I soldi del dragone non fanno male né  all’Europa né alla Fiat se finisce il dominio del mercato

Due notizie riportano oggi in primo piano il tema dei rapporti tra Cina ed Europa. La prima è stata pubblicata dal Financial Time, secondo cui l’Unione Europea starebbe studiando misure di contrasto alle acquisizioni di società europee da parte della Cina, che sta effettuando in Europa investimenti sempre più ingenti. La seconda è la crescita di oltre il 5% del titolo FCA in borsa, dopo la diffusione di notizie  di un interesse di società cinesi del settore automobilistico ad acquisizioni nel gruppo ormai più statunitense che italiano. Tra le due notizie non c’è ovviamente un rapporto diretto. Ma entrambe sono emblematiche della schizofrenia che caratterizza i comportamenti dell’attuale leadership europea.  E infatti da noi si grida allo scandalo ogni qual volta uno stato nazionale manifesta la sola intenzione di un qualsiasi intervento a difesa di industrie o settori in crisi ritenuti strategici. Di recente il conglomerato cinese HNA ha alzato la sua quota in Deutsche Bank a circa il 10% del capitale sociale. Parliamo della più grande banca europea la cui crisi era ritenuta uno dei maggiori rischi per l’economia mondiale. Perchè in quel caso i soldi gialli sono stati considerati benvenuti? La verità è che non si può continuare ad andare avanti un giorno lodando il mercato e impedendo agli stati di intervenire per salvaguardare la tenuta dei sistemi economici nazionali (vedi il caso dei crediti incagliati delle banche italiane), il giorno dopo gridando al pericolo cinese; un giorno ricordando le virtù degli accordi di libero scambio, un altro ipotizzando misure protezionistiche. Gli investimenti esteri in Europa sono un bene per la nostra economia, andrebbero sollecitati e non contrastati. Ho ricordato su questo blog qualche settimana fa il grande piano cinese per rilanciare i porti del Mediterraneo lungo la via della seta, attraverso investimenti dieci volte più grandi di quelli che gli Stati Uniti relizzarono con il piano Marchall per la ricostruzione dell’Europa nel secondo dopoguerra. Come non considerarli una vera manna in tempi di Grande Crisi? Anche nel caso della Fiat non sarebbe forse un bene per la nostra industria se vi fosse qualche acquisizione che ne faciliti la crescita nel più grande mercato automobilistico mondiale, con i suoi 29 milioni di vetture l’anno e un incremento dell’8% annuo? Ovviamente evitando che siano altri a dettare il modello e le finalità del nostro sviluppo. Ma se questa è la vera preoccupazione è il protezionismo la via migliore per fronteggiarla? Con il livello di interdipendenza raggiunto dall’economia globale le guerre commerciali sono una soluzione peggiore del male. Basta vedere cosa è accaduto oggi ai prezzi delle materie prime non appena sono stati resi noti i dati economici di luglio, che segnalano un rallentamento della produzione industriale cinese, oppure alla tempesta che si scatenò sui mercati nel ferragosto di due anni fa per una piccola svalutazione dello Yuan. Se la preoccupazione è quella di chi decide la finalità e la sostenibilità sociale dello sviluppo sono ben altre le soluzioni. Dovremmo porci anche il problema del dominio assoluto delle multinazionali. A quel punto, però, sarebbe difficile non riconoscere che il vero pericolo è l’ideologia neoliberista che santifica il mercato. Perchè gli investimenti esteri non preoccuperebbero nessuno se in Europa avessimo una politica industriale comune e la possibilità, per la mano pubblica, di investire in ricerca e infrastrutture e intervenire direttamente in economia per salvaguardare i settori ritenuti strategici, magari stampando moneta come le banche centrali stanno facendo a piene mani in tutto il mondo per evitare il crollo definitivo del sistema finanziario globale. Insomma bisogna andare alla radice del problema. Il mercato ha un ruolo importante da svolgere e nessuno lo può negare o mettere in discussione. Ma perché sia al servizio delle comunità e non solo del denaro deve rispettare le regole stabilite dalla mano pubblica. Il primato spetta alla politica. Il punto allora non è quello di contrastare il mercato erigendo barriere ma di aggiungere all’unione del mercato l’unione della politica. Costruire un vero stato europeo in grado di definire e far rispettare le regole a tutti gli attori pubblici e privati siano essi interni o esteri. Bandire finalmente l’idea che i governi non devono occuparsi di politica economica e di politica monetaria. Il tempo degli stati liberali che dovevano limitarsi a garantire solo ordine pubblico e difesa dei confini è finito da un pezzo. Costruiamo finalmente l’Europa Federale e lasciamo che si occupi di programmazione economica, di piani di settore, di politica monetaria, che è troppo importante per restare nelle mani delle sole banche centrali, e poi, certo, anche di sicurezza perchè i vecchi stati nazione neppure più quella riescono a garantire.

2 commenti

  1. L’avanzata della Cina e della sua economia hanno la potenza di uno TSUNAMI.Sono,VIRTUALMENTE,inarrestabili e lascia veramente BASITI la posizione dell’Europa,in proposito,che non si discosta dalle “soluzioni” immaginate da Trump x contrastare questo ruolo,ormai egemone del gigante cinese.Con loro,non si può competere,o-meglio-si può ma non si deve scendere sul loro “terreno”,perché si sarebbe sconfitti in partenza.E allora?Allora-in primo luogo-studiare approfonditamente il FENOMENO cinese e poi-individuati eventuali punti deboli-cercare di arginare,entrare in parziale competizione e cogliere-soprattutto-la grande opportunità di esportare merci non “confezionabili” o realizzabili a condizioni di scarsa convenienza,verso un mercato IMMENSO.Chiaro che è più facile a dirsi che a farsi.Se si riflette su talune connotazioni del fenomeno,vengono evidenziate modalità e metodologie di far mercato,a noi sconosciute o INDIGESTE!Esaminiamo, ad esempio,come opera il colosso SUNING,che ha acquistato la nostra INTER.Partiamo dal basso:i cinesi studiano e studiano seriamente.Lo studio dell’economia e le lingue diffuse,lo coltivano sin da bambini.E,questo,se vogliamo,è il primo serio investimento.L’istruzione è di livello ottimo,con punte di eccellenza.Il loro sistema bancario è diverso dal nostro:assai meno vincoli(che non significa rischiare o andare allo sbaraglio),ma essere liberi da quei lacci e lacciuoli che sono una PIAGA occidentale e,soprattutto,italiana.Torniamo a SUNING:sapete l’80/85% del fatturato da che viene generato?Non ci crederete,ma da oggetti che-in sostanza-potremmo definire voluttuari.Comunque,non si tratta di beni di prima necessità!Orologi,anelli,portafogli,cellulari,smartphone,auricolari,cavi caricabatterie,bracciali,piccoli elettrodomestici,specchietti tascabili,borse refrigeranti,portapillole,e tantissime cose ancora,che definiremmo ciarpame,paccottiglia.Bene,x rendervene conto,andate in uno di questi negozi/bazar che proliferano nei nostri centri,piccoli o grandi che siano.TROVERETE TUTTO.Certo,la qualità lascia a desiderare.Ma che pretendete da oggetti che pagate appena qualche euro se non pochi centesimi?Prima riflessioni:l’economia diciamo “democratica”,nel senso che tutti,proprio tutti,hanno accesso a quei beni!~~~SEGUE>>>

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  2. Per ricaricare smartphone sono stato costretto a interrompere commento,che ora riprendo:SUNING rifornisce le migliaia (solo in Italia)di punti vendita,facendo arrivare dalla Cina un’ impressionante quantità di merci,stipate in enormi containers(possono-i piu’ grandi-contenere anche 2/3 automobili),trasportate da navi transoceaniche,che in Italia,approdano,prevalentemente,a Trieste,Genova,Livorno,Ancona,Taranto,Napoli,Salerno,Gioia Tauro(RC).La scommessa-vinta-da Suning e cinesi,in genere,e’ aver capovolto la logica capitalista occidentale,che presiede al profitto. Loro non massimizzano,spennando il singolo acquirente.Loro badano al numero.Preferiscono guadagnare 1€ su 100 o 1.000 persone,piuttosto che 40/50 € sul cliente,visto come mucca da mungere,al di là dei costi di produzione.Questo uno dei SEGRETI.Noi,in questo non possiamo imitarli ma dobbiamo affinare e perfezionare,sempre più La qualità dei nostri manufatti e-soprattutto-evitare demonizzazioni insulse e che si ritorcerebbero su di noi.Il regista,mio lontano parente,tantissimi anni fa,titolava un suo film ” La Cina è vicina”.Oggi è VICINISSIMA!

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