Nella lotta al terrorismo non esistono scorciatoie

Gli attentati di ieri in Spagna rilanciano l’allarme terrorismo nel pieno delle nostre vacanze. Dalle reazioni che si vedono sulla rete crescono la rabbia e, con con essa, l’illusione di soluzioni rapide attraverso mezzi sbrigativi. “Siamo in guerra. Ammazziamoli tutti” ho letto in alcui post. Ammazziamo chi? Gli autori delle stragi di ieri non erano neppure segnalati tra i possibili aderenti alle organizzazioni del terrorismo islamico. Guardiamo in faccia la realtà. Quando la strategia del terrore si basa su lupi solitari disposti anche a sacrificare la loro vita, invitati a colpire nel mucchio con mezzi facili da procurarsi -come un auto, un furgone ma anche coltelli da cucina o comuni bomobole di gas- non vinci la guerra con l’esercito. Bisogna capire cosa ha creato questo nuovo terrorismo e incidere sulle cause. Ormai è evidente a tutti che l’ISIS ha compiuto un salto di qualità grazie agli errori di strategia politica dell’Occidente. Basta citare da ultimi la guerra in Iraq e in Libia, senza voler andare più indietro nel tempo, fino agli errori USA nella guerra in Afghanistan che li videro alleati con Bin Laden. Sono questi errori clamorosi, segno di un forte deficit di conoscenza di ciò che accadeva nel mondo islamico, ad aver consentito per la prima volta al terrorismo di farsi Stato, dopo essere stato strumento degli Stati per il perseguimento dei loro obiettivi inconfessabili. Nel momento in cui l’ISIS subisce pesanti sconfitte lì dove è il cuore del suo nuovo potere, non possiamo meravigliarci degli attentati in Europa ma casomai della loro esiguita’, tenuto conto delle modalità primitive con cui vengono compiuti. Segno, a mio avviso, di una difficoltà a  reclutare persone disponibili al “martirio”,  o a dotarsi di una organizzazione in grado di procurarsi eutilizzare mezzi più sofisticati e terribili (si sa della loro volontà di cominciare a far uso di armi chimiche). L’obiettivo allora è un lavoro di lunga lena in Europa per recuperare quel ritardo di strategia politica che ci rende impotenti e ci costringe a militarizzare la vita delle nostre città,  senza con questo poter prevenire nuovi possibili attentati. Il terreno su cui agire è duplice: dare all’Europa da un lato un unica politica estera e della difesa, dall’altra un unica intelligence capace di coordinare il lavoro di prevenzione degli attentati. Due terreni sui quali il ritardo è enorme ed è sotto gli occhi di tutti. C’è qualcosa che possiamo fare come cittadini? Si se ci lasciamo guidare, piuttosto che dalla rabbia irrazionale, dalla capacità di comprendere il mondo nuovo nel quale siamo. Un mondo  che le nuove tecnologie informatiche hanno reso troppo piccolo per poter ignorare quel che accade in ogni suo angolo e troppo complesso per poterlo governare con i vecchi stati nazione. Se vogliamo difenderci dal terrorismo o dai cambiamenti climatici, dalle crisi economiche o dalle guerre, come dalle ingiustizie sociali o dai nuovi rischi per la salute, la via maestra è una soltanto. Le scorciatoie non esistono. Dobbiamo completare il cammino incompiuto verso una Europa federale. I cittadini hanno tanti modi per contare. Ma devono avere una opinione consapevole dei tempi nuovi.

2 commenti

  1. Cos’e’? E’ forse imbarazzo…? Siamo in vacanza, si insomma, molti sono in vacanza o sperano, sognano di esserci. Molti hanno appeso I pensieri al chiodo per rilassare il cervello sapendo, sperando, di ritrovarli a fine agosto. Ed invece, un attacco terroristico stacca quel chiodo e ci riporta alla realta’. La realta’ del terrore. Un altro attacco, ormai uno dei tanti. Ma questo ci offende di piu’ perche’ siamo in vacanza. I terroristi non rispettano i santi e si sa, ma le vacanze… Allora ci arrabbiamo, sfoghiamo le nostre frustrazioni ostentando un machismo brado, selvaggio. “Li ammazziamo tutti…”, “Ti faccio abortire sporca negra di m…”, “Rimandiamoli a casa loro…”.
    Sono daccordo con lei Sig. Villani. Ammazziamo chi? Quale casa, dove? E quel troglodita che in una sola frase ha violentato centinaia di anni di civilta’, crede di essere migliore dei terroristi nei furgoni? E poi, chi lo fa?
    Lei dice ” bisogna capirne le cause”. Poi pero’ s’impegna molto a cercare I colpevoli. Riassumendoli in due attori, USA and Francia. Ecco, io questo non lo capisco. Non ne capisco l’utilita’. A che serve trovare iI colpevole quando sappiamo benissimo che I colpevoli sono tutti? Anche noi, noi italiani dall’estate all’insegna del machismo a puntate? I “guappi sulla munnezza”, direbbero a Napoli. Innanzitutto, questo terrorismo non e’ affatto nuovo. Esiste da sempre. La differenza e’ che ora attacca d’estate, nei centri turistici e non solo d’Europa. Disturba la quiete imposta dalla nostra ipocrisia. Per carita’, l’ipocrisia e’ un fattore fondamentale del vivere quotidiano, assicura la possibilita’ di sopravvivere. Ecco, questo facciamo, sopravviviamo. Abbiamo accettato l’idea che lo scopo dello stare in piedi e’ sopravvivere e non piu’ vivere. Ora pero’ questa ipocrisia ha raggiunto soglie troppo alte ed annulla il suo stesso scopo e funzione.
    Facendo finta di non esserci non basta piu’ a nasconderci dale nostre responsabilita’. Eh si, questi attentati sono frutto delle responsabilita’ che ci siamo negate. Siamo copmplici, tutti, anche io e lei. Perche’ se siamo in queste condizioni e’ anche dovuto al fatto che non abbiamo agito abbastanza, o abbastanza bene. Siamo stati troppo tempo in vacanza. Trovare il colpevole ora serve piu’ all’ipocrisia che al suo scopo. Serve a farci tornare in vacanza, tanto non e’ colpa nostra.
    Forse questa e’ un’altra opportunita’ per l’Europa di trovarsi. Sono daccordo con lei e un po’ mi meraviglio, ma solo un po’. Ma “armiamoci e partite” non funziona piu’. L’Europa non ha un esercito, non ha una costituzione, non ha una banca centrale. Dove sono le risorse e le regole d’ingaggio? E soprattutto, ma chi e’ il nemico? In guerra si spara alla divisa diversa. Qui la divisa non c’e’. Il nemico non si riconosce o forse peggio, non si conosce. Sono tanti, sono pochi, sono diversi… Non si sa. Ma credo che quello che invece si sa’ e’ che tra loro, tra I nemici, cia siamo anche noi.
    Siamo il nemico di noi stessi. Perche’ l’essere umano e’ un animale sociale. L’essere animale trova il suo compimento nella realizzazione delle societa’ seguendo regole della genetica. Per quanto le societa’ possano essere diverse sono tutte rette dall’esigenza di costruire regole che limitano e favoriscono I comportamenti di quell ‘essere animale al fine di esaltare il concetto di societa’ e sociale. Quando questo accade, l’essere animale incontra l’umano, l’essere umano.
    Qui noi, tutti noi, abbiamo fallito. Perche’ abbiamo preferito l’isolamento, la recinzione, la territorialita’. Non vogliamo guardare oltre. E si sa, quando il recinto di quello affianco e’ troppo vicino al nostro, il cervello e’ il primo organo che ne subisce la pressione. E si stringe, si riduce, si appoltiglia e la prima cosa che perdiamo e’ proprio l’umanita’, l’essere disumano. La voglio ripetere, conla speranza che tutti ne restuno offesi: “ti faccio abortire negra di m”. In questa sola frase gridata a Rimini (luogo di vacanza) e’ rappresentata la malattia di tutti noi. L’erigersi a giudice supremo arrogandosi l’illecito titolo, diritto e capacita’ di decidere della vita e della morte non solo di una persona non ancora nata ma di una razza intera…
    Qualcuno disse: “esiste solo una razza, quella umana”. Credo che coloro che cercano di dividerla in parti, non vi appartengono ancora.
    E’ vero, scorciatoie non esistono. Anche perche’ siamo confinati in spazi mentali talmente ristretti che tutte le strade s’incrociano tra loro. Quindi? Non abbiamo scelta. Torniamo, usciamo dalle vacanze ora e cominciamo a condividere gli spazi rimasti. Forse il segreto e’ di considerare questi spazi non come acquisiti ma ereditati e si sa, chi deturpa una eredita’ e’ un fetente.

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