Se trascuriamo quel che per noi conta davvero …

Chi vuole verificare quanto sia elevato il livello di incapacità della nostra classe politica sulla tutela degli interessi dell’Italia in Europa, ma anche quanto sia basso il livello di consapevolezza dell’opinione pubblica italiana di ciò che davvero è importante per il benessere del nostro paese, può collegarsi al sito della Consob e leggere l’ultimo “risk outlook” pubblicato: il numero 13 del 2017 che contiene i dati 2016 sulla redditività  e la qualità del credito delle banche europee. A pagina due della sintesi in italiano (il documento è in inglese ed è corredato di tabelle illustrative) è scritto testualmente: “Le maggiori banche tedesche, inglesi e francesi detengono le più complesse e illiquide attività finanziarie (cosiddette attività di livello 2 e 3) per un ammontare iscritto in bilancio corrispondente fino a 10 volte il capitale common equity tier 1.  Le banche italiane, per contro, continuano a caratterizzarsi per notevoli criticità rispetto alla qualità del credito con una quota di sofferenze sul totale dei crediti significativamente superiore alla media europea, benché in termini netti essa sia calata nel 2016 per effetto delle forti svalutazioni di fine anno.” Chi non ha tempo e modo di leggere  l’intero documento Consob può trovarne una sintesi chiara  sul Sole 24 ore di oggi. Sono dati importanti perché offrono una chiave di lettura delle crisi bancarie che ci hanno tormentato negli ultimi anni. Le banche italiane, come è a tutti noto, sono state messe sotto pressione per la presenza nei loro bilanci di una certa quantità di crediti deteriorati, legati in buona parte agli effetti che la crisi economica e finanziaria ha avuto sulle imprese e sulle famiglie. Si tratta di sofferenze comunque coperte da accantonamenti in bilancio -in misura superiore alla media europea- e da garanzie reali. Hanno un mercato e dunque possono essere vendute. Tuttavia, con la scusa della crisi,  le società che si occupano del recupero di questi crediti vogliono pagare a prezzo da affare. Un prezzo che le banche non possono accettare senza scontare conseguenze negative per l’equilibrio dei loro bilanci. Sarebbe bastata una garanzia pubblica per consentire alle nostre banche di spuntare un prezzo più vicino a quello iscritto in bilancio e chiudere la partita in pochi mesi. Invece in nome del mercato le autorità di vigilanza europee hanno creato tante di quelle difficolta e sparso tanta di quella sfiducia da far rischiare seriamente il fallimento di importanti istituti bancari del nostro paese. Tutto questo mentre -come gli addetti ai lavori sanno da tempo e come ci svela anche il documento Consob-  le banche tedesche hanno l’80% delle attività finanziarie in bilancio illiquide. Sono cioè piene di titoli tossici che costituiscono una parte rilevante del loro patrimonio .  Titoli che non hanno prezzo certo ma vengono quotati in bilancio generalmente ad un valore di gran lunga superiore a quello reale. Le attività finanziarie illiquide rappresentano mediamente anche il  70%  dei bilanci delle banche britanniche, il 50% di quelle francesi, mentre per le banche italiane solo il 30%. Ma proprio per la difficoltà di valutazione del valore di queste attività le autorità di vigilanza sono tenute a non considerarle. Quindi mentre si mette a rischio la tenuta del sistema bancario italiano si chiudono gli occhi di fronte al problema di portata sistemica delle banche di altri paesi. Non mi si dica che tutto questo deriva da rapporti di forza europei non favorevoli all’Italia. E non solo perché noi siamo la terza manifattura dell’Europa. Con argomenti a disposizione di questa portata l’Italia avrebbe potuto chiedere, di santa ragione, di approvare il “bail inn” dopo aver ripulito i bilanci delle nostre bance dai crediti incagliati, oltre all’approvazione di criteri più oggettivi per gli stress test condotti dalla Banca Centrale Europea e delle regole per completare il processo di Unione Bancaria con il fondo europeo di garanzia dei depositi. Invece mentre queste vicende si consumavano la nostra politica era intenta ad accapigliarsi su questioni che è un eufemismo definire marginali. Dovrebbe essere chiaro a tutti quanto sia importante il risanamento delle banche per ridare fiato al sistema delle imprese e all’economia. E quanto lo sia ancor più mettere mano ad una riforma del settore che rimuova le cause che hanno portato alla crisi finanziaria dalla quale ancora non siamo del tutto usciti. Parlo di questioni sulle quali in Europa si sta discutendo e trattando nella disattenzione della nostra politica, concentrata sulle risse da pollaio, e purtroppo anche dell’opinione pubblica. Bisogna saperlo: non usciremo dal tunnel fino a quando non capiremo che è su questioni come questa che ci giochiamo il nostro futuro e che la partita europea è molto più importante di quella nazionale.

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