà che questo voto non ha determinato le condizioni minime per vedere affrontare i suoi problemi, che sono molto acuti ed anche stringenti. Se si tornerà al voto in tempi brevi, infatti, è difficile pensare ad uno scenario diverso da quello che ha segnato la fase elettorale. Gli attori quelli sono e grosso modo quelli saranno. Se invece si varerà un governo centrodestra/5 stelle, oppure lega/5 stelle, non potrà durare a lungo. Tra Salvini, Berlusconi e i 5 stelle le distanze sono notevoli su tutte le urgenze da affrontare: dal rapporto con l’Europa – che non è una questione secondaria ma la scelta fondamentale da cui dipende tutto il resto – alle politiche fiscali e di bilancio, alle politiche sull’immigrazione e sulla sicurezza, alle politiche sociali. Il tutto è aggravato da programmi elettorali che hanno promesso di tutto e di più senza che vi siano le condizioni per poterne attuare anche solo una parte marginale. Se il quadro rimane questo il PD non può fare altro che restare all’opposizione. Un accordo con il centrodestra egemonizzato da Salvini, e quindi su posizioni sovraniste di destra radicale, non è possibile se non a prezzo di perdere la sua stessa natura. Con i 5 stelle un discorso potrebbe aprirsi solo se quel movimento decidesse di uscire dalle ambiguità e di scegliere una politica di sinistra su temi come lo ius soli e i diritti civili, su una politica economica espansiva – nei ristretti margini consentiti dalle attuali politiche comunitarie, dentro cui possono esserci spazi per ampliare l’intervento sul reddito di inserimento già varato da Gentiloni – un’azione decisa e concordata per svolgere un ruolo avanzato nel processo di revisione delle scelte europee degli ultimi anni, ritagliandosi con realismo ed intelligenza un ruolo nell’ambito della road map, decisa dall’asse Macron – Merkel, che sarà presentata a giugno. Ma segnali in tal senso non ci sono ed è chiaro che una scelta netta dei 5 stelle su temi come questi avrebbe delle conseguenze elettorali non indifferenti. Insomma perché un governo 5 stelle PD possa anche solo ipotizzarsi è necessaria la trasformazione di quel movimento da forza che raccoglie la rabbia e la delusione degli elettori, stanchi delle politiche inadeguate degli ultimi anni, a vera forza di governo. Sinceramente mi pare uno scenario improbabile per diverse ragioni. In questo quadro l’unica novità può venire dal centrosinistra. Non per dare un governo al paese, ovviamente, dal momento che non ha i numeri. Ma per cominciare a costruire una alternativa credibile. Ovviamente non è semplice. Il presupposto è condurre un esame critico degli errori politici enormi commessi in questi anni, una riflessione sui ritardi culturali e politici accumulati, un cambiamento profondo delle regole di selezione dei gruppi dirigenti, uno sforzo collettivo per definire un programma fondamentale all’altezza dei tempi. Sgombrare il campo dai personalismi e dalle lotte intestine e concentrare tutti gli sforzi su analisi, contenuti e capacità di ricostruire un rapporto con i militanti, i propri elettori e con il Paese, che ha bisogno di ritrovare fiducia in un sistema politico oggi alla frutta. Dopo la batosta che ha avuto o ha la forza ed il coraggio di avviare questo processo o è condannato all’estinzione. Che si faccia un governo a temine per votare tra sei mesi o un governo politico di corto respiro il tempo stringe. Cominciare subito a costruire una alternativa credibile è l’unica cosa seria che si può fare per questa Italia  “si bella e perduta”.

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