È la fine dell Occidente anglosassone o di tutto l Occidente?

 Timothy Garton Ash, saggista e giornalista britannico, professore di Studi Europei presso l’Università di Oxford ha scritto un interessante articolo su Repubblica che vi segnalo. Ash constata che sia la Gran Bretagna, a causa della Brexit, che si sta rivelando un “atto di utile lesionismo nazionale”, sia gli USA, che si ritrovano un presidente caratterizzato da “disordine mentale”, vivono una situazione di “straordinaria confusione” che puo’ segnare il “declino di lungo termine del modello anglosassone”. In verità egli alla fine sostiene che questo modello ha ancora possibilità di autoguarigione.   Tuttavia si interroga e ci interroga seriamente su quale volto potrà avere il XXI secolo post anglosassone. Certo il modello dell’Europa continentale, da sempre più attenta allo stato sociale e alla redistribuzione della ricchezza, appare potenzialmente più adatto a rispondere ad una crisi che ha tra le sue cause principali la crescita abnorme della disuguaglianza. Ma non è affatto scontato che riesca a uscire dal guado e procedere con decisione verso una vera integrazione politica, unica condizione in grado di consentirle di svolgere un ruolo di protagonista sullo scenario globale.  Mentre non può sfuggire la crescita del ruolo della Cina, ormai seconda potenza economica e militare mondiale.  Ho già scritto del gigantesco progetto di Pechino, 10 volte più grande del piano Marshall, per rilanciare la via della seta, attraverso il rilancio dei porti dell’Europa mediterranea. Non meno importante è il ruolo che la Cina sta svolgendo in Africa. Pechino insomma dimostra di avere una strategia globale  e la capacità di perseguirla. Il problema è che la crisi sistemica che stiamo vivendo è quella del neoliberismo finanziario nato proprio nei due Stati anglosassoni dopo l’89. Il malessere che l’incapacità ad uscire da questa crisi ha determinato nelle classi medie occidentali e la crisi irreversibile degli Stati nazione hanno svuotato e messo in discussione la democrazia. Per questo quello che a noi appare il punto debole del modello cinese, e cioè l’assenza di democrazia e il dominio del partito unico, potrebbe essere visto come un punto di forza da chi ritiene la democrazia ormai il vero problema del caos che stiamo vivendo. La partita sul volto che avrà il XXI secolo non si svolge solo tra i modelli della tradizione occidentale. È una partita globale. E la posta in gioco è la nostra libertà. La domanda che ci ponè il professore di Oxford è dunque cruciale. Ancora una volta una crisi sistemica mette a rischio il sistema democratico. Avvenne gia’ nei primi decenni del secolo scorso. Per questo è importante non dimenticare la nostra storia e avere sempre ben presente che il pericolo maggiore è quello di cedere alle sirene del nazionalismo e del populismo. In caso contrario è  certo che a perdere la partita sara’ tutto l Occidente. 

7 commenti

  1. Garton Ash dalla posizione privilegiata di acuto osservatore e analista del Guardian,parte da un’analisi di un contesto circoscritto,quello a lui più familiare,per giungere a conclusioni corrette,che poi-opportunamente-dilata,fino a estenderle all’Europa e,quindi,all’intero Orbe.Dal raffronto analitico dei parametri,tutti(quelli economici premiano largamente la Cina,e l’Oriente asiatico,senza dubbio alcuno),deve emergere una riflessione sulla validità e attualità(oltre che praticabilità intesa come opzione)di un modello rispetto a un altro.Siffatta operazione,però,necessita di un’operazione propedeutica inevitabile:essa ha a che fare con la metodologia e con l’onesta’ intellettuale ,che nessuno di noi può permettersi il lusso di dare x scontata.Inseriti in un contesto di alleanze e blocco x nulla sconfessati,da noi occidentali,attingiamo a fonti informative partigiane e spessissimo fasulle.Nella migliore delle ipotesi evitiamo di “filtrare” x pigrizia mentale.Nella peggiore,e questo lo fa anche chi si professa di sinistra,perché ci si crede più al sicuro e protetti sotto uno scudo che mai fu rottamato.Gli USA,solo x un’incollatura precedono la Repubblica popolare cinese,come economia più forte.La Cina è anche la terza potenza militare,dopo USA e Federazione Russa,che la precedono di gran lunga,perché i cinesi decisero di espandersi,dedicando una parte modesta del PIL all’ ‘armamento,anche perché convinti che l’America avesse abbandonata la propria vocazione imperialista e guerrafondaia.Ora,sta aumentando la quota PIL dedicata alla spesa militare,in virtù dei ” venti di guerra” che hanno ripreso a soffiare.Se fa piacere,si segua pure il mainstream e le tante storytelling diffuse sui cinesi,che tra poco verranno addirittura accusati di mangiare i bambini.Loro,fortunatamente,se ne fottono e continuano a crescere a 2 cifre e il loro rallentamento-causa crisi-è stato un’inezia, se raffrontato a quello “occidentale”.Questo postato da Adolfo è un tema di difficoltà importanza e delicatezza estreme.Le migliori menti si stanno affannando x cercare di dipanare la matassa.Ragioniamo un attimo sulle evidenze incontestabili:1)Quanto siamo cambiati negli ultimi 50 anni?;2)Ci rendiamo conto che i cambiamenti sono stati così radicali,rivoluzionari e accelerati,da rendere pressoché inservibile,rottamabile,buona parte del passato,anche recente? Ce ne sarebbero altre di evidenze,ma mi fermo a queste,sia perché sono le più incisive,sia perché il post si appesantisce esageratamente.Quello che è avvenuto e sta avvenendo è una specie di rivoluzione copernicana.Hegel la definirebbe ETEROGENESI dei FINI.Questo avviene quando uno strumento,un mezzo,diventa a sua volta un FINE.Cio’ accade col denaro,che da mero strumento assurge a fine assoluto con l’accumulazione selvaggia e compulsiva.E non si può dire-mutatis mutandis-lo stesso della tecnica,la τεκνε’ degli antichi Greci,presso cui spuntò l’alba della nostra civiltà.

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      • Ma,se il dio Pluto,la sete inesausta di danaro,hanno portato a derive e crisi sistemiche,addirittura più nocivo si è rivelato il ruolo della tecnica.Ci rendiamo conto di che è diventato uno strumento che doveva esclusivamente far progredire l’umanità?Ha preso tanto la mano all’uomo da asservirlo,schiavizzarlo. Pensate al caso emblematico dei cosiddetti “nativi digitali”,giovani o giovanissimi(millennials),costantemente connessi,che vivono in simbiosi con tablet o smartphone.Siamo ancora in una fase nella quale non si può dare un giudizio compiuto sui sicuri-non eventuali-danni che provoca e provocherà la digitalizzazione selvaggia e sfrenata.Non dimentichiamo che questo fenomeno è intimamente connesso alla comunicazione(e,fin qui,il saldo e’ positivo) e alla globalizzazione,gioia e dolori;anche in questo caso,forse,è prematuro pronunciarsi x un giudizio,non già definitivo,ma attendibile. Ritornando all’informatizzazione,non è agevole la somma “algebrica”.Sta di fatto che le statistiche evidenziano processi di scissione,analfabetizzazione(oggi anche uno studente del classico dispone di un “vocabolario” che rappresenta 1/3 rispetto a quello di uno studente di appena 15 anni fa.Non si legge,non si scrive,non ci si esercita,non si allena la mente.Cio’ produce desertificazione emotiva.Non dimentichiamo di chi stiamo occupandoci.Della generazione che-a breve-dovrà fornire le nuove classi dirigenti.Se già quelle attuali fanno pena,figuriamoci le future… La diffusione della conoscenza,mediata dal l’informatica,e’ l’ostacolo più ostico che si sia mai presentato nella storia,relativamente al contatto con la realtà.Possiamo visitare VIRTUALMENTE New York,senza averci messo mai piede.E’ lo stesso che conoscerla secondo la tradizionale modalità?Non direi proprio.Al processo di de-realizzazione si associa quello di de-socializzazione.Abbiamo migliaia di amici virtuali.Dove sono e quanti sono gli AMICI,compresi quelli del cuore?Cosi’ facendo,si smarriscono le pulsioni emozionali e comincia a latitare la qualità stessa dei sentimenti.Rebus sic stantibus,solo un abbozzo di risposta è consentito.I posteri diranno che mutazione ha subito l’umana specie,sempre che x l’uomo-soprattutto occidentale-c’è un futuro prossimo di una certa entità.Personalmente,sono assai scettico,perché il suo modello di sviluppo è fallito,da quando ha rinunciato-tra le altre virtù-alla sobrietà.E’ x questo motivo che ho come tavola della legge,la semplice e schietta affermazione di Jose’ Pepe Mujica:”Abbiamo imparato nella solitudine delle prigioni,in tutti questi anni,con quanto poco si può essere felice”. P.S.x Adolfo:dopo aver letto,valuta chi è più vicino a Berlinguer tra noi 2,anche se Berlinguer non è Vangelo,come tutti,ovviamente.

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      • Sicuramente io. C è una intervista di Berlinguer sull informatica che dimostra quanto lui fosse aperto alle nuove tecnologie che certo presentano sempre dei rischi ma soprattutto opportunità. Non condivido il tuo giudizio sulla tecnica. Senza saremmo rimasti all età della pietra o a quella della schiavitù. Ovviamente spetta a noi farne buon uso e fare in modo che i suoi effetti benefici vengano distribuiti equamente. Il punto fondamentale è proprio questo.

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      • Ah ahahah.6 già da tempo,stato seppellito da una risata omerica.Non so se pure a Capua si dica:” nun tec’ a chi m’ vant’,e m’ vant’ io”.6 un illuso integrale,Adolfo.Almeno cerca di comprendere quello che vogliono dire quelli che citi e di cui posti analisi e riflessioni,diamine!62 anni non sono molti x cambiare almeno questa abitudine,fidati…

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      • Non sono un illuso e comprendo bene. Abbiamo opinioni diverse. Tutto normale. Non c’è ragione per fare per questo polemiche inutili o lanciare accuse infondate.

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