5 stelle e tre carte (del famoso gioco)

In questi giorni c’è un gran parlare sui mancati rimborsi al fondo per il micro credito alle imprese da parte di 15 parlamentari dei 5 stelle che hanno simulato i versamenti con falsi bonifici, mentre nella realtà si sono tenuti tutti interi i 5000 euro dell’indennità parlamentare. Molto meno si parla dei 9000 euro mensili di cui ciascun parlamentare dispone per far fronte alle spese per l’esercizio dell’attività di parlamentare. Ebbene, come riportato in questo articolo della giornalista parlamentare Claudia Fusari – pubblicato su notizie.tiscali, che vi invito a leggere http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/rimborsi-5-stelle/ – è dalla verifica dell’uso che i parlamentari 5 stelle fanno di questi fondi che viene fuori il gioco delle tre carte dei falsi campioni dell’onestà e della trasparenza. Come hanno tante volte sbandierato ai quattro venti questi signori si erano impegnati a trattenere, da questi 9 mila euro al mese del fondo spese, solo quelle effettivamente sostenute e giustificate da scontrini e ricevute. In realtà le “pezze d’appoggio” sono state presentate solo per i primi mesi, qualcuno lo ha fatto per qualche anno, poi, accortisi che il gioco non era agevole, dopo averne dette di cotte e di crude ai parlamentari di altri partiti che si limitavano ad attenersi ai generosi regolamenti parlamentari, si sono “omologati” a tutti gli altri, limitandosi a fornire indicazioni generiche per voce di spesa. La giornalista citata si è messa a spulciare in questi rendiconti generici e quello che ne viene fuori è davvero divertente. Immaginate un gioco delle tre carte, due con la r (restituzione e rimborsi) e una con la A (attività sul territorio). Togliendo qualcosa dalla prima carta (restituzione di 2000 euro al mese dalla indennità) e prendendo qualcosa dalle altre due (rimborsi ed attività su territorio) i 5 stelle danno 2 e prendono doppio, triplo o anche più. E così vien fuori che 130 parlamentari  dal 2013 al 2017 hanno speso 3 milioni e 460 mila euro  per pranzi e cene di lavoro (e pensare che il povero ex sindaco di Roma Marino è stato condannato per poche centinaia di euro di cene), 10 milioni e 300 mila euro per affitti e alberghi, oltre 3 milioni per consulenze. Ma su questo vi invito a cliccare sul link dell’articolo citato e riportato in premessa. A me preme invece fare poche valutazioni politiche e non sulla ipocrisia di questo movimento dalla doppia morale, su cui i fatti e la realtà sono evidenti per chiunque giudichi le cose con un minimo di obiettività. Quello che a me spaventa è che ormai i parlamentari non si giudicano per la qualità dell’attività legislativa, i ministri non per le capacità di governo e i partiti non per la credibilità dei loro progetti. No secondo i moralisti a senso unico (e sono tanti) conta quanto del loro stipendio o dei contributi elettorali percepiti sono pronti a restituire. Ma come si fa a dar credito a chi dice che un parlamentare può fare il suo lavoro a Roma e nel collegio elettorale con 3000 euro di indennità al mese? O che i partiti possono fare politica senza finanziamenti pubblici? Certo ci sono eccessi che vanno eliminati ma io credo che un parlamentare vada retribuito per il ruolo e le responsabilità che la costituzione gli assegna e che lo stato deve mettere a disposizione dei cittadini che voglio associarsi per fare politica i mezzi e gli strumenti necessari. Ora c’è invece chi addirittura propone il ritorno ai tempi dello stato liberale nel quale la funzione parlamentare si esercitava gratuitamente, dimenticando che a quel tempo in parlamento ci andavano solo i super ricchi e il suffragio non era universale ( e votare andavano solo i rappresentanti delle vere caste, quelle che si basano sui livelli dei patrimoni). La verità è che i ricchi sono diventati ancora più ricchi (parlo di quelli che hanno redditi milionari e patrimoni miliardari) e sono stati così bravi da sostituire alla lotta di classe la guerra tra poveri. Quando molti italiani finiranno di dar credito a questi demagoghi di quattro soldi e prenderanno atto che il vero conflitto che la politica deve regolare è quello tra capitale e lavoro forse diventeremo un paese normale e maturo.

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