per crescere di più serve la leva fiscale

Sul fronte della crescita continuano ad arrivare buoni segnali dalle tre grandi aree economiche mondiali. Negli USA il PIL del terzo trimestre è cresciuto nella misura annuale del 3%. In Europa gli indicatori della produzione industriale si confermano ben al di sopra della soglia che segnala una fase di espansione economica, mentre la fiducia delle aziende in Germania raggiunge un livello record. La Cina sta crescendo ad un tasso superiore a quello previsto e il recente congresso del PCC ha rafforzato l’attuale classe dirigente impegnata ad aprire la propria economia e a sostenere innovazione tecnologica, stato sociale e tutela dell’ambiente. Tuttavia l’economia globale continua ad essere troppo dipendente dalla politica monetaria espansiva delle banche centrali e questo accresce ulteriormente la già insostenibile concentrazione della ricchezza. Di conseguenza i redditi dei lavoratori e delle classi medie continuano a rimanere al palo, impedendo la crescita dell’occupazione che è necessaria dopo i colpi della Grande Recessione del 2008. Insomma per avere una crescita capace di creare lavoro non basta la leva monetaria ma occorre mettere mano a quella fiscale. Ecco perché, se i mercati finanziari festeggiano i buoni dati economici e le recenti conferme sia da parte della Banca centrale USA che di quella europea del loro approccio prudente e accomodante, la stragrande maggioranza delle società occidentali non avvertono miglioramenti significativi della loro condizione. Certo l’andamento dell’economia globale crea le condizioni affinché i governi abbandonino le politiche di austerità e avviino politiche di riduzione delle tasse e di investimenti pubblici in economia. Qualcosa comincia a muoversi, sia negli USA che in Europa. Trump ha finalmente presentato il suo piano fiscale, fondato su un taglio delle tasse che però ha il forte limite di aumentare il debito e di premiare soprattutto i ricchi. Il mercato tuttavia ci scommette e premia i titoli delle società che più ne beneficeranno per la conseguente crescita degli utili. Anche se, visti i precedenti, i dubbi sulla possibilità che le promesse si traducano in realtà sono molto forti. Anche in europa si apre il cantiere dell’armonizzazione fiscale, sia con gli impegni già assunti sull’istituzione della Web Tax, sia con l’avvio di un confronto sulla tassazione unica delle imprese. Bisognerà poi vedere se, al contrario della strada che propone Trump, l’Europa confermerà un utilizzo della leva fiscale come mezzo redistributivo come è sempre stato nella sua tradizione. Saranno soprattutto gli sviluppi su questo fronte a dettare il ritmo dei mercati finanziari nei prossimi mesi. Ovviamente non mancano incertezze su altri fronti ed in particolare le tensioni con la Corea del Nord e l’esito delle elezioni politiche italiane, giudicato importante per la tenuta dell’eurozona. Ma c’è anche un altra ragione che rende importante l’avvio di un governo dell’economia  globale che non sia fondato solo sulla politica monetaria. Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione tecnologica che sarà caratterizzata dall’avvento delle macchine intelligenti. Un recente studio della Oxford University stima che sarà interessato all’automazione circa il 50% dell’occupazione. Un dato enorme e preoccupante anche se ad esso si sottrae la creazione di nuovi lavori che sempre si sviluppano con l’avvento di una nuova tecnologia. Si tratta in ogni caso di una grande trasformazione che investirà il mercato del lavoro e che richiederà politiche forti da parte della mano pubblica. Insomma dopo dieci anni nei quali l’attenzione dei mercati è stata tutta incentrata sulle decisioni delle banche centrali ora la palla passa nel campo dei governi. E’ pronta la politica al passaggio del testimone?

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