Se gli astensionisti sono maggioranza assoluta …

Anche il voto delle regionali siciliane conferma il livello allarmante raggiunto della crisi della politica. Quando la maggioranza assoluta dell’elettorato è rappresentata da chi decide di non votare limitarsi a ripetere il ritornello sullo scollamento tra istituzioni e società e sulla disaffezione dalla politica significa non aver compreso la natura della crisi epocale che attraversiamo. Qui non si tratta più di delusione nei confronti dei partiti o dei candidati ma della  presa d’atto che la politica non ha più nelle sue mani le decisioni che contano e incidono sulla vita delle persone. Il teatrino del dopo voto, incentrato sul rimpallo delle responsabilità delle sconfitte o sulle diatribe in relazione a chi siano i veri vincitori, è diventato uno spettacolo miserabile. Questa non è una situazione che può essere affrontata dalla demagogia dell’uomo qualunque, da alleanze dettate da interessi occasionali o da rottamatori senza spessore politico. Siamo in presenza di uno spostamento dei poteri reali dalle vecchie e logore istituzioni ormai prigioniere di localismi e personalismi, alle grandi concentrazioni economiche e finanziarie che si muovono ormai in una dimensione globale. La democrazia ne esce profondamente minata. L’interesse generale cede il passo a quello di ristrette oligarchie generatrici di disastri sociali e ambientali di proporzioni inaudite, in assenza di poteri pubblici in grado di affrontarli. Di fronte a questa realtà la politica deve trovare l’umiltà di leggere e comprendere quel che è avvenuto negli ultimi trent’anni e l’ambizione di riuscire ad elaborare e praticare progetti in  grado di ripristinare il primato dello Stato sul mercato e dell’interesse generale su quelli particolari. Serve un nuovo pensiero che sappia   ricostruire la democrazia nei grandi spazi e ridisegnare l’ordine internazionale. Nella nostra realtà questo passa attraverso lo scontro tra populismi e nazionalismi da un lato, che si illudono di ripristinare una sovranità erigendo muri, e europeismo dall’altro. La scelta di una grande alleanza politica per gli Stati Uniti d’Europa e di uno schieramento di governo del Paese unito su obiettivi di breve medio e lungo termine sul terreno di una effettiva integrazione europea, deve diventare la grande discriminante per le prossime elezioni politiche italiane. E’ l’unica speranza per ridare senso allo scontro e al voto politico in questo Paese. Ed è una speranza che non possiamo affidare ai 5 stelle, nati solo per dare sfogo alla rabbia e alla protesta, né al centrodestra, unito solo da calcoli elettorali e prigioniero di una forza antistorica coma la lega. Per diverse ragioni solo la sinistra può tentare questa grande operazione politica. A patto che si abbandonino personalismi, correntismi e pressapochismo e si ritorni alla politica fatta di passione, di elaborazione, di progetto e di cultura. L’unica residua speranza è che la lezione siciliana faccia prevalere la ragione e il buon senso.

2 commenti

  1. Anzi… tutt’altro che disaffezione. Questa e’ una strategia, un atto di razionale ed anche ammirabile se si considera che altri popoli altrettanto civili ha ricorso a metodi un po’ piu’ rumorosi per dare sfogo alla loro rabbia. Gli italiani vanno a votare quando diventanoconsapoevoli che la loro azione, il loro diritto, produce la reazione volute. Per esempio questo accade per I referendum, soprattutto quando c’e’ qualche supereroe che lo personalizza minacciando di andarsene se le cose non vanno come dice lui. Ma lui, Renzi, non se n’e’ andato. A Capua gli uomini cosi’ si chiamano “chiachielli”, e’ quasi un onomatopoeia.
    Insomma, sicuramente il voto e’ un diritto. Questo gli italiani lo sanno ancora bene nonostante I politici di questi ultimi 30anni lo hanno vestito ed imbellito come regalo che essi fanno ai cittadini. Questo implica che loro, I politici, sono I donatori e il popolo come ringraziamento li sceglie. Basta ricordarsi di Berlusconi. Ma il voto e’ anche un atto di liberta’ e liberta’ vuol dire anche avere la possibilita’, in coscienza, di non scegliere. Scegliere di non sciegliere. E questo gli italiani anche lo sanno. IL non votare degli italiani e’ proprio un’astineza nel senso pieno del termine cioe’ una pratica autoimposta della rinuncia ad un proprio diritto dettata da corcostanze di necessita’. Quali sono le necessita’? Evitare di compromettersi al punto tale da diventare complici di un sistema politico fallimentare e quindi autori delle proprie sfortune. Complici quindi di sostenere, con il voto appunto, poteri democratici che non hanno piu’ la necessita’ di diventare perche’ gia’ lo sono autoreferenziali, autosostenuti, preoccupati solo della loro esistenza.
    Questo non voto e’ una scelta che si fa con il senno dell’ora e non del poi. E’ frutto di logiche, esperienze maturate e per cio’, il NON-votare e’ una azione pensata non affatto di pancia! Che vuol dire questo? Che il popolo italiano non e’ solo pancia, rabbia e ginnastiche di piazza. E’ un popolo che quando vuole, si fa sentire. Quali sarebbero le alternative al NON voto? Le pistole rosse degli anni 70. No?
    Quella si che era pancia che sfogava. Scissioni vere (non quelle cavolate del Veneto), come quelle della Catalo(g)na, brexit, il Trump italiano Salvini ecc… Altri sfoghi posibili ma che non accadono.
    Si insomma, chi la farebbe sta rivoluzione armata? Siamo poveri certo ma ancora possiamo permetterci il superfluo. Allo stesso tempo, le generazioni precedenti la mia, quella di mio padre (1943) sono quelle che hanno vissuto le brigate rosse, I delitti di Stato e (tanto per provocarla) i vari Napolitano che erano ovunque a partire da tangentopoli fino ai trattati Stato-Mafia ed ancora ci sono.
    Le persone disilluse dei politici ma non della politica… la politica del non-voto, si chiama “passive aggression” che ineluttabilmente sta mietendo le sue vittime.
    Quindi, per dirla con le sue parole, siamo in presenza di… una presa di posizione e la democrazia NON ne esce minata bensi’, maturata. Quei teatrini di cui lei parla li fanno I politici, non I cittadini. E del resto non possono fare altro, chiachielli appunto. Di fronte a questa realta’ invece, non serve un nuovo pensiero bensi riprendere da dove si e’ lasciati e mi ripeto all’ennesima potenza… da Berlinguer. Ma come si fa?
    Beh, arriva nella vita di chiunque il momento di farsi da parte. La sinistra italiana non c’e’, punto. Coloro che credono di esserlo devono farsi da parte. Un po’ per ritrovarsi, un po’ per sfrondare questi alberelli, rimuovere i pressapochisti, personalismi di cui lei anche parla e di cui la sinistra ne e’ piena.
    Nel frattempo I 5Stelle… Ma a pensarci bene, il progetto dei 5S e’ fondamentalmente destinato all’estinzione. Loro, un insieme di destra e sinistra, vogliono curare I mali della politica eliminando le corruzioni, le incompetenze ecc… Difficile dargli torto. Difficile stargli contro. Ma mettiamo il caso ci riescono. Quando la corruzione sara’ eliminata, I 5S non avranno molto da fare e quindi… End of story, scompariranno? Quello sara’ il momento di creare l’innesto, quello sara’ il momento per la sinistra (se sara’ capace di riprendersi I propri valori) di ri-entrare in scena ed I 5S rientreranno nei ranghi della sinistra e della destra. Ma ora questa sinistra? Ora davvero non possono fare altro che rimanere sospesi tra cio’ che sono a l’imitazione di se stessi. La sinistra italiana non puo’ fare altro, dispiace certo ma e’ come diagnosticare un tumore incurabile. Ioro ruolo e’ limitare l’ala di destra dei 5S e favorire la sinistra… se sanno ancora dov’e’.

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