tripolarismo, bipolarismo o caos?

Per la prima volta mi trovo in netto dissenso da un editoriale di Eugenio Scalfari, che ho sempre giudicato come uno dei più puntuali e lucidi tra i giornalisti italiani. Su Repubblica di stamane egli analizza la situazione politica italiana, in vista delle consultazioni del presidente Mattarella per la formazione del nuovo governo e delinea il suo punto di vista sul sistema politico del Paese dopo le recenti elezioni politiche. Secondo Scalfari il voto del 4 marzo ha messo fine allo schema tripolare consegnandoci un sistema politico imperniato su due forze: una di destra (rappresentata dall’alleanza tra Salvini, Berlusconi e Meloni) e una di sinistra (rappresentata dai 5 stelle). Al di là di questi due poli, secondo Scalfari, c’è solo un Renzi in caduta libera, che ormai rappresenta un 12% del corpo elettorale, e una “poltiglia vagante” tra astensionismo e mobilità (rappresentata dai democratici non renziani, da LEU e dai vari cespuglietti di quel che resta dei radicali e della sinistra ortodossa). Una lettura che a me sembra semplicistica e slegata da ogni obiettiva valutazione delle forze in campo. La mia opinione è che il nostro sistema politico non sia né tripolare, né bipolare ma solo in preda al caos, specchio di un Paese confuso e smarrito che, come spesso è avvenuto nella storia, nei passaggi epocali si perde nei meandri del provincialismo, dei localismi, dei particolarismi. Basta alzare gli occhi dal teatrino della politica nostrana per comprendere qual è oggi lo scontro reale che attraversa il mondo intero. La Grande Crisi del 2008 – la crisi più grave e pericolosa che sia intervenuta dalla fine della seconda guerra mondiale (come si fa a prescindere da questa premessa?) – ha aperto un conflitto durissimo tra le forze sovraniste, che pensano di uscirne ritornando a ripristinare muri e dazi, e le forze globaliste, che ritengono sia necessaria una democratizzazione della globalizzazione, una riforma profonda delle regole e degli organismi preposti al governo dell’economia e delle relazioni internazionali dal momento che il livello dell’innovazione tecnologica e l’interdipendenza dell’economia globale non consentono altra strada. Le coalizioni e i movimenti che si sono confrontati nel corso della campagna elettorale sono apparse fuori del tempo e dello spazio con i loro programmi astratti e insostenibili e avulsi dalla realtà del mondo nuovo in cui siamo. Se valutiamo obiettivamente gli schieramenti, alla luce della fase storica che stiamo attraversando, è impossibile non vedere che il centrodestra è stato solo un cartello elettorale profondamente diviso sulle scelte che contano tra Salvini da un lato e Forza Italia dall’altro; che i 5 stelle hanno raccolto consensi tra i qualunquisti di sempre e i delusi e gli arrabbiati  della destra e della sinistra mantenendo una ambiguità di fondo sulle scelte fondamentali da compiere; che il centrosinistra si è diviso su temi e posizioni espressione delle vecchie categorie politiche del secolo scorso. La verità dunque è che l’opinione pubblica e la politica di questo Paese devono entrare ancora nel nuovo secolo. Quando la polvere di una campagna elettorale caratterizzata dalla demagogia e dai personalismi si sarà depositata saranno i fatti a richiamare tutti alla realtà intricata e pericolosa che abbiamo davanti.

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