la realtà che dovrà affrontare il nuovo governo (qualsiasi esso sarà)

Dopo una campagna elettorale caratterizzata da allettanti quanto insostenibili promesse, diventa sempre più chiaro il quadro entro cui il nuovo governo dovrà collocare il proprio programma di legislatura. Al momento la soluzione che prende corpo è quella di un governo di programma tra centrodestra a guida Salvini e i 5 stelle. Molti si stanno già esercitando su ipotesi di mediazioni possibili, tenuto conto degli impegni molto diversi e contraddittori che lega e forza italia da un lato e 5 stelle dall’altro hanno assunto con i propri elettori. Francamente lo trovo un esercizio inutile perché né flax tax, né eliminazione della Fornero, né reddito di cittadinanza delle dimensioni di quelle prospettate in campagna elettorale, potranno costituire la base di una vera trattativa per la costituzione del governo. Con il passare dei giorni la dura realtà dei fatti si sta incaricando di porre in evidenza i veri temi sui quali il nuovo governo sarà chiamato a decidere e ad agire e sono temi distanti anni luce da quelli agitati in campagna elettorale. A partire dal quadro internazionale in rapido mutamento. Stiamo entrando in una nuova fase della globalizzazione nella quale ciascuna delle grandi aree economiche del pianeta vuole riscrivere le regole a misura dei suoi interessi in campi come finanza, ambiente, dazi, immigrazione. Le tendenze in atto sono evidenti e dettano le vere priorità. In primo luogo la guerra dei dazi in atto getta ombre inquietanti sulla crescita globale che finalmente da qualche anno ha interessato l’Europa e ha giovato anche all’Italia. Non a caso le borse internazionali dopo un lungo periodo di rialzi degli indici hanno tirato il freno. Le ottimistiche stime dell’OCSE sulla crescita prevista per il 2018 e 2019 vanno ora valutate alla luce di questo rischio che vede l’Europa particolarmente vulnerabile. Infatti sia le decisioni già prese da Trump sui dazi relativi all’alluminio e all’acciaio, sia le sue minacce di possibili nuovi dazi anche su auto, lusso e agroalimentare interessano soprattutto Germania, Francia ed Italia. Con decine e decine di miliardi di export in ballo si rischia un brusco rallentamento di una crescita già non esaltante. C è poi la fine della fase di espansione illimitata della liquidità che durava dallo scoppio della crisi. La Fed ha portato ieri i tassi all’1.75% – e continuerà a spingerli su per tutto il 2018 e il 2019. La BCE metterà fine a settembre all’acquisto mensile di titoli di stato che ha prodotto in tutti questi anni la riduzione del peso degli interessi sul debito sia sui bilanci pubblici che su quelli privati. Inoltre la riforma fiscale varata negli USA, con forti tagli delle tasse sulle imprese, è destinata ad accrescere quella competizione fiscale al ribasso che già sottrae centinaia di miliardi di gettito alle casse pubbliche.Il “combinato disposto” di questi processi pone problemi enormi soprattutto ai paesi più indebitati a partire dall’Italia che vedranno una riduzione delle risorse da destinare alla spesa sociale. La prima decisione che il nuovo governo dovrà assumere riguarda perciò la strategia più idonea ad affrontare questa nuova fase. Ha davanti due strade. La prima è sostenere lo sforzo dell’asse franco tedesco di rilanciare il processo di integrazione attraverso una road map che sarà presentata a giugno e che riguarderà  questioni cruciali come il Ministro unico delle finanze, la tassazione unica delle imprese, la trasformazione del fondo di stabilità in fondo per lo sviluppo, le politiche della difesa ed estera uniche, il completamento dell’unione bancaria, l’eccessivo debito pubblico. È certo questa la strada maestra che però richiede idee chiare, coerenza di comportamenti e una presenza credibile dell’Italia nel dibattito in Europa. Una strada certo non breve. Si tratta infatti di provare seriamente a cambiare l’Europa da dentro, rinunciando nell’immediato a tutte le promesse fatte in campagna elettorale. L’altra è quella di unirsi alle spinte provenienti dai paesi dell Est per una minore integrazione e dunque per una prospettiva di meno Europa e maggiore spazio a politiche nazionali. Ma nella situazione che si sta determinando ciò renderebbe l’Europa più debole nello scontro che si è aperto tra i colossi continentali per riscrivere le regole del commercio internazionale. La conseguenza sarebbe una caduta degli investimenti esteri sui mercati europei e in particolare su quelli dei paesi più deboli come l’Italia che, privi di un forte ombrello comunitario, sarebbero visti come aree a forte rischio a causa del deficit di produttività e dell’alto debito pubblico. Un segnale in tal senso è venuto da Black Rock – il più grande grande fondo di investimento del mondo che muove attivi pari al doppio del debito pubblico italiano – che ha invitato i propri clienti a stare lontani da piazza affari e dai BTP. Cosa può accadere se si sceglie questa strada è facile immaginarlo ripensando al 2011 e a come reagì lo spread alla perdita di credibilità del governo Berlusconi. Ora il tempo della campagna elettorale è finito e dopo le elezioni dei presidenti di Camera e Senato arriverà l’ora della verità e della responsabilità a cui nessuno potrà sottrarsi. Che sia governo di centrodestra con i 5 stelle o governo di scopo con tutti dentro la fase delle chiacchiere a vanvera è destinata a finire presto per tutti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...