non voto o voto utile?

Man mano che si entra nel vivo della campagna elettorale l’unica cosa che cresce è la voglia di disertare le urne. Gli schieramenti in campo non hanno un minimo di credibilità. A destra c’è un cartello elettorale che tiene insieme europeisti ed antieuropeisti uniti solo dalla voglia di vincere le elezioni. Il movimento 5 stelle non ha alcun programma se non quello di strizzare l’occhio a destra e a manca per raccogliere tutto il malcontento possibile e poco importa se il risultato espone il Paese al peggio, come l’esperienza romana dimostra. La sinistra è divisa. Una parte largamente maggioritaria continua a pensare che serve governare comunque, anche se per vincere bisogna continuare a guardare al centro invece che innovare l’offerta politica, nonostante negli ultimi decenni questa linea non è riuscita ad evitare una crescita impressionante delle diseguaglianze sociali, snaturando il ruolo che spetta a chi vuole rappresentare gli ultimi e lasciando campo libero al populismo più becero. Una minoranza contesta questa prospettiva, a cui in passato non è stata estranea, senza però preoccuparsi minimamente del rischio di consegnare il paese a populisti e nazionalisti. Tuttavia non offre un progetto culturale adeguato ai tempi, anzi antepone alla costruzione di un nuovo credibile orizzonte un’ammucchiata eterogenea unita solo dall’interesse a prendere quanti più seggi è possibile, anche se dopo le elezioni ognuno tornerà a rinchiudersi nel proprio orticello. Un film già visto nelle scorse elezioni europee con la lista Tsipras. La campagna elettorale, in assenza di progetti credibili, si caratterizza per una rincorsa a promesse mirabolanti quanto insostenibili. In questo Berlusconi batte tutti arrivando a promettere contemporaneamente la riduzione delle tasse, le pensioni al minimo a mille euro e la drastica riduzione del debito pubblico. Con questa offerta politica c’è poco da meravigliarsi se i sondaggi segnalano un livello di astensionismo che non ha precedenti nella storia dell’Italia repubblicana. Quando si conosceranno liste e candidati il livello di sfiducia e di disincanto non potrà che aggravarsi, a giudicare dalle indiscrezioni che filtrano dalle segreterie dei partiti. Se le candidature non si selezionano per dare credibilità ad un progetto, ma solo sulla base del grado di fedeltà al leader di turno, quale entusiasmo o interesse potranno mai suscitare sul territorio? In questo quadro bisogna chiedersi se -nonostante l’impossibilità di dare al Paese un governo stabile, anche per i limiti del sistema elettorale – si può ancora individuare un voto utile ad arginare gli effetti negativi della crisi politica sulla prospettiva del Paese. La mia opinione è che l’unico elemento che ha senso monitorare è il grado di europeismo dei partiti e dei candidati . Il nostro futuro è infatti legato a quello dell’Europa, che in questo 2018 si gioca l’estremo tentativo di salvarsi dall’ondata populista, xenofoba e massimalista che attraversa il continente. Con l’esito dell’odierno congresso della SPD, che ha visto prevalere di stretta misura il si alla costituzione di un governo di coalizione in Germania, si apre una fase decisiva in tal senso. Non a caso Schulz ha presentato il pre-accordo con la Merkel come “il manifesto per una Germania europea”. Anche i colloqui dei giorni scorsi tra Macron e Merkel hanno cominciato a delineare le questioni su cui l’Europa deve necessariamente segnare passi in avanti nei prossimi mesi: dall’unione bancaria, alle nuove regole del fondo salva stati, all’armonizzazione fiscale, che rimane la madre di tutte le riforme che possono restituire alla politica il controllo dell’economia e della finanza. È auspicabile che in questa partita l’Italia faccia la sua parte e sappia tutelare i suoi interessi. Se al momento è difficile scorgere la possibilità di dare al Paese un governo in grado di garantire ciò, bisogna provare almeno ad evitare che se ne formi uno che sia di ostacolo alla prospettiva dell’integrazione europea. Insomma l’unico voto utile che si può ancora provare ad esprimere è quello che riesce ad individuare e premiare le forze e i candidati più coerenti e credibili sul piano dell’europeismo.

28 commenti

  1. …Vuoto inutile

    Non userei la parola DISERTARE bensi scriverei DESERTARE. Le due parole in realta’ avrebbero la stessa origine e significato ma la prima, disertare, nell’immaginario collettivo si associa ad un comportamento illegitimo, per esempio: lasciare il reparto di appartenenza senza permesso. Desertare, sempre nell’immaginario collettivo, si associa al desertificare, rendere deserto, arido, vuoto. Ed e’ di questo che voglio parlare approfittando del suo articolo: immaginario collettivo, scelte e vuotezza.
    Nell’immaginario collettivo, non e’ di sola destra “la voglia solo di vincere le elezioni”. Relegare solo alla destra la voglia di vincere come fine a se stesso e’ davvero come nascondersi dietro un dito, un ipocrisia davvero insopportabile. Ma capisco l’origine della “scusa” che non e’ per niente originale. Un po’ come per dire: “noi siamo diversi, noi gareggiamo per perdere”. Di questa fattezza e’ dimostrata la sinistra. Incapace di condurre, di governare, se non per brevi sprazzi temporali. Mentre e’ molto brava ad opporsi. Quando la sinistra era corpo unico (?), per decenni si e’ opposta a tutto e tutti. Ma ha contribuito alla formazione di un paese che tutto sommato non e’ ancora da buttare. Poi, col tempo, quando s’e’ trovata a governare, a furia di opporsi s’e’ opposta anche a se stessa. Insomma, o governi o ti opponi, non puoi fare entrambe le cose ed allo stesso tempo. Non puoi opporti ad una decisione che hai preso proprio tu. Invece si, ed ecco quindi le frammentazioni e le tante sinistre odierne che non smettono di aumentare. Ma chi fa questo? Chi si oppone a se stesso? Gli incompetenti! Insomma, chi altri?

    Dall’altra parte (una qualunque) risorgono fantasie autoritarie che molti preferivano essere sparite o forse talmente anacronistiche da non trovare posto in tempi post-moderni. A me pare indubbio invece che noi siamo ancora un po’ fascisti anzi, parecchio. Ancora guardiamo I balconi sperando che lui appaia per fare arrivare I treni puntuali. Che sia un prefetto, un giudice, un ministro e perche’ no, un papa. Superfluo dire che la destra non ha mai tradito questi pseudo-ideali rimanendo primitiva nel suo intimo mentre parcheggia le sue ruspe nell’aia spaventando solo chi ci razzola. Ma come un appuntamento a cui non si puo’ tardare, qualche rubicondo omuncolo della provvidenza si propone, offrendo “serenita’” a noi ed ai suoi, mentre si sporge dalle ringhiere con il suo maglio di ferro. Ma chi fa questo? Chi non impara dai propri errori? Gli incompetenti! Insomma chi altri? Infatti il papa tiene le finestre chiuse ed e’ da dentro che fa tremare le stanze, senza ruspe, senza magli, senza ferro.

    E non e’ accettabile neppure far intendere che questo “populismo becero” non sia frutto anche di questa macedonia di sinistre. Il populismo gia’ c’era e menomale… Populismo nel senso pieno del termine, quel movimento culturale che usava gli intellettuali per promuovere una azione rivoluzionaria tesa al miglioramento delle condizioni dei piu’ diseredati. I populisti hanno tolto di mezzo lo zar Alessandro II… Insomma, era il populismo del “loro” Che Guevara e “nostro” Berlinguer. Quei populisti affiancavano gli intellettuali al popolo (erano essi stessi intellettuali ed erano essi stessi il popolo). Oggi I ministri di sinistra deridono gli intellettuali mentre governano I vari istituti come ristoranti a gestione familiare tra I vari Renzi padre e figlio, Boschi padre e figlio ecc… Questa e’ l’origine del termine “becero” ed e’ tutta di sinistra. Ma chi fa questo? Chi distrugge I propri simboli? Gli incompetenti! Insomma, chi altri?
    Nell’immaginario collettivo, tutta questa vuotezza e’ reale. L’immaginario collettivo e’ pragmatico, consapevole della sua capacita’ di autogestione. Nell’immaginario collettivo non esiste il voto utile bensi esiste il “vuoto inutile”. Ed e’ per questa vuotezza che non si puo’ andare a votare. Perche’ se si va a votare si diventa irrimediabilmente complici di tale mediocrita’, parte, artefice e vittime di questo becero populismo. Il popolo non abdica. L’immaginario collettivo sa bene che se si votano questi individui e’ perche’ o sei come lui o ci vuoi diventare. Dunque, da una parte la mediocrita’ delle destre, da un’altra parte la mediocrita’ della sinistre… poi ci sono I 20 punti di programma del M5S. Quelli che lei non ha letto ancora… Ma io, che sono di sinistra e NON sono grillino, so aspettare.

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    • Non ho scritto che solo la destra vuole vincere ma che a destra pur di vincere si mettono insieme europeisti e antieuropeisti. Non ho risparmiato critiche alla sinistra. Sui 5 stelle ho scritto più volte qual è il mio pensiero è i 5 punti del non programma non lo cambiano. Avremo comunque modo di commentarli in modo dettagliato.

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    • Una cosa però la contesto con fermezza. Non paragoni Berlinguer e i movimenti di emancipazione o di liberazione con i populisti. Il populismo di cui parliamo è solo strumentale demagogia e nulla di più

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      • La sopravvenuta consapevolezza dell’arrivismo della destra non nobilita la sinistra. Se la destra mette insieme il diavolo con l’aqua santa, la sinistra che fa? Sarebbe logico che la sinistra assegnasse a delle persone competenti (ed insisto su questo punto della competenza) il ruolo di europeisti anzi, pro-europeisti. Ma il semplice fatto e’ che non se lo puo’ permettere. Non ci sono e se ci sono dormono. Almeno la destra si sta creando un alibi per la serie ” io ci ho provato”. Se l’europa cambiera’ sara’ merito degli europeisti di destra, se non cambiera’ sara’ a favore degli starnazamenti degli antieuropeisti, sempre di destra.
        Per quanto riguarda la sua affermazione sul populismo, NON siamo in disaccordo ed e’ quello che ho ribadito. Questo di oggi non e’ populismo (nel senso puro) ma, come lei lo definisce, “populismo becero”. Aggiungo, che la sinistra ne e’ piena parte in causa, artifice e speculatore. Nei fatti, sarebbe meno populismo becero se la sinistra volesse liberarsi di Renzi. Quest’uomo e’ un ostaclo a tutto cio’ che la sinistra dovrebbe rappresentare. Invece… rieccolo lui e rieccoli tutti gli altri che di tutto parlottano ma non di rimuovere Renzi. O no?

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      • Su Renzi il mio giudizio è negativo da sempre. Tuttavia cambia il leader non basta. Manca un progetto adeguato ai tempi. Il problema fondamentale è culturale. Il resto è una conseguenza

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      • E quindi, ci arriviamo insieme a dire che la sinistra dovrebbe fare un passo indietro? Insomma, non ci sono leaders, non c’e’ programma e non ci sono gli elettori. Che manca per poter dire che la sinistra deve decidersi a fare un passo indietro? Questa e’ l’occasione giusta. Da queste elezioni non ci sara’ governo del singolo partito o movimento (perche’ la sinistra ha organizzato questo scempio di legge lettorale). Quindi resteranno le alleanze. La sinistra non ha altre possibilita’ che adeguarsi alla supremazia elettorale del M5S. Questo e’ un punto importante. Tutti I partiti sono nati come movimenti e tutti I movimenti, incluso I 5S diventano partiti a seguito di alleanze. Non dimentichi che molti voti ai 5S vengono da sinistra. Quindi, una certa umilta’ da parte della sinistra servirebbe ad allearsi con il M5S, far maturare questo movimento in un partito con lo sguardo a sinistra e quindi ricomporsi attraverso una eliminazione delle lobbies Renziane e l’assorbimento della parte di sinistra del M5S. IL M5S e’ destinato a scomparire, e’ ovvio ed Io non ci credo che sono spariti gli ideali mentre credo che siano spariti chi gli ideali li conosce. Un atto di umilta’ da parte della sinistra, una svestizione della propria arroganza oramai davvero insopportabile ed una riorganizzazione del partito sulla base dei principi di Berlinguer (che tutto sommato non sono diversi da quell che il M5S cerca di applicare). Perche no?

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  2. Signor Villani, questa e’ un ingenuita’ che non mi aspetterei da un uomo che ha navigato la politica come lei. Siamo pragmatici. Io ho 45 anni, e sono 30 anni che mi si prospetta questo baratro, sempre imminente, sempre ad un passo. Nell’insieme delle parti di una economia di nazione, l’Italia e’ uno dei paesi piu’ ricchi del mondo… Se ci vendiamo il colosseo ripariamo a tutto il debito. Certo non succedera’ ma e’ per rendere l’idea che nel baratro non ci finiremo. E’ bastato un solo anno di governo Monti per NON finire come la Grecia anche se sapevamo benissimo che non siamo la Grecia. In questo momento il passo avanti non si puo’ fare perche’ non c’e’ chi lo fa e perche’ nessuno sa dov’e’ l’avanti. Ora e’ il momento di lasciar fare. Ma mi intenda, non in maniera passive anzi. Molto piu’ attiva di prima, intelligente, insomma da veri politici. Togliamoci dalla testa che possiamo essere leaders. Abbiamo compromesso troppo la sinistra con scelte mediocri. Il Baratro si presenterebbe proprio se un omuncolo come Renzi tornerebbe a dirigere questo funerale. Secondo lei, che voce in capitol avrebbe una sinistra cosi’ conciata in un Europa cosi’ conciata? La Germania torna ad organizzarsi, la Francia dice la sua, gli altri staterelli hanno alzato la testa ma l’Italia di questa sinistra? Oppure peggio, l’Italia di questa destra ? Dobbiamo fare un passo indietro ora e guidare dalle retrovie per non farne due dopo e diventare ruota di scorta. Insomma, come si faceva ai tempi del PSI e la DC… Quelli si che erano tempi e lei dovrebbe ricordarseli bene…

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    • Infatti io penso che la di Nistri non è all altezza. È in ritardo. Ma non vedo forze nuove capaci di dare risposte. Quando penso al baratro non mi riferisco solo all Italia. Il mondo vive una crisi sistemica che non è solo economica e ancora non intravedono né un nuovo pensiero né una nuova forza capace di tirarci fuori.

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  3. Dipende da cosa si guarda e cosa si misura. Non e’ tutto il mondo che vive la crisi sistemica ma solo quello che conosciamo noi. La Cina e l’India (che fanno la meta’ della popolazione mondiale) stanno vivendo un momento di evoluzione che potremmo definire persino come “splendore”. Noi occidentali subiamo questo perche’ storicamente siamo stati quelli che hanno dettato le condizioni di sviluppo oltre che la direzione, ora siamo in stallo. Il progetto Europa serviva anche a questo, a creare un’alternativa ai nuovi sviluppi (non modelli) economici mondiali. Ma abbiamo fallito perche’ invece di esaltare il valore delle differenze tra gli Stati Europei ne siamo diventati, ancora una volta, vittime. Non tutto il mondo e’ paese e non e’ tutto il mondo vive la crisi ma solo alcune parti. In piu’, ognuna di queste parti vive delle peculiari situazioni. Per esempio, nonostante l’avanzamento economico, la Cina e L’India sono primitive nell’attuazione dei diritti. Insomma, somigliano a quello che era l’Europa di qualche centinaio di anni fa. Invece, cio’ che spaventa e’ il possibile verificarsi di scenari che gia’ conosciamo. Insomma, la Russia che fa il gradasso e ci spaventa, ma non e’ certo questa una novita’. Le emigrazioni di massa ci spaventano ma sono esistite da sempre. Le crisi economiche ci spevantano ma sono periodiche, cicliche, ed il fatto che determinano le scomparse e ricomparsa delle classi sociali e’ persino scontato. Il mondo occidentale sta andando incontro al solito giro di ruota. La nostra paura e’ che girando girando ci ritroviamo a sparare. La guerra ci spaventa. Ma ci pensi un attimo, se questa e’ la paura, ma quale sarebbe il nemico a cui sparare? Lei se la vede la Cina che fa la Guerra all’Europa? O all’America? O la Russia che invade l’Europa… Io proprio no, neppure nelle fantasie dei registi che invece ancora girano films di denuncia della WWII. Ma il catastrofismo serve proprio a distrarre dagli altri problem e cioe’, capire cosa si puo’ fare per arginare il peggioramento della qualita’ della vita in Europa e soprattutto chi puo’ farlo. Ecco, in tutto questo, una cosa a me chiarissima, e’ che la questa sinistra italiana non e’ capace di partecipare, non ne ha le qualita’ da leader. Badi bene, non ho detto l’Italia, c’e’ sempre Draghi, Monti e compagnia. La sinistra Italiana puo’ certamente contribuire ma non da leader come piu’ volte c’e’ stato fatto credere da questi cialtroni politici. Puo’ restare nelle retrovie, con modestia intelligente. La pura di tutti e’ che sara’ il M5S a prendere il ruolo… Non dico che e’ giusto o sbagliato, ma vorrei sapere perche’ no…?

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    • No perché è un movimento antieuropeo, senza progetto, senza competenze. Basta guardare quel che è accaduto a Roma. Bisogna creare una alternativa vera, cambiare in meglio non scegliere l avventura. Quello che dice su Cina ed India è vero solo in parte è non solo perché entrambi i paesi hanno contraddizioni interne che possono esplodere in qualsiasi momento. La crisi è globale perché non è solo economica. La crisi più grave è quella ambientale. E poi c è quell della governance. L economia è interdipendente e i cambiamenti climatici non conoscono frontiere. Il villaggio è globale ma non c è un nuovo ordine in grado di garantirne il governo. Se non è crisi questa di grazia la crisi cos è? Le crisi cicliche sono un elemento strutturale del capitalismo. Ma quesra non è una crisi ciclica. È una crisi strutturale perché investe la finanza, l economia, l’ecologia re la statualita.

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      • IL M5S ha appena promulgato il programma in 20punti che delinea il progetto. Non si dichiara antieurpeo. Roma e’ ancora in fase di prova. Non mi verra’ a dire che in questi due anni dovevano aggiustare tutto, soprattutto quando tutto e’ in mano alla mafia. E” un terreno pericoloso questo perche’ quelli dei M5S riescono almeno sempre a dire che il gradi di corruzione nel loro movimento non e’ paragonabile a quello degli altri partiti. Difficile dargli torto perche’ sappiamo benissimo che e’ questo il vero problema in Italia, la corruzione. Ma, credo che invece di sparare a zero, dobbiamo prendere questo programma (ormai ufficiale), studiarcelo e cercare di comprenderlo. Non possiamo fare come fanno tutti gli altri. Poi magari se sara’ ,mai possibile confrontarlo ad altri programmi. Le competenze non si possono stabilire se non sappiamo chi candidano. Mentre le INcompetenze della sinistra sono gia’ ovvie a tutti. La destra non la nomino proprio per ovvie ragioni.

        Per quanto riguarda la “crisi”, io continuo a non vederla globale. Insomma, non mi ha spiegato come le contraddizioni interne della Cina che trovano origine qualche millennio di anni fa, imrpovvisamente dovrebbero avere un impatto nei mercati moderni. Questi popoli stanno sempre meglio. Anche perche’ si accontantano di poco, per ora. Ma ce ne vorranno di anni prima che i cinesi capiranno quello che alla mia generazione e’ stato regalato. Resta il fatto che la Cina e L’India sono le economie che crescono piu’ rapidamente quindi, la meta’ degli abitanti del mondo NON e’ in crisi.

        La crisi ambientale. Certo, la situazione e’ grave ma chi sta facendo cosa? Torniamo alla Cina, e’ diventata la maggior produttrice di prodotti per l’energia alternativa. Quanto ci mettera’ la Cina a ripulirsi? L’India? E’ la maggior fornitrice di capacita’ elettroniche, parlo di ingegneri e sviluppatori di software. L’Italia? L’Europa? Abbiamo una dipendenza di energia dalla Russia (l’80% del gas), non abbiamo un programma per le energie alternative o per l’ambiente che sia uniforme (quello che c’e’ e’ per limitare “l’inquinamento” prodotto dalla Cina appunto), abbiamo programmi dell’energia atomica antiquati (tranne la Francia). In crisi ambientale ci siamo noi, non l’altra parte del mondo.

        I cambiamenti climatici. Un po’ tardi. Sono gia’ irreversibili. L’avevamo e l’avevano detto proprio quei professoroni tanto derisi dalla sinistra italiana. Ne’ io ne’ lei ne’ I figli dei nostri figli vedranno miglioramenti sostanziali. (Per iniziare a chiudersi, “il buco dell’ozono” ha impegato 30 anni, forse altri 30 per ristabilire la normalita’ e poi forse altri 30 per ristabilire le consegueze, se nient’altro non combia). Ma non mi riferisco alle piogge invernali bensi’ ai grandi spazi di desertificazione, alla mancanza di acqua, allo spreco alimentare, alla cementificazione. Dove avviene tutto questo? Nei paesi economicamente piu’ ricchi cioe’ in quelli occidentali anzi in Europa. Siamo noi in crisi, non gli altri.

        Ma sono daccordo con lei per quanto riguarda il nuovo ordine di garantire il governo ma aggiungo che si tratta solo del nostro governo occidentale, e’ solo il nostro stile di vita ad essere compromesso. Infatti, per esempio l’Italia, ha uno dei mercati di prodotti di esportazione piu’ florido al mondo. La crisi consiste nel fatto che sono gli stessi italiani che non possono permettersi di acquistare I prodotti italiani. Li vendiamo agli altri ma non li acquistiamo noi. E’ quindi una nostra incapacita’ non un loro sfruttamento. La crisi e; nostra, tutta nostra e solo nostra.

        Soluzione: toglierci dalla testa che siamo poveri. Non lo siamo, anzi. Ma ci sentiamo poveri che e’ peggio dell’esserlo. Ci sentiamo poveri perche’ non possiamo acquistare tre auto. Non servono se abbiamo I trasporti pubblici. Le vacanze, non servono se valorizziamo I territori locali. L’energia, non serve acqiostarla se possiamo non sprecarla e produrla con risorse alternative (infinite). Potrei continuare all’infinito ma per fare tutto questo, serve l’educazione. E’ semplice ma faticoso. Abbhiamo gia’ una educazione impoartita da chi c’era prima di noi. Educazione al rispetto delle cose e persone, ai diritti umani, alla convivenza con persone, animali ed ambiente, alla tolleranza. Educazione alla diversita’ come ricchezza. Ma perche’, se abbiamo gia’ tutto questo, stiamo cosi; inguaiati? Perche’ siamo una banda di corrotti, anche io e lei. Tutti. Perche’ questi discorsi vanno bene se sono gli altri a faticare per noi. Siamo tutti sotto ricatto da questa politica dello scaricabarili in cui “chi chiagne, fotte a chi ride”. Se non ammettiamo questo, niente cambiera’ e la crisi che lei continua a chiamare globale ci inglobera’ del tutto e diventeremo tutti produttori di cineserie… quando ci saremo venduti anche l’ultimo diritto, pur di mangiare oggi.

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      • Fidel e Che quando presero il potere a cuba non avevano esperienza, un certo Lenin non brillava in esperienza, mettici tutti quelli che vuoi, tutti erano senza esperienza.
        Ho letto il programma dei 5stelle, non ho trovato punti in cui sia in disaccordo, concordo che non hanno esperienza, ma chi nasce imparato?, il PD non vincerà, quindi meglio uno senza patente di un patentato delinquente.

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      • Un momento… Io spero sinceramente che mai si arrivera’ alla situazione socio-economica-politica che ha spinto Fidel-Che o Lenin a fare quello che hanno fatto. Nel contesto storico moderno, insomma oggi, questi personaggi sarebbero dei terroristi.
        Io propongo si analizzare il programma dei 5S e cercare possibili agganci con I valori della sinistra. Chiaramente dobbiamo anche annotare cio’ che NON e’ stato elencato o sviluppato in quei punti. Per esempio, siccome son un accademico, non mi sembra fino ad ora di aver visto niente di concreto per quanto riguarda l’Universita’. L’istruzionein genere e’ un settore importantissimo che assoliutamente NON puo’ rimanere nelle mani di un incompetente come la Fedeli!

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      • Parliamo di periodi e situazioni diverse ma nono ha alcun senso paragonare politici e intellettuali di quel livello con gli sprovveduti dilettanti dei 5 stelle. A quel movimento io non attribuiscono nessun valore che possa richiamare quelli della sinistra. Quel movimento è la negazione dell politica. Una cosa è comprendere la rabbia e le ragioni di chi li segue perché deluso anche dall politica dell sinistra altra è chiudere gli occhi di fronte ad una verità palmare. Qualunquismo, moralismo a senso unico, improvvisazione, incapacità di comprendere i termini reali del conflitto tra capitale e lavoro nel mondo di oggi non possono trovare alcun punto di contatto con chi viene dalla tradizione della sinistra. Anche io voglio ministri più competenti e capaci. Ma so di non poterli trovare tra populisti e nazionalisti che potrebbero solo fare più danni.

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      • Signor Villani, vorrei arrivare ad un punto con lei. Si rende conto che la sua frase: “Qualunquismo, moralismo… ecc…” e’ la descrizione esatta della politica e dei politici della sinistra italiana odierna?
        Se e’ daccordo come me su questo punto, credo che converra’ anche sul fatto che I leaders del prossimo futuro NON possono essere crecati in quella che si autodefinisce sinistra italiana.
        Da cio’, per amore della logica, questi leaders devono essere cercati altrove. E dov’e’ piu’ conveniente cercarli se non in un movimento che non e’ altro che una deriva anche di sinistra?
        Io credo che sia io, sia lei sappiamo bene che per avere cio’ che cerchiamo, la competenza specifica, in Italia occorre un altro governo di tecnici. Ma con questo presidente, non vedo proprio la possibilita’. Il M5S e’ immaturo e amatoriale, ma e’ proprio per questo che lo si puo’ aiutare a crescere. Crescere a sinistra. Io davvero non vedo alternative ma mi aspetto che le possa proporre lei. Della sinistra attuale, chi ci mandiamo a governare? Napolitano? Fino ad ora, mi permetta, l’ho sentita solo denigrare il M5S. Resta il fatto che gli italiani li vogliono e li eleggeranno come li hanno gia’ eletti dimostrando non solo che le buche di Roma contano poco ma soprattutto che non hanno ancora alternativa. Io non sono un grillino ma per motivi ben diversi dai suoi. Qui’ si tratta di trovare chi altri proporre, ci saranno I leaders non di domani ma di dopodomani. La sinistra di oggi ha gia’ fallito grandemente ed ha ipotecato il suo domain. Cerchiamo di non farla fallire anche dopodomani.

        Sono daccordo che accostare i personaggi dei diversi periodi storici non e’ un esercizio interessante. Ma starei attento a snobbarli del tutto (come ha fatto la sinistra). Mi interesserei ai motivi per cui hanno agito e gli ideali che hanno sposato, queti la sinistra NON puo’ rottamarli.

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      • Il mio giudizio sui partiti che su richiamano alla tradizione della sinistra le è noto perché segue da tempo il mio Blog. Li ritengo inadeguati perché privi di uba base culturale all altezza dei tempi. Ma non li ritengo minimamente paragonabili a movimenti populisti e nazionalisti. Sui 5 stelle abbuamo da tempo un giudizio diverso e non pretendo di convincerla. Tuttavia il consenso del quale sono accreditati non è un metro di misura della loro affidabilità. Piuttosto è un segno dei tempi. Lei conosce certamente meglio di me la realtà degli Stato Uniti. A Tramp non è mancato e di certo non gli manca ancora il consenso, anche in strati della società che in passato sono stati vicini alla sinistra americana. Ma non per questo lo giudichiamo di sinistra o ne nascondiamo la natura populista e demagogica.

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      • In realta’, io sono qui’ proprio per essere convinto da lei e non ho paura di cambiare idea. Sui membri, possibili candidati dei 5S, non credo che lei conosca il mio giudizio. il motivo e’ semplice, non abbiamo elementi per giudicarli. Mentre purtroppo abbiamo fin troppi elementi per giudicare gli attuali rappresentanti di questo governo e della destra. Confermo la mia convinzione contraria alla sua. I sinistroidi attuali sono demagoghi (a me piace il populismo e non lo confonderei con la demagogia). Grasso ne e’ un esempio di cronaca. Abolire le tasse universitarie e’ demagogia allo stato puro. E’ una tassa e come tutte le altre e’ odiata. Ma rimuoverla e’ inutile, banale e dimostra la profonda ignoranza di Grasso del problema reale che NON e’ l’impossibilita’ di accedere all’istruzione ma di trovare il lavoro per cui ci si e’ preparati.
        Il consenso per I 5S non definisce le loro competenze (daccordo) ma stabilisce l’esigenza del popolo (daccordo?). Un esigenza che gli altri partiti non sanno e non possono soddisfare. Le competenze dei 5S devono essere stabilite sul campo, cosi’ com’e’ stato fatto per tutti gli altri politici, compreso Renzi che e’ ancora, nonostante l’enormita’ della sua incompetenza, figura fondamentale al maggior partito di cosiddetta sinistra.
        Trump non e’ ne’ di destra ne’ di sinistra. Lo sa lui e lo sanno sia i democratici sia i repubblicani. Trump e’ un banale demagogo tra gente che ha accettato la demagogia come forma di protesta. Trump ha sfruttato l’inconsistenza di meccanismi politici, l’insoddisfazione e l’intima natura del popolo americano (io mi sento italiano quanto americano ma non mi faccia parlare di “quegli” americani, facciamolo seduti ad un tavolo con pane, formaggio e vino rosso). Ma il fenomeno non e’ minimamente paragonabile ai 5S. I due popoli sono molto diversi ed anche se sono entrambi arrabbiati, la ragioni sono diverse.
        Dal mio punto di vista, non e’ stato il mercato a togliere potere alla politica ma sono stati I politici a vendersi il potere. Torna la corruzione. Insoma, I limiti al mercato sono stati sempre dettati dalla politica. Ora pero’ I politici hanno ceduto, abdicato, lasciando fare al mercato il loro lavoro. Ma questo e’ successo DOPO la crisi di mercato. Prima il mercato e’ entrato in crisi (per ragioni legate solo al mercato) e poi I politici hanno abdicato. Secondo me, con il senno del poi, questo delinea la loro incompetenza. Alcuni l’hanno capito, si impara dagli errori, vedi Obama. Altri, vedi Renzi (come emblema della sinistra italiana) hanno continuato ad affidarsi alle banche ed alle a manovre finanziarie. Il mercato non crea piu’ ricchezza, intesa come distribuzione di valori. Bensi, il mercato lasciato a se crea accumulo (il famoso 1%). I politici italiani hanno voluto far parte di quell’1%, credendo che una volta che la classe dirigente avesse raggiunto il potere totale fosse capace anche di distribuire I benefit. Ma con un paese corrotto come il nostro, sono solo cresciuti I privilegi. Noi ci sentiamo poveri non perche; non abbiamo diritti o valori commerciali ma perche’ non abbiamo accesso ai privilegi.

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      • Il carattere populista del movimento 5 stelle è inequivocabile. Una variante del populismo diversa da quella di Trump ma la matrice è la stessa. È la globalizzazione sregolata che ha tolto potere alla politica e la sinistra non ha avuto la capacità di capire quel che stava accadendo e di darsi strumenti e idee nuove. La sia attuale irrilevanza ha questa spiegazione. Una politica ridotta ad ammirare i strategia

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      • Il sistema di scrittura ha distorto quel che scrivevo e cioè che una politica pian piano ridotta al ruolo di amministrazione più che di governo ha perso la capacità di incidere sui grandi processi e di conseguenza ha visto decadere progressivamente la qualità delle sue classi dirigenti. Difficile discutere in questa sede in modo approfondito. Cerchiamo però di non confondere le cause con gli effetti

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      • Su molte cose concordo. Ma c è un punto fondamentale che ci divide e riguarda il giudizio sulla fase. Io sono convinto che la crisi sistemica del neoliberismo che ha dominato nell ultimo trentennio ha messo in moto sul piano sociale le stesse tendenze degli anni trenta del secolo scorso, anche se in un contesto profondamente diverso. In gioco oggi come allora è la democrazia già svuotata dalla crisi dei vecchi stati nazionali e dell ordine internazionale deciso nel 1944 a a Bretton Woods. E lo scontro tra democrazia e

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      • OK. Ma ho bisogno di un po’ di tempo… Vediamo se nello “… scontro tra democratizzazione della globalizzazione e il nazionalismo che si sposa sempre con il populismo” riesco ad inserire un elemento forse nuovo, il contributo scientifico. Credo infatti, che uno dei parametri fondamentali che ben separa la condizioni socio-politiche ed economiche che hanno determinato la crisi degli anni ’30 ed oggi sia proprio l’elemento di evoluzione scientifica. Oggi non e’ come ieri ma se ci pensa un attimo, la vera differenza e’ fondamentalmente basata sull’evoluzione scientifica. Ma ho bisogno di un po’ di tempo per riordinare il tutto e scegliere I punti di partenza… sempre se lei accetta.

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      • Certo lo sviluppo scientifico e tecnologico è un pezzo importante delle differenze di contesto con gli anni 30. Lo sviluppo è impressionante e sarà sempre più intenso con tutte le conseguenze sul piano della diffusione delle informazione ma anche della concentrazione delle ricchezze. L evoluzione scientifica è come sempre portatrice di grandi opportunità e grandi rischi. Ele il livelli Delli scontro ma rende estremamente pericolosa l idea di poter tornare indietro.

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      • Soluzione democratica e soluzione autoritaria possa attraverso lo scontro tra democrazia da un lato populismo. Se assumiamo questo punto di vista diventa chiara la valutazione delle forze in campo che ho in testa ed anche le conseguenze sul piano della stategia politica.

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      • Quanto a come ricostruire una nuova classe dirigente e partiti e corpi intermedi capaci di garantire una effettiva oartecipazione dei cittadini slka vita politica è davvero una bella domanda. Io non ho risposte. In linea di massima credo che un contributo dovrebbero darlo le organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro ma non mi sfugge il suo livello di frammentazione . Certamente è propedeutico affrontare il nodo della crisi degli stati nazione che ha tolto alla politica il potere di decidere e di fare, svuotando la democrazia. So che non è facile ma è anche vero che il mercato lasciato a se stesso porta l umanità a sbattere. Non sono un catastrofismo. Ma soprattutto la contraddizione tra sviluppo e ambiente ci dice che i nodi stanno venendo al pettine e che senza una riforma di sistema della stessa portata che ebbe il new Deal nel secoli scorso difficilmente i nostri figli avrannoo un bel futuro davanti.

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      • Non paragonavo, Evidenziavo, ed evidenzio ancora, giovani che volevano cambiare il mondo, che non avevano esperienza ed anche loro erano senza un programma.
        Ricordo come i loro valori fossero puri e se ne avessero avuto modo, questo mondo forse lo avrebbero migliorato.
        Poi vedi tu, ci sarebbe tanto da dire su metodi, ricette e programmi dei molti esperti, io vedo e cerco di capire lo stato delle cose, cerco di capire come ci siamo arrivati, e vedo che moltissimi propongono ricette di cura ed hanno la soluzione.
        Ho notato che per la soluzione della crisi, la cura sia simile per destra, sinistra, centro, sindacati dei lavoratori e padronali, avvallata da i molti dotti ed esperti.
        Ritengo che questa convergenza sia strana, ma sia possibile solo nella condizione che tutti partano con le stesse basi, dalla stessa analisi.
        Ma debbo anche confessare che non essendo dotto e laureato, posso permettermi solamente di continuare ad avere i miei dubbi, e di lasciare una porta aperta anche ai 5 stelle.

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