La campagna elettorale, il buio e la luce

Il voto del 4 marzo è sempre più vicino ma più la campagna elettorale entra nel vivo e più diventa difficile trovare il bandolo della matassa.  Coalizioni politicamente fragilissime, dibattito politico al limite del demenziale, tutto incentrato su promesse mirabolanti, candidature paracadutate sul territorio che rispondono solo alla logica della fedeltà al piccolo leader di turno. Eppure in questo buio bisogna comunque cercare la luce perché non c’è altro modo per trovare una via. La luce possiamo ritrovarla guardando fuori, oltre il teatrino della politica nostrana. Negli ultimi giorni non mancano notizie che possono illuminarci, o almeno dirci cosa non fare. La prima viene d’oltremanica. Da tempo è sempre più chiaro che la Brexit, la via del nazionalismo e del populismo, si è rivelata un boomerang per la Gran Bretagna. Ora su questo punto dubbi non dovrebbero essercene più. La settimana scorsa, infatti BuzzFeed News, un importante sito web di informazione, gestito da una società statunitense, ha reso noto un documento del governo di Londra, che doveva rimanere riservato, nel quale si riconosce che anche un accordo di libero scambio sulla linea tracciata dalla May farebbe segnare al PIL britannico nei prossimi 15 anni un  meno 5% rispetto alle previsioni attuali. Secondo questo documento nelle mani di tutti i ministri inglesi la caduta potrebbe arrivare ad un meno 8% in caso di un mancato accordo che costringesse la GB a sottostare alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Insomma  uno scenario peggiore della grande recessione del 2008. Se gli stessi fautori della Brexit riconoscono che è disastrosa per il loro Paese e non sanno più che pesci prendere allora un fascio di luce che squarcia il nostro buio c’è e ci indica cosa non fare: evitare di dare forza ai populisti e ai nazionalisti di casa nostra che ben conosciamo. Un altra notizia illuminante è di ieri. L’accordo tra la Merkel e la SPD c’è e vede molti ministeri chiave, a partire da Finanze ed Esteri, nelle mani dei socialdemocratici.  Questo accordo ha un forte taglio europeista che cambia l’atteggiamento della Germania rispetto al processo di integrazione europea. A questo punto l’asse franco tedesco si giocherà fino in fondo la carta europea nella consapevolezza che questa è ormai la partita cruciale su cui si decide il destino delle classi dirigenti (certamente di Macron e degli ultimi due partiti della tradizione politica europea che, seppur indeboliti, sono riusciti a resistere all’onda populista) e il futuro del continente che solo unito può svolgere un ruolo nel delicato passaggio d’epoca che vive il pianeta. Il quadro ormai è chiaro. A 10 anni dalla crisi le banche centrali hanno evitato il crollo  e garantito una ripresa certo modesta ma che ora si è consolidata in tutte le principali aree economiche del mondo. Ora la palla passa alle politiche fiscali e ciascuno dei grandi attori globali sta scegliendo la propria strada. Gli USA puntano tutto su un misto di protezionismo e di tagli alle tasse per le imprese, imponendo a tutti gli altri una competizione fiscale al ribasso. La Cina al contrario si apre e rilancia la “via della seta”. L’Europa non può stare a guardare e deve rispondere con una unica strategia. Il 4 marzo è in gioco tutto questo. Lo è in Germania, dove si svolgerà il referendum tra gli iscritti alla SPD sull’accordo della Grande Coalizione. Lo è in Italia, dove è fondamentale evitare che si formi un governo egemonizzato da nazionalisti e populisti. Certo l’ideale sarebbe poter  dare forza ad una coalizione coesa su un progetto europeista. Purtroppo non c’è. Il centrosinistra avrebbe dovuto giocarsi questa carta sulla base di una autocritica seria  e di un progetto capace di tutelare gli interessi del Paese. Invece si è diviso facendo prevalere logiche interne di rese dei conti tra gruppi dirigenti. Tuttavia è questo il campo da cui si dovrà ripartire dopo il voto, rinnovandolo radicalmente, per seguire l’unico cammino di progresso che l’Italia ha davanti a se.

2 commenti

  1. D’accordo sulla analisi eppure il voto dovremo esprimerlo perché il non voto rafforzerebbe i predicatori del nazionalismo. Le costrizioni imposte dalla pessima e folle legge elettorale e le divisioni create nel campo in cui ci riconosciamo ci buttano nello sconforto; dobbiamo parlarci continuamente ed in modo positivo per aiutarci reciprocamente a fare la migliore scelta possibile, anche in considerazione delle personalità che ci sono state proposte come candidati.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...