Penoso il dibattito politico sulla crescita del PIL. Ma è il Paese che deve maturare

Il dibattito politico che si è aperto dopo i dati resi noti ieri dall’Istat, sulla crescita del PIL nel secondo trimestre dell’anno (aprile, maggio e giugno, lo dico ai 5 stelle che non lo sanno), di gran lunga superiore alle attese sia in Italia che in Europa, la dice lunga sul livello di degrado che ha toccato la nostra politica. Nessuno si sforza di comprenderne le vere cause o di spostare il confronto sulle scelte da compiere per utilizzare al meglio questa boccata di ossigeno per i conti pubblici e l’economia del Paese. Ciascuno, pur di tirare l’acqua al proprio mulino, dice ciò che vuole, prescindendo da qualsiasi valutazione oggettiva della realtà.  In primo luogo Renzi e il governo che attribuiscono il dato esclusivamente alle scelte compiute con il “piano dei mille giorni”. Come si fa a negare che le politiche di tutti i  governi nazionali degli ultimi anni sono strette dalle logiche dell’austerità imposte dagli accordi sul Fiscal Compact? Quanto hanno potuto incidere i famosi 80 euro o riforme come il Job Act se non un misero 0.1/0.2%? La realtà è diversa. Le politiche di austerità seguite alla crisi del 2008 avevano portato il contimente sull’orlo della deflazione e di una nuova recessione e solo la scelta coraggiosa di Draghi, di fare ciò che negli USA era stato fatto 5 anni prima, ha evitato il baratro e riportato l’Europa all’attuale livello di crescita, che è  certo qualcosa ma molto meno di ciò che serve per creare lavoro e uscire dalla crisi. Di contro l’opposizione, nelle cui fila vi sono molti che hanno responsabilità non secondarie nelle scelte sbagliate compiute in passato, arrivano a negare l’evidenza e cioè il fatto stesso che questo risultato offre nuove opportunità per spingere l’Europa a imboccare l’unica strada percorribile per ritornare stabilmente ai livelli precrisi. Ma lo sconcerto più  grande lo provoca una senatrice dei 5 stelle, Lezzi, secondo cui il PIL è  cresciuto per il caldo che ha determinato  un maggior consumo di energia, dimostrando di non sapere neppure di cosa si sta parlando. Un confronto penoso che dimostra il limite pricipale di cui l’Italia deve liberarsi: la totale inadegutenza della sua classe dirigente. Ma attenzione non illudiamoci che per risolverlo servono le elezioni, alle quali arriveremo comunque presto. E non solo perché una forza riformista seria e con le idee chiare ancora non si vede all’orizzonte. La verità è che la separazione tra politica e società è  solo una favola. In democrazia lo scettro è nelle mani degli elettori. Nulla può cambiare se non matura nell’opinione pubblica la consapevolezza dei veri problemi del Paese e del passaggio epocale che stiamo attraversando. Guardare in faccia la realtà, dire la verità, per quanto amara possa apparire, è la precondizione per la svolta necessaria.

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