Pisapia, l’abbraccio con la Boschi e quella malattia infantile da cui la sinistra non sa guarire

Giuliano Pisapia ha partecipato ad una festa del PD, ha abbracciato la Boschi e ha dichiarato di sentirsi a casa sua. Apriti cielo: subito è partita una bordata di critiche dai “duri e puri” della sinistra. Dico subito che io sono uscito dal PD ormai  da nove anni. Tuttavia quando mi è capitato (raramente) di andare ad una festa de l’Unità anche io mi sono sentito a casa mia. Ho militato per una vita nel PCI e poi nel PDS e nei DS. La gran parte delle persone che partecipano a quelle feste e che vota per il PD vengono da quel mondo. Mi pare, dunque, del tutto naturale sentirsi a proprio agio, anche se non si condivide l’attuale politica di quel partito (per quanto mi riguarda questo è accaduto già prima che arrivasse Renzi). Ancor più naturale salutare cordialmente un interlocutore politico con il quale si è condivisa in passato una esperienza politica in parlamento (Pisapia prima di fare il Sindaco a Milano è stato deputato di Rifondazione). Perché allora si grida allo scandalo? Il problema, ovviamente è politico. A sinistra c’è chi ritiene che il PD sia il nemico, la causa della crisi, il male assoluto da sradicare. Ma è davvero così o la deriva del PD è l’effetto e non la causa di una crisi della politica e di conseguenza della sinistra con cui fin qui nessuno è riuscito a fare i conti e a trarne tutte le conseguenze sul piano dell’elaborazione, dell’organizzazione e dell’iniziativa politica? Il fallimento del progetto di fondere nel PD le migliori tradizioni riformiste della storia italiana, unificandole su una politica adeguata ai tempi, è fallito. La crisi della socialdemocrazia europea è sotto gli occhi di tutti e si manifesta nella sua assoluta subalternità alla cieca politica di austerità che domina l’Europa. Questo apre indubbiamente un grande spazio per una nuova sinistra che voglia fare i conti con gli errori del passato, che voglia colmare i gravi ritardi che tutte le sue anime – sia quella riformista che quella radicale – hanno accumulato nella comprensione dei grandi cambiamenti intervenuti nell’economia, nella società, vera causa dello svuotamento degli strumenti che in passato hanno consentito al mondo del lavoro di emanciparsi e conquistare importanti spazi politici e di potere. Quello che serve però è ricostruire dei luoghi comuni di analisi e di iniziativa politica consapevole, non continuare a dividersi sulla base dell’affermazione di vecchie identità ormai superate dai tempi nuovi. Chiusure infantili che individuano altrove le cause dei propri ritardi e dei propri limiti non solo non aiutano ma sono deleterie. Come si ritiene possibile fermare l’ondata populista e di destra senza interloquire anche con il PD e con il suo elettorato e soprattutto senza guardare al contesto europeo? Mettendo insieme i tanti cespugli che affollano il piccolo giardino delle attuali formazioni che si richiamano alla sinistra? Tra l’altro senza neppure voler valutare l’inconsistenza numerica di queste formazioni si crede forse più semplice intendersi con quelli che, a mio avviso impropriamente, si definiscono comunisti italiani e si riconoscono in un progetto denominato Eurostop? Per non parlare delle posizioni di altri gruppuscoli. Ciò che sorprende è che tra costoro c’è chi si entusiasma per Corbyn e Sanders dimenticando che entrambi si sforzano di delineare il volto di una nuova sinistra moderna dall’interno delle formazioni tradizionali della socialdemocrazia Europea o del mondo progressista americano. Non sono tra quelli che pensano che una nuova sinistra debba allearsi con il PD a tutti i costi. Penso invece che sia fondamentale partire da un progetto in grado di affrontare l’attuale crisi. Un progetto basato su chiare discriminanti (la prima è l’Europa come dimensione minima per riaffermare il primato della politica) su cui confrontarsi con la società e costruire alleanze sociali e politiche. In questo quadro è impensabile non confrontarsi anche con il PD e non parlare con l’elettorato che rappresenta. Di chi si scandalizza dell’abbraccio tra Pisapia e la Boschi sinceramente non c’è bisogno. Seguo con attenzione il lavoro che sta facendo Giuliano Pisapia. Dimostra di avere la visione giusta e il necessario equilibrio. Guai però a cadere nella tentazione di costruire un cartello elettorale in vista delle politiche per rinviare a dopo la ricerca di una chiarezza programmatica e politica. Lo spazio politico che c’è a sinistra si occupa se si ha una base culturale solida, apertura e credibilità. Lasciamo perdere quelli che non vogliono liberarsi dalla malattia infantile della sinistra.

5 commenti

  1. Sono d’accordo con la lucida analisi di Adolfo. Un progetto di sinistra dalle diverse dimensioni, da quella delle nuove opportunità di lavoro alla visione europeista, non può prescindere dall’incontro con il popolo del PD, e ciò al di là di Renzi il quale, come tutti i “non grandi leade” ha i suoi tempi limitati di passaggio sulla scena politica internazionale.
    Infine, per ancorare il PD al progetto di rilancio della sinistra, non si può fare a meno di dialogare. Chi ritiene che l’incontro col PD si dovrà rinviare a dopo Renzi è infantile, anche se a dirlo è uno che si chiama D’Alema.

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  2. Condivido la linea di ricerca di unità, ma questa richiede la definizione di obiettivi chiari rispetto ai quali costruire un programma che in tempi politici certi, quindi non di breve ma neppure di lunghissimo periodo, li consegua. La chirezza degli obiettivi, equità sociale ed economica, trasparenza e partecipazione democratica, darebbero nuova credibilità alla politica eliminando il distacco e la sfiducia che si esprimono nell’astensione.
    Pisapia sta lavorando per un confronto per la definizione degli obiettivi comuni e di un programma ad essi funzionale?
    E il P.D. è pronto a questo lavoro comune superando la posizione di autosufficienza?
    Queste sono le domande alle quali ad oggi non trovo risposte.

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  3. Potremmo lanciare una raccolta firme, tipo petizione, esprimendo la volontà che si avvii un confronto sui temi più importanti che coinvolga anche i cittadini. Difficile, ma non impossibile.

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  4. Creative mode is really as iit is stated, a mode where yoou aare totally freee all off
    the blocks plus an endless figure to create what you maay seem like doing, andd you will do this
    in multiplayer also, and build tolgether with your friends and strangers alike.
    I hhad mined in thee wrong direction and exposed water into
    my underround cavern, oh dear. Step 2: Use wooden blockss
    or some other suuitable material tto generate the 40×16 outside
    side of the board, most backgammon boards are madde oof wood while
    you can create a cool looking board by making use of more metallic colours.

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