Dal voto tedesco ultima chiamata per l’Europa

CDU e SPD sono al minimo storico ma rimangono i primi due partiti della Germania. E’ importante sottolineare che si tratta di due forze europeiste. L’altro dato di rilievo è che per la prima volta, dopo l’ultima guerra, l’estrema destra nazionalista e anti-europea entra in parlamento con il 13 per cento dei voti. La SPD,  dal canto suo, annuncia la fine della Grande Coalizione e la sua rifondazione dall’opposizione. Insomma le elezioni tedesche confermano il quadro del dopo Brexit già  emerso alle elezioni francesi. Il malessere delle classi medie, alimentato dalla grande crisi del 2008, resuscita i nazionalismi ma l’ondata populista, che rimane comunque preoccupante, non sfonda. Vedremo come la Merkel riuscirà a comporre una maggioranza con liberali e verdi. Ma la partita non si giocherà sulla politica interna. Non a caso la Merkel, nel suo primo discorso subito dopo il voto, ha detto che dovrà lavorare affinché  la Germania per i prossimi 10 anni possa continuare a vivere nel benessere degli ultimi decenni e che per questo è necessaria una Europa più forte. Al punto in cui siamo o l’asse franco tedesco avrà la forza di procedere verso gli Stati Uniti d’Europa oppure il declino del continente sarà inevitabile e a quel punto ciò che è stato possibile oggi non lo sarà domani. E’ questa la realtà di cui la sinistra non mostra di avere la necessaria consapevolezza, nonostante la ragione della sua attuale irrilevanza sta proprio nel non aver compreso per tempo che, senza la costruzione di uno stato sovranazionale capace di imporre le sue regole al mercato, mancavano le condizioni minime per difendere gli interessi dei suoi riferimenti sociali. Eppure dovrebbe essere ormai chiaro che se l’Europa rimane in mezzo al guado la vittoria dei nazionalismi e delle destre sarà inevitabile, con tutte le conseguenze tragiche che non è difficile immaginare. L’Italia ha un ruolo importante da svolgere come terza potenza del continente. Fino ad ora non è stata in grado di esercitarlo.  Ma dopo la formazione del nuovo governo in Germania saremo noi sotto i riflettori. Nei primi mesi del 2018 sarà l’elettorato italiano a pronunciarsi. Dobbiamo sperare che il confronto politico si sprovincializzi e acquisisca consapevolezza che il nostro futuro si gioca sul terreno della costruzione europea. Le decisioni che i nuovi governi di Germania e Francia assumeranno nei prossimi mesi sulla prospettiva europea peseranno non poco anche sul voto italiano. È chiaro comunque che siamo ad un passaggio decisivo per il nostro futuro.

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