non costringeteci all’astensione

Bisogna essere intrisi di egocentrismo e di ottusità fin dentro l’osso del collo per non vedere la realtà drammatica nella quale siamo. Una realtà che invita a fermarsi un attimo a riflettere  invece di procedere con la caparbietà dei muli verso un disastro politico di dimensioni inaudite. Si sto parlando di chi ha responsabilità di direzione nei partiti che si richiamano alla tradizione del centrosinistra italiano. Il quadro che abbiamo davanti non lascia dubbio alcuno. Si va verso il voto politico del 2018 con una legge elettorale che condannerà il Paese alla ingovernabilità. C’è un’unica forza in grado di superare il 40%  del corpo elettorale: quella dell’astensione. La politica italiana è ridotta così: da un lato un centrodestra impresentabile – con un centro guidato da un personaggio screditato e perfino incandidabile e una destra leghista e xenofoba; dall’altro un movimento populista che coniuga il qualunquismo della base con il disegno autoritario, di un vertice ristrettissimo, malcelato dalla predicazione di una falsa democrazia della rete. Sono questi i due campi che si contendono il podio e che supereranno di molto il 60% dei voti validi. Segue un centrosinistra lacerato e senza speranza, spaccato tra un PD ormai al di sotto del 25% e un cartello di sinistra di gran lunga sotto il 10%, entrambi privi dell’amalgama di un progetto di governo credibile. Queste “due sinistre” si avviano verso una duplice sconfitta: fuori dal governo dell’Italia e senza neppure aver costruito una forza in grado di dare al Paese un punto di riferimento per resistere alla crisi inarrestabile di credibilità della politica nella quale precipiteremo dopo il voto. Non potrà esserlo, infatti, questo PD ormai ridotto a partito personale del segretario. Renzi ha fallito clamorosamente perché si era illuso di poter governare questo passaggio epocale rottamando il “vecchio” e sostituendolo con un “nuovo” senza radici e senza progetto. Ha collezionato una sconfitta dietro l’altra, dal referendum ad ogni tornata elettorale comunale e regionale, ma imperterrito procede verso il baratro nella vana speranza di salvare se stesso. Ma una forza intorno alla quale ricostruire dalle macerie del dopo voto non potrà essere neppure quel cartello elettorale che ha messo insieme tutto e il contrario di tutto pur di inseguire la rivincita, tutta interna al proprio cortile, di un gruppo dirigente storico che ha la responsabilità di aver creato le premesse che hanno trasformato il PD in un assemblaggio di comitati elettorali – dal quale non poteva venir fuori null’altro che un Renzi – e che, anziché trovare l’umiltà e l’intelligenza per riflettere sui propri limiti ed errori e offrire una base culturale solida alla ricostruzione di un centrosinistra con una chiara missione da compiere per l’Italia e per l’Europa,  smarrisce quella capacità di lasciarsi guidare dagli interessi generali del Paese che ha caratterizzato le diverse tradizioni del riformismo italiano. C’è poco tempo per tentare di evitare questo disastro. Le forze che in questi partiti ancora mantengono un minimo di lucidità e di responsabilità devono avere uno scatto di dignità e di responsabilità: chiedano ai duellanti di fare un passo indietro e mettano tutti intorno ad un tavolo per discutere  un programma fondamentale intorno al quale unire le energie del mondo del lavoro e della cultura. C’è una crisi gravissima, un malessere profondo delle classi medie che sta spostando inesorabilmente a destra l’Occidente. Nessuno osava pensare che un personaggio come Trump potesse arrivare a vincere le elezioni nella prima potenza economica e militare del mondo. Eppure è quel che è accaduto con le conseguenze che vediamo. Il destino di quel poco di Europa che ci ritroviamo è messo in discussione da una ondata nazionalista che ricorda i momenti peggiori del secolo scorso ed è appeso ad quell’esile filo di speranza legato al successo del tentativo dei socialdemocratici tedeschi di subordinare ad un forte patto per gli Stati Uniti d’Europa la loro partecipazione ad un governo in grado di evitare il ricorso a nuove elezioni nella prima potenza economica del nostro continente. In questo quadro una sinistra seria e responsabile dovrebbe assegnarsi un solo obiettivo. Unire tutte le sue forze per dare all’Italia un governo che lavori  nei prossimi 5 anni all’integrazione politica dell’Europa, l’unica dimensione nella quale è possibile affermare un minimo di equità sociale ed evitare la marginalizzazione e una nuova tragedia nel continente. Senza di ciò non c’è voto utile che tenga. Rimane solo la disperazione dell’astensione che almeno serve a far suonare più forte l’allarme.

2 commenti

  1. Forse ci troviamo nel dire le stesse cose… Forse e’ inutile da parte mia dire la cosa piu’ odiosa che si possa: “te l’avevo detto”. Ma per me, si sa, e’ facile. Io sono quaggiu’, a guardarvi da lontano. Eppure, da lontano, si e’ visto subito che Renzi e’ l’inutile che cammina, si e’ visto subito che era il risultato della paura che prende il sopravvento, che il PD non e’ mai stato D ma molto Di Renzi, un partito a suo uso e consumo. E non so piu’ quante volte “l’ho detto”. Insomma, per chiarirci. Non e’ che io sia colui che tutto vede e che tutto sa. Ma certamente, io, come tutti quella della mia generazione (1973) siamo quelli che se vedono, quando vedono, non credono piu’… nelle promesse, nei patti, negli accordi che siano unilaterali o non. Non crediamo ne’ nei dinosauri ne’ nei guagliuncielli… Potrei continuare a delineare i caratteri della miagenerazione ma so gia’ che lei, nel suo piu’ intimo nascosto, sa gia’ di chi sto parlando, di chi siamo “questi famigerati noi”. Non e’ tanto una distinzione generazionale. i 40enni, 30enni e 20enni si accumulano tutti e sono proprio quelli che NON vanno a votare, Gli astensionisti? No, non siamo astensionisti. Almeno non nel significato piu’ facilmente intendibile. L’astensione al voto non necessariamente si associa alla rimozione del pensiero politico o la capacita’ di generarlo, anzi. E’ spesso l’opposto. Siamo perfettamente consapevoli che la non-democrazia coincide con il disastro, ce l’avete insegnato voi. MA ci pensi un attimo, se tutto va in malora, chi e’ che sopravvivera’, il “giovani” o voi? Sto cercando di provocare sig. Villani. Solo per convincere che davvero ora e’ arrivato il momento di metterci insieme ma dovete essere un po’ piu’ “voi” a venire verso di “noi”.
    Ci asteniamo al voto ma con questo non abbiamo rinunciato all’idea della democrazia. Come gia’ ho tentato di descrivere. Per “noi”, il voto e’ una scelta. Non e’ mai stato un dovere. In realta’, non e’ scritto da nessuna parte che votare e’ un dovere. Quindi, il resto, quello che ci hanno detto per decenni, appartiene alla morale. Il voto e’ un dovere morale. Ma per la morale di chi? Di quelli che ha cosi’ ben descritto lei nell’articolo di sopra? Gli indagati, gli incandidabili, i decaduti. Quelli che patteggiano con la mafia? I vari “giggino a purpetta” e Cosentino e Dell’Utri (che gurda caso s’e’ fatto venire la malinconia di casa poco dopo che Riina e’ morto. Chissa’, forse s’aspettava una sua visita…). E quindi i corrotti e corruttori, i concussi e conscussori? Quale dovere morale? Morale di chi?
    Votare e’ un dovere, certo, ma non puo’ associarsi a quella morale. E’ un dovere perche’ e’ uno strumento della democrazia, quando la democrazia c’e’. Ma prima ancora, votare e’ un diritto e come tale e’ una scelta. Quindi, la scelta di non votare anch’essa e’ una scelta. E quando la “morale” non esiste piu’, viene a cadere anche il motivo principale per cui il voto e’ un dovere morale. Non parlo di morale personale, quella che crea il conflitto all’individuo tra il male ed il bene che non ti fa dormire. Ma di quella morale che fa di un popolo, un popolo. Oggi “il mio male e’ solo mio ed il mio bene lo vuoi per te, che non e’ la stessa cosa di volere il mio bene”.
    Siamo tutti complici. Assoggettati e vittime di una corruzione morale appunto ma anche materiale. TUtto e’ in rovina e tutto appare una menzogna. Il non votare quindi diventa un tentativo di sbracciarsi, sciogliere i gomiti. Tecnicamente, rimuovere il voto porta alla delegittimazione del ruolo del candidato (mi corregga se sbaglio). Ma nel contesto della morale, ci rilassa dal sentirci troppo complici della totale inconcludenza di questi sedicenti politici. La destra avanza? No, non e’ la destra che muove passi Avanti. E’ la sinistra che non si muove e se lo fa e’ nella direzione sbagliata. Ecco le frammentazioni, i legami necessary tra destra e sinistra e quindi la mafia. Per inciso, ci hanno detto che dove non c’e’ lo Stato c’e’ la mafia. Pochi ci credono ancora. La realta’ per “noi” e’ che nello Stato c’e’ mafia, e nella mafia c’e’ Stato. C’e’ chi si straccia le vesti per negarlo ma guarda caso sono proprio quelli che poi vengono trovati con le mani nella cioccolata (per essere elegante). Quindi, caro Sig. Villani, votare e’ rendersi complici di tale binomio, Stato-mafia. Per “noi” Inutile rincorrere i partiti perche’ questi non esistono se non nelle menti dei fadeli… religiosi della politica. Torniamo al voto. A me sembra molto chiaro che ” se li voti, o sei come lui o ci vuoi diventare”. Stessa cosa in America, con Trump… Chi lo ha votato e’ esattamente come lui. Il che’, delinea i connotati di circa 62M di persone (piu’ o meno la popolazione italiani). Ma, per fortuna, ci sono gli altri gli milioni di americani che invece proprio non lo reggono… quindi la magistratura… quindi l’impeachment… quindi il sopravvenire del vice president (dalla padella alla brace? E’ da vedere). Ma Trump e’ stato eletto assecondando le regole che viggono in Italia. O sei come lui o ci vuoi diventare. Stessa cosa e’ per Berlusconi, Renzi ed altri piccolo uomini che no cresceranno mai perche’ per natura, bonsai.
    L’alternativa… M5S. Gli si puo’ dar torto? Non credo. Sono capaci? Forse vedremo. Ma non e’ questa la tragedia. Lo e’ invece pensare che il destino di costoro e’ l’autodistruzione. Se davvero riescono ad abbattere il male, la corruzione, non avranno piu’ ragione di esistere. Il motivo e’ semplice, non sono sorretti da un ideale ma solo un progetto pressocche’ morale, e’ un’altro tentativodi sospensione dla democrazia attraverso l’instaurazione di un governo morale anzicche’ tecnico. Se non riescono nel loro intento siamo tutti morti. Se questa e’ l’alternativa siamo messi male ma purtroppo, questa e’ l’alternativa.
    L’Europa… secondo me bisogna cominciare a guardare le risorse militari e l’Italia, come al solito, deve cercarsi il nemico in cui i prigionieri non avranno freddo.
    E per me che sono ateo… che Dio mi salvi.

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  2. caro Saverio i 5 stelle non sono l’alternativa ma il precipizio. Qui il problema non è generazionale e neppure di una astratta morale. Quando il conflitto tra capitale e lavoro cessa di essere regolato dal potere pubblico si afferma la legge del più forte e questa porta al disastro. L’unica alternativa è tornare alla politica con la P maiuscola, riaffermare il suo primato sul mercato. Ma la strada non è semplice perchè il mondo è cambiato e i vecchi strumenti non funzionano più. Solo riconnettendo politica e cultura e ricostruendo partiti e corpi intermedi capaci di produrre pensieri e azioni collettive possiamo ritrovare una via nuova ed efficace.

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