Cosa possono ragionevolmente aspettarsi i risparmiatori dai mercati finanziari nel 2018

Il 2018 è partito con il botto per i mercati finanziari e se il buongiorno si vede dal mattino è probabile che anche quest’anno prosegua la crescita dell’indice delle azioni globali, che nel 2017 ha registrato una performance di oltre il 24%, il miglior dato dai tempi della grande recessione del 2008/2009. I risparmiatori possono dunque guardare con una certa serenità al nuovo anno senza, però, mai abbandonare quell’approccio prudente dettato dalle incertezze connaturate alla situazione geopolitica globale. Quel che è certo è che i buoni dati economici che arrivano dalle più importanti aree economiche – la Cina ,l’Europa e gli Stati Uniti – lasciano ben sperare sul fatto che la crescita sincronizzata dell’economia globale, fattore determinante del buon andamento dei mercati finanziari nel 2017, continui anche nel 2018. In Cina gli indici macro economici fondati sulle indagini condotte tra i direttori delle aziende campione si confermano al di sopra dei cinquanta punti che indicano la soglia tra contrazione e espansione. Europa e Stati Uniti confermano un andamento del PIL al di sopra del 2%, con l’Europa che, dopo essere partita in ritardo nell’adottare una politica monetaria espansiva, mostra ora una ritmo di crescita superiore alle altre economie avanzate. Intanto anche la Banca Centrale di Tokio ha ridotto il suo programma di acquisti di titoli, a riprova di una ritrovata accettabile crescita anche da parte del Giappone. Se a ciò aggiungiamo che anche il prezzo del petrolio ha toccato i massimi degli ultimi due anni, dando stabilità alle economie emergenti, il quadro dell’economia globale non dovrebbe riservare sorprese tanto che le probabilità di una recessione entro il 2018 sono davvero ai minimi. Ovviamente non vanno sottovalutati alcuni fattori che possono innescare un ritorno di volatilità. Anche quest’anno, come sempre, non mancano incertezze di carattere politico. La più importante è rappresentata certamente dalle elezioni politiche italiane del 4 marzo che lasciano intravedere uno scenario di ingovernabilità del Paese, anche se al momento sui mercati prevale la valutazione  di un significativo aumento delle probabilità di un esito positivo delle lunghe trattative per dare un governo alla Germania fondato su una rinnovata intesa tra la Merkel e la SPD. L’altro elemento di incertezza, anche se di più lungo periodo, è rappresentato dagli effetti della riforma fiscale di Trump che, se nel breve può contribuire ad un aumento di qualche decimo di punto del PIL statunitense, preoccupa per quella tassa alle frontiere sulle merci prodotte fuori dagli Stati Uniti che può innescare una guerra commerciale certo non positiva per il commercio internazionale. Insomma il quadro per i risparmiatori più avversi al rischio rimane problematico a causa dei rendimenti ancora molto bassi delle obbligazioni, che induce a prendere qualche rischio in più per ottenere rendimenti accettabili. Tuttavia l’andamento dell’economia globale rappresenta un elemento di relativa tranquillità che va coniugato con una attenta gestione dei rischi mediante investimenti opportunamente diversificati e decorrelati e soprattutto in linea con la tolleranza al rischio e l’orizzonte temporale adeguati alle esigenze di ciascuno.

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