I redditi degli italiani più bassi di due decenni fa, anche se il PIL cresce un po più del previsto. Perchè?

Due notizie apparentemente contraddittorie sono arrivate nel corso di questa settimana dal Fondo Monetario Internazionale sull’Italia. La prima è indubbiamente positiva: la stima del PIL del nostro Paese per il 2017 è stata rivista al rialzo, dallo 0,8 precedente all’1,3%. Rimaniamo il fanalino di coda dell’Europa che crescerà dell’1,9% ma un recupero c’è. Qualche giorno dopo la stessa fonte ha pubblicato un rapporto sull’Italia nel quale afferma che le conseguenze della crisi del 2008 sono state molto pesanti sui redditi degli italiani che guadagnano oggi in media meno di due decenni fa. Solo tra un decennio torneranno ai livelli precedenti alla crisi. Ovviamente si può dire che non basta una crescita ancora anemica per recuperare quanto perduto in questi anni e che pesano i troppi ritardi strutturali dell’Italia ormai arcinoti. Questo è corretto ma è solo una parte dalla verità. L’altra è che sia in Italia che fuori la crescita del PIL non basta a far recuperare i redditi da lavoro perchè gran parte di questa crescita va altrove.  Per capirci qualcosa in più è utile considerare un altro dato reso noto in settimana sempre dal FMI attraverso un “working paper”. Il rapporto approfondisce il tema della perdita di potere da parte dei lavoratori  nelle economie più avanzate. Senza addentrarci nei dettagli dello studio ci basta andare al nocciolo  della questione che ne emerge e che riguarda il rapporto tra capitale, lavoro e Prodotto Interno Lordo. Nelle economie avanzate tra il 1970 e il 2014 la quota di reddito prodotto che è andata al lavoro è scesa dal 53,6 al 50,9, il resto è andato a profitti e rendite.  Il problema diventa più chiaro se consideriamo che negli anni 50 e 60 del secolo scorso, quando il potere dei lavoratori e dei sindacati era più forte, i redditi da lavoro arrivavano al di sopra del 65% del reddito complessivo. Ecco perchè non basta l’aumento del PIL. E questo, ovviamente, non è vero solo per l’Italia. Se consideriamo che quel poco di crescita globale rimasta dopo il 2008 è legata agli acquisti di titoli obbligazionari da parte delle banche centrali, si capisce che gran parte della liquidità erogata al sistema ritorna in finanza e va a rimpolpare i redditi da capitale. Per non parlare della crescita della produttività legata all’innovazione tecnologica che va in larghissima parte a rimpolpare i profitti.  E allora vale la pena ricordare la conclusione della ricchissima e documentatissima ricerca di Thomas Piketty sull’evoluzione delle diseguaglianze dai tempi della rivoluzione francese ad oggi (riportata nel suo libro “Il capitale nel XXI secolo”): “Quando il tasso di rendimento del capitale supera regolarmente il tasso di crescita del prodotto e el reddito- come accadde fino al XIX seclo e come rischia di accadere di nuovo nel XXI- il capitalismo produce automaticamente disuguaglianze insostenibili, arbitrarie, che rimettono in questione dalle fondamenta i valori meritocratici sui quali si reggono le nostre società democratiche.” E’ chiaro allora qual è la vera casta da ridimensionare? Il periodo di maggiore crescita economica coincide sempre con quello di maggiore crescita dell’occupazione e del potere dei lavoratori. Se non si promuove occupazione, se non aumentano salari e stipendi scordiamoci di ritornare ad un tasso di crescita in grado di sfruttare tutto il potenziale produttivo. Per fare questo servono due cose: innanzitutto bisogna creare liquidità non solo per sostenere la finanza ma anche per investimenti produttivi; in secondo luogo bisogna rafforzare il potere dei sindacati perchè possano tornare a tutelare ed estendere i diritti dei lavoratori. Per fare questo servono stati sovranazionali in grado condizionare mercato, finanza e multinazionali. Gira e rigira il nodo è sempre quello: bisogna globalizzare la democrazia, non solo il mercato. E’ difficile, complesso? Si ma altre strade non ci sono. Oggi la sfida è questa. Tutto il resto è fumo o è noia.

Un commento

  1. Il POST-come al solito-ricco di dati e zeppo d’interessanti spunti di riflessione,contiene 2 elementi-tra i tanti-che evidenziano che MACELERIA sociale hanno prodotto incompetenza,disinteresse,infingardaggine e incapacità diffusa di almeno 2 generazione di politici e classe dirigente dell’Italia e dell’intero emisfero occidentale.Il dato più allarmante è quello che segnala che la metà del PIL è destinato a profitti e rendita parassitaria.Io trovo il dato,addirittura AGGHIACIANTE.Le ricadute sono molteplici e influenzano significativamente ogni processo di crescita,destinato a relegare il nostro Paese,addirittura a reale fanalino di coda,non essendo utopia un superamento anche da parte della Grecia,dopo il sorpasso spagnolo.Se l’Italia non cresce ALMENO quanto gli altri è FOTTUTA!Mi fanno tenerezza interventi su questo Blog,soprattutto da parte di giovani,animati da sacro furore,tipico degli anni giovanili.Vorrei tanto che le loro aspettative si realizzassero,ma…Ma i “numeri “della crisi sono impietosi e la bella disamina di Adolfo,oltre la previsione dello scenario x l’immediato futuro,non autorizzano facili ottimismi.Non si dimentichi MAI che l’Italia ha una situazione debitoria pari a 1/4 dell’intero debito UE(ogni neonato è indebitato x 35.000€) e potrebbe ridurre significativamente il debito in una 15na d’anni,ove crescesse di un tasso di poco inferiore al 3%.Realistico?Verosimile?Lascio a voi tutti la risposta.Sperare non costa nulla,certo.Ma la mera speranza,non supportata da elementi di fondatezza e verosimiglianza contabile ed economica,nonche’ da fattori che attengono al contesto politico-sociale-declina in velleitarismo utopistico,ahinoi!

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