Si riapre il confronto nel centrosinistra ma serve un cammino nuovo.

In una intervista a Repubblica Roberto Speranza, leader di MDP, si dice pronto a incontrare Renzi perché “la destra ovunque è fortissima” e bisogna tentare di “riannodare il filo” che può rimettere insieme il centrosinistra. E’ una svolta rispetto a quanto sostenuto nei mesi scorsi e rappresenta anche un successo della linea di Giuliano Pisapia che da sempre propone di ricercare l’unità del centrosinistra su  una politica che sbarri il passo a nazionalisti e populisti di casa nostra. Tuttavia l’unità è possibile e può essere vincente solo se costruita su un terreno più avanzato di quello su cui si è consumata la rottura. Perché se le destre sono divenute così forti le responsabilità non sono solo di Renzi, che certamente non è stato in grado di dare risposte ai problemi del Paese, ma anche di chi lo ha contestato inseguendolo sul suo terreno, senza avere la capacità di indicare un progetto alternativo all’altezza della fase. Sarebbe pertanto riduttivo limitare il confronto alla legge elettorale e alla manovra finanziaria. Qui non si tratta solo di chiudere la legislatura in corso nel migliore dei modi. La vera sfida è tracciare un programma di governo per i prossimi cinque anni che saranno decisivi per uscire davvero dalla crisi. Su quale terreno occorre muoversi? Su quello che si apre rispondendo alla domanda sul perché, come dice Speranza, la destra è ovunque fortissima. E cioè il terreno delle risposte alle paure e al malessere suscitate nei lavoratori e nelle classi medie, duramente provati dalla crisi epocale che attraversiamo ormai da circa un decennio. In tutto l’Occidente è in atto uno scontro durissimo tra i populisti da un lato –  che fanno credere, strumentalmente, sia possibile ritrovare le vecchie certezze ripristinando muri e confini delle nazioni – e le forze progressiste dall’altro – convinte che l’unica risposta ai problemi del nostro tempo stia in un governo democratico della globalizzazione, un nuovo ordine internazionale che ripristini il primato della politica e della democrazia sul dominio delle multinazionali e della grande finanza. A produrre questo malessere sono gli effetti perversi di trent’anni di neoliberismo che hanno alimentato un modello di consumi ormai non sostenibile né sul piano sociale né su quello ambientale. Se i problemi con cui tutti i giorni ciascuno di noi deve fare i conti si chiamano diseguaglianze sociali, mancanza di lavoro, salari e stipendi bassissimi, pensioni di fame, tassazione elevata sui ceti medi, cambiamenti climatici, inquinamento delle città, migrazioni bibliche, non li affronti con una riforma costituzionale e elettorale, con un job act o con i voucher. Gli stati nazione sono impotenti in un mondo nel quale l’interdipendenza dell’economia, le dimensioni dei mercati finanziari e dei suoi attori, lo sviluppo delle tecnologie e delle comunicazioni, richiedono regole e capacità di programmazione di livello almeno continentale. Se si vuole dare una risposta credibile alle illusioni nazionaliste è necessario che il prossimo governo del Paese sappia darsi un programma di ampio respiro, sappia agire per dare impulso all’integrazione europea: web tax e tassazione unica delle imprese in Europa per recuperare elusione ed evasione da utilizzare per politiche redistributive; eurobond per affiancare alla politica espansiva della BCE investimenti in ricerca e infrastrutture in grado di rimettere in moto l’economia e creare lavoro; politica estera e della sicurezza comune per affrontare le tensioni geopolitiche alle porte di casa che alimentano terrorismo e migrazioni incontrollate; interventi coordinati per una riconversione ecologica dell’economia che combatta inquinamento e cambiamenti climatici. O il centrosinistra riporta il confronto a quest’altezza e recupera una iniziativa sociale e di governo capace di incidere su queste politiche, oppure si consuma in una tattica permanente che la condanna all’impotenza e al declino.  Ecco perché è importante che il confronto riparta ma non per litigare sulle politiche sbagliate di questi anni, quanto per trovare insieme strade nuove. Serve una sinistra per questo mondo, non per quello che non c’è più.

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