L’Occidente, la Cina e la crisi. Chi salverà chi?

Per farsi una idea della gravità della crisi politica che attraversa l’Occidente basta sfogliare i giornali e non fermarsi alla cronaca locale. Stamane sulla nostra stampa grande spazio alla gara tra PD e 5 stelle per attribuirsi la paternità dell’abolizione dei vitalizi. Una abolizione che riguarda non solo i parlamentari in carica ma anche i vitalizi già riconosciuti ai vecchi parlamentari, il che rende la legge approvata dalla Camera dei Deputati chiaramente anticostituzionale. Tutti lo sanno ma ora quel che conta è parlare alla pancia della gente per prendere un pò di voti nelle regionali siciliane. Il resto si vedrà. L’altra notizia di rilievo di questi giorni è la vittoria, per un solo voto, del presidente Trump sull’avvio del dibattito per l’abolizione dell’Obamacare, la legge che ha consentito da alcuni anni a 20 milioni di americani, che ne erano esclusi, di avere un minimo di assistenza sanitaria. Anche quella una farsa perché, come è noto, tra i repubblicani non c’è consenso sulle norme con cui sostituirla. E infatti proprio mentre finivo di scrivere questo articolo ho sentito della bocciatura da parte del Senato del testo presentato dai repubblicani per la revoca di gran parte della riforma sanitaria di Obama. Un pasticcio con due voti contrastanti a distanza di una giornata. Ma ciò che interessa il presidente è dare un messaggio a quella parte di ceto medio che lo ha votato perchè vive il malessere determinato dalla crisi e crede che la sua condizione è il risultato di uno stato sociale che concede troppo a chi non può permettersi di pagare un’assicurazione. E gli USA come si sa sono il tempio del liberismo e dell’individualismo. E’ da tempo che il clima politico nella gran parte dei paesi occidentali è questo: la crisi ha impoverito il ceto medio, la politica è incapace di affrontare i problemi conseguenti e i suoi protagonisti cercano di restare a galla spargendo fumo. Ma oggi nella cronaca estera si poteva leggere anche una notizia clamorosa. La Cina ha proposto un progetto per rilanciare la via della seta con l’Europa puntando sui porti del Mediterraneo. Si tratta di un progetto su cui Pechino è pronta ad mettere in campo risorse 10 volte superiori a quelle che impiegarono gli Stati Uniti con il piano Marshall per rimettere in piedi l’economia europea distrutta dalla guerra. Il Sole 24 ore ha fornito numeri precisi: il valore del piano Marshall  é stato pari a 100 miliardi di dollari di oggi; il progetto cinese, secondo il centro studi di Intesa San Paolo, attiverà tra i 1000 e i 1500 miliardi. Che la Cina faccia seriamente lo dimostrano gli investimenti già realizzati in otto porti del Mediterraneo e del Nord Europa tra i quali Rotterdam, Vado Ligure, Valencia, Pireo. La cosa singolare è che l’UE, anziché gioire, esprime diffidenza, perchè i paesi del Nord temono che, grazie al canale di Suez – sulla cui gestione la Cina ha una importante partecipazione- a beneficiare dell’iniziativa possano essere soprattutto i porti dei paesi del Mediterraneo. Come se il rilancio dell’economia di Italia, Grecia e Spagna non apporti benefici a quella di tutto il continente. Io non sono un sostenitore del modello politico cinese, tutt’altro. Credo nella democrazia e nei valori dell’Europa soprattutto. Tuttavia questo non mi impedisce di vedere come il sistema politico ed economico dell’Occidente non regge più di fronte ai grandi cambiamenti intervenuti nel mondo negli ultimi decenni. La democrazia è svuotata ed in crisi dappertutto. L’Europa, ancora priva di un vero Stato continentale, si perde nella politica dei piccoli cabotaggi degli Stati nazionali, ormai privi di poteri reali. Gli USA sono in preda ad una crisi politica di proporzioni inaudite che impedisce a quella che è ancora (ma fino a quando?) la prima potenza mondiale di svolgere un ruolo fondamentale per tentare di farci uscire dal caos globale nel quale siamo. Allora mi domando: la crisi del secolo scorso produsse in Europa il fascismo ed il nazismo, distruzioni enormi e oltre 50 milioni di morti. Ci salvò il New Deal americano, il grande compromesso tra capitalismo e democrazia e l’alleanza con l’URSS. Oggi gli Stati Uniti sono stati i primi a cedere all’ondata populista, anche se il loro sistema istituzionale ha degli anticorpi in grado di reagire (almeno si spera). Chi salverà chi dagli effetti devastanti della grande crisi del 2008? Sarà il modello cinese a prevalere? La mia speranza è che nel salvataggio abbia un ruolo una Europa capace di ritrovare il cammino verso una effettiva unione economica e politica. I valori dei vincitori saranno quelli che, in questa guerra combattuta con altri mezzi, incideranno nelle nostre vite e, sinceramente, nonostante tutto è in Europa , più che altrove, che c’è stata attenzione allo stato sociale, alle libertà civili, all’interesse collettivo rispetto a quello individuale. Non c’è confronto ne con i cosiddetti paesi emergenti, ne con gli stessi Stati Uniti dove ancora vige la pena di morte e si continua a negare perfino il diritto alla salute per tutti. Liberté, egalité, Fraternité: la civiltà moderna è nata qui. Voglio perciò augurarmi che siano questi valori a prevalere, a indicare la via d’uscita. Certo a giudicare lo stato dell’arte è difficilissimo sperarci. Forse di fronte ad una iniziativa di politica economica ed estera come quella messa in campo da Pechino è possibile che maturi nella classe dirigente europea la consapevolezza di ciò che potrebbe fare una Europa con un solo bilancio ed una sola politica estera verso un continente come l’Africa al cui destino, per tanti aspetti, è legato anche il nostro, sia dal punto di vista economico che della sicurezza. Perchè è chiaro che operazioni di questa portata non può farle nessuna delle vecchie piccole nazioni. Cos’altro possiamo sperare di fronte al degrado della politica e alla scarsa attenzione da parte dell’opinione pubblica sulle vere questioni che incidono sul nostro futuro? Ma se non sarà cosi riusciamo a immaginare quali valori ci guideranno e quale sarà il ruolo e il destino dell’Italia e delle nazioni europee in un mondo sempre più piccolo nel quale contano solo le grandi concentrazioni economiche e finanziarie e i grandi stati di dimensione continentale?

2 commenti

  1. Caro Adolfo , condivido analisi ed auspici . .i chiedo solo che influenza nel futuro potra’ avere in Cina il fattore politico, ora artificialmente , o forse creativament , sospeso , e quello della democrazia e delle disuguaglianze all’interno .
    Non sono capace di darmi risposte .
    PS : la retroattivita’ del sistema contributivo per il ricalcoolo dei trattamenti pensionistici secondo la Corte Costituzionale e’ legittima se applicata con ragionevolezza e tenendo conto dell’affidamento maturato nei beneficiari .
    Comunque il PD si e’ fatto carico di una legge giusta e necessaria , rispettosa della funzione e della dignita’ parlamentare , tanto che ila canea dei stelle ne e’ insoddisfatta .
    Naturalmente la sistra della rivoluzione egualitarista ha votato contro !

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    • Nessuno è capace di darsi quelle risposte. Come potrà tenere un sistema politico così rigido in una società che si sta articolano in quel modo è davvero inconcepibile. Si vedrà. Ma non meno problematico è capire come l Occidente possa uscire dalla crisi della democrazia.Certo una legge sui vitalizi era necessaria. Ma la retroattività per i trattamenti in essere è cosa diversa da quello che tu dici. Un cosa del genere non si è mai vista. Neppure la Fornero ha messo in discussione il trattamento dei pensionati baby o di chi aveva già una pensione calcolata con il sistema retributivo. Infatti si sono affrettati a votare un emendamento che esclude l’applicazione della norma ai cittadini. Il che rende ancora più incostituzionale una legge che a me pare fatta solo per scopi propagandistici.

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