Cosa tenere d’occhio alla ripresa

Passato ferragosto anche coloro i quali continuano a stare in vacanza  iniziano a pensare alla ripresa, al lavoro che li attende e soprattutto al contesto economico e finanziario nel quale si troveranno ad operare. I primi otto mesi del 2017 sono stati positivi per i mercati finanziari, il cui stato di salute è fondamentale per tutto il resto. Certo ad agosto le tensioni tra USA e Corea del Nord prima e gli attentati terroristici poi, sono stati la scusa per qualche storno. Ma nulla di preoccupante. È aumentata un po’ l’avversione al rischio, testimoniata da una ripresa dei beni rifugio a partire dall’oro. Ma a ben vedere più che al terrorismo, che i mercati ormai considerano un dato strutturale che non incide su strategie e utili delle aziende, questo ritorno di volatilità è legato ad altre preoccupazioni. In primo luogo a quel che faranno le banche centrali. A settembre con i dati sull’andamento dell’inflazione si capirà. Ma gli operatori sono comunque molto rassicurati dall’atteggiamenti accomodante che fin qui è stato garantito e ribadito dai banchieri centrali. Il 24 settembre si voterà in Germania ed è  questo certamente un appuntamento importante per la tenuta dell’ eurozona.  Tuttavia, dopo la frenata dei populisti in Francia, non ci sono grossi timori per i risultati elettorali in Germania. Molto più monitorato sarà il dopo voto, per capire, a quel punto, se l’asse Parigi Berlino imprimera’ una accelerazione al processo di integrazione europea, la vera medicina capace di trasformare la frenata in una caduta del pericolo nazionalista. C’è da giurare che da questa prospettiva dipenderà anche il risultato delle elezioni in Italia, previste nei primi mesi del 2018. L’apprensione maggiore per i mercati si chiama, invece, sempre di più Donald Trump. Il presidente, infatti si è ulteriormente indebolito non solo per l’atteggiamento imprudente tenuto nei giorni della crisi con la Corea del Nord ma anche per gli sviluppi delle tensioni seguite ai fatti di Charlottesville. Inoltre lo scetticismo legato alla sua capacità di tener fede alle due promesse che più stanno a cuore ai mercati – taglio delle tase e investimenti per 1000 miliardi in infrastrutture – comincia a diventare qualcosa di più,  dopo lo smantellamento del comitato che doveva definire gli investimenti infrastrutturali. A ben vedere è questa la ragione più importante del riaffacciarsi sui mercati dell’avversione al rischio nel corso di questo agosto. Anche perché le quotazioni azionarie negli Stati Uniti sono a livelli altissimi.  Se l’icognita Trump lascia il campo alla certezza che questo presidente è solo fumo e niente arrosto allora si che che è possibile un cambiamento di clima sui mercati.

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