Bene le condizioni di Pisapia al PD. Ora serve l’Europa nel programma e nel simbolo

La rottura tra Pisapia ed MDP era inevitabile. Non si può andar dietro a chi mette le ragioni dello scontro interno alla sinistra al di sopra di quelle del Paese. Ma sostenere il bisogno di costruire una forza autonoma che, tuttavia, non rompa i ponti con la maggiore forza del centrosinistra, non vuol dire fare l’alleanza con il PD a tutti i costi. Pisapia si conferma come la persona più chiara e coerente della politica italiana. Altro che indeciso. Ha preso atto della volontà suicida di MDP di costruire una lista con dentro tutte le anime della diaspora della sinistra italiana – anche se sostengono posizioni diverse e inconciliabili su questioni strategiche- chiudendo ad ogni ipotesi di governo e rassegnandosi di fatto a consegnare il paese ai vari populismi, senza neppure provare ad indicare una alternativa vera. Ma ha anche dimostrato che le sue posizioni non sono dettate dalla volontà di creare un veicolo finalizzato a garantire ad un pezzo di ceto politico un posto al parlamento. Condivido pienamente quanto dichiarato al giornale La Stampa: “Il Pd non può immaginare di imporre il suo segretario a Palazzo Chigi. E poi ci vuole discontinuità su alcuni temi di programma”. Ora serve un progetto politico chiaro che non sia la sommatoria di proposte settoriali. Servono alcune discriminanti poltiche fondamentali su cui chiamare a raccolta le tante energie della sinistra e del mondo progressista, deluse e ancora alla finestra perché non vedono una forza con un chiaro profilo di governo che ponga in primo piano gli interessi del Paese, del mondo del lavoro e del ceto medio impoverito dalla crescita abnorme delle diseguaglianze. Una forza con un profilo di governo netto e chiaro, che si presenti al corpo elettorale in alleanza con il PD, se c’è la possibilità di una discontinuità vera capace di sbarrare la strada alle destre, o anche da sola. La prima discriminante è l’Europa perchè questa è la via maestra per ricostruire il primato della politica e della democrazia e contrastare lo strapotere delle multinazionali e della finanza. Bisogna cogliere la finestra di opportunità che le elezioni francesi e tedesche hanno aperto per rilanciare il processo di integrazione politica dell’Europa. Per poter cambiare la politica di austerità, che ha tenuto troppo a lungo il continente nella morsa della crisi, c’è bisogno innanzitutto di un vero stato federale europeo con un solo bilancio, un unica politica economica, una sola politica estera. Per cambiare l’Europa oggi c’è bisogno che prima si faccia questa Europa, così come per costruire la pace e la democrazia dopo gli anni trenta fu necessario costruire una alleanza in grado di sconfiggere il nazifascismo. Costruire una grande alleanza per l’Europa politica è l’obiettivo strategico prioritario. In caso contrario si sparge l’illusione che si possano affrontare i veri problemi degli italiani (le diseguaglianze, i cambiamenti climatici, la sicurezza sociale, il terorismo) con politiche nazionali e si nasconde la verità dei fatti: la dimensione nazionale non è in grado di  decidere e soprattuto di incidere in una realtà determinata dalle decisioni delle grandi concentrazioni economiche e finanziarie (di qualsiasi colore sia il governo come l’esperienza greca dimostra). E’ questa mancanza di chiarezza che aiuta i demagoghi a strumentalizzare le paure che si diffondono con lo sviluppo dei cambiamenti epocali in atto. L’Italia ha bisogno di una forza che abbia il coraggio di dire la verità e di proporre un governo nazionale che ponga al primo posto del suo programma la costruzione europea. Se Campo progressita saprà tenere ferma questa coerenza e si darà una chiara identità europeista, anche decidendo di mettere l’Europa nel suo nome e nel suo simbolo, avrà molta strada da fare e una missione storica da compiere.

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