diversamente uguali e inevitabilmente incapaci

Lo scandalo di rimborsopoli travolge il movimento 5 stelle perché svela l’inconsistenza di tutto l’impianto politico – culturale, se mi si lascia passare il termine, che ha caratterizzato la sua ascesa. Si sono presentati come il movimento capace di moralizzare l’Italia sulla base di una equazione che ha avuto fortuna perché rispondeva a quella naturale tendenza degli italiani a ricercare il capro espiatorio, che lava come d’incanto i peccati originari e cioè quei difetti, quei limiti, che affondano le radici nel processo storico del nostro Paese. L’equazione è questa. Il Paese è allo sfascio perché governato da una classe politica corrotta per cui basta sostituire questa classe dirigente con l’uomo della strada, che non ha mai fatto politica, per risalire la china. Ma la realtà è un po più complessa delle semplificazioni autoassolutorie e consolatorie. La politica non è un cancro, una cellula malata eccitata dallo stimolo del potere, e la corruzione non è la conseguenza di questa malattia. La corruzione è parte della natura umana ed è cresciuta con la diffusione della cultura indivualista che ha pervaso ogni settore della società in conseguenza della svolta neoliberista degli anni ’80. La politica è lo specchio della società e ne rappresenta, in modo più o meno proporzionale, le virtù e i difetti, soprattutto da quando la fine dei partiti collettivi ha lasciato spazio a quelli personali e la crisi della politica, sopraffatta dalla supremazia dei poteri forti globalizzati, l’ha resa schiava della ricerca permanente del consenso, facendole perdere quella funzione pedagogica che spetta a chi ha il compito di guidare una comunità e di far prevalere l’interesse generale. Il degrado culturale e l’abbassamento del livello morale della nostra classe dirigente è l’effetto non la causa di questi processi. La soluzione prospettata dai 5 stelle alla fine finisce per aggravare il problema ed oggi questa verità, che doveva esser chiara fin dall’inizio a chiunque ha un minimo di buon senso, è sotto gli occhi di tutti. Coloro che dovevano moralizzare la politica, perché diversi dai cosiddetti politici di professione (che il realtà non ci sono più da tempo), si stanno rivelando uguali a tutti gli altri con l’aggravante che sommano alla scarsa moralità la più totale incompetenza, che è la diretta conseguenza della scelta di selezionare una classe dirigente sulla base del principio che chi non ha mai fatto politica può governare il Paese, senza avere né esperienza né la competenza legate alla cultura politica e all’esperienza insieme, secondo il principio: prassi, teoria prassi. Lo si era già visto con le prime esperienze di governo nei governi locali a partire da Roma. Lo si era già capito quando alcuni dei loro parlamentari da un lato si tagliavano gli stipendi, dall’altro intascavano rimborsi spese stellari. Ora però il re è totalmente nudo perché non solo al fondo alimentato dai tagli alle loro indennità manca un milione ma chi non ha versato quanto di sua competenza lo ha fatto esibendo pubblicamente falsi bonifici di versamenti mai effettuati. Diversamente uguali e inevitabilmente incompetenti. Come possono coloro i quali non sanno controllare 100 parlamentari controllare e governare un Paese, si è chiesto il buon Pizzarotti che le contraddizioni e l’ipocrisie dei cinque stelle ben conosce. Ora davvero chi vota questi avventurieri è solo un avventuriero che non ha giustificazione alcuna.

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