Irrealistico ipotizzare ora la fine degli stimoli monetari

E’ stata questa una settimana negativa per tutte le borse europee. Le parole di Draghi, sulla temporaneità del calo dell’inflazione e sul consolidamento della ripresa in Europa, sono state lette dai mercati come un segnale da parte della BCE di voler porre fine a breve agli stimoli monetari che sta garantendo con decisione dal 2015. A me pare una lettura strumentale al desiderio di prendere profitto da parte degli operatori, dopo mesi di forte crescita degli indici. In realtà non è difficile capire qual è la reale portata della crescita in Europa. Basta guardare agli USA che hanno avviato gli stimoli monetari con circa cinque anni di anticipo per farsi una idea abbastanza realistica di quel che sta avvenendo da noi. Negli USA, infatti, subito dopo la grande recessione del 2008 la FED intervenne prontamente, nel giugno del 2009, inizialmente con 90 miliardi di dollari di acquisti di titoli obbligazionari al mese, impegnando a tale scopo, fino ad ottobre del 2014, ben quattromilacinquecento miliardi di dollari. A questo forte stimolo monetario si aggiunsero le politiche fiscali di stampo Keynesiano del presidente Obama: l’estensione dell’assistenza sanitaria alle fasce più deboli della popolazione e investimenti pubblici per circa 800 miliardi che, per quanto giudicati insufficienti a determinare una crescita adeguata, hanno avuto certamente il loro effetto sulla economia a stelle e strisce. Purtroppo la mancanza di una maggioranza alla Camera e al Senato favorevole al presidente non consentì di incrementare l’intervento pubblico e di aggiungere all’ossigeno, rappresentato dalla politica monetaria, la giusta dose di medicine necessarie per restituire al malato l’energia sufficiente. Il risultato è stato quello di far uscire gli USA dalla recessione prima di tutti gli altri (già nel 2010) ma di suscitare una crescita anemica che fino ad oggi è stata mediamente del 2% l’anno. Troppo poco per risollevare le sorti della classe media americana che, colpita duramente dalla crescita del divario tra la ricchezza sempre più concentrata nelle mani di un pugno di miliardari e la precarietà di tutti gli altri, ha prodotto l’ascesa di Trump. La speranza di una ripresa in grado di promuovere una crescita consistente dei salari e dei consumi è oggi affidata alla capacità di Trump di tener fede alle sue promesse sui tagli alle tasse e sugli investimenti finanziati a debito in infrastrutture. Non voglio qui soffermarmi sulle contraddizioni del programma di Trump e sulla distanza che separa la propaganda elettorale dai fatti dei primi mesi della sua presidenza. Quel che ci interessa osservare è che se gli Stati Uniti con un mix di politica monetaria e di politiche fiscali insufficienti hanno prodotto un risultato non soddisfacente quale pensiamo possa essere il risultato in Europa? Nella UE, mentre Obama garantiva un minimo di intervento pubblico nell’economia e rendeva possibile l’uscita degli USA dalla recessione, seguiva una politica fortemente restrittiva. L’Eurogruppo approvò il trattato sulla stabilità e sulla governance, il Fiscal Compact, che impose il pareggio di bilancio e regole per la riduzione del rapporto debito/Prodotto interno lordo. Solo il coraggio di Mario Draghi riuscì a bloccare prima la crisi del debito sovrano poi la deflazione cui quella politica anticiclica aveva condotto l’Europa a fine 2014. Gli stimoli fiscali della BCE, in mancanza di una politica fiscale adeguata, non potranno andare oltre una ripresa più bassa di quella registrata negli USA. In questo quadro la fine degli stimoli monetari determinerebbe la fine di quel poco di crescita che abbiamo. Senza progressi sul piano dell’integrazione politica e senza un cambiamento di politica economica mi pare del tutto irrealistico pensare alla fine del QE. Tra l’altro se le banche centrali hanno aumentato dal 2007 ad oggi i loro bilanci fino alla vertiginosa cifra dei diciottomila dollari, il 2017 si annuncia come l’anno nel quale sarà immessa nel sistema la maggiore liquidità degli ultimi 10 anni. Al di là di tutte le chiacchiere che sono state sprecate sull’inversione della politica monetaria.

7 commenti

  1. Siamo su un terreno minatissimo per me,ma da quell’incisiente che sono,voglio provare-con atteggiamento socratico(di chi è consapevole di avere molte lacune in materia)-a dire la mia,segnalando,nel contempo, a Adolfo,un interessante libro di un addetto ai lavori,di cui ho letto una recensione,da cui evinco che esprime una posizione che trovo assai convincente.Il titolo del libro è suggestivo “Banche di nebbia”;l’autore è Angelo Baglioni,docente di Economia politica alla Cattolica di Milano.Editore del libro è l’Universita’ Bocconi.Visto che ci siamo,il libro è di 158 pp. e costa 16 €.Il libro si prefigge di far chiarezza in una materia assai complicata,già di x se’,ma resa ancora più ostica x scopi strumentali e x mandare in confusione risparmiatori e investitori.Lo scopo,meritorio,del Prof. Baglioni è soprattutto quello di sensibilizzare la pubblica opinione e mettere in guardia dal “gioco sporco” di tanti banchieri.Baglioni trova necessario vicariare autorita’ finanziarie e governi che-pur non essendo collusi con truffatori e malversatori-soprattutto in Italia hanno palesemente dimostrato di non essere in grado di tutelare e proteggere i risparmiatori.La crisi delle banche venete non è che l’ultimo esempio d’incapacita’ diffusa,che va oltre i confini nazionali.Per evitare il bail in,il Governo Gentiloni è dovuto sottostare alle condizioni ,quasi capestro,imposte da Banca Intesa.Non si poteva non subire il “ricatto”,atteso il fallimento-ampiamente previsto-di Atlante.

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    • Come vedi ho scritto questo articolo mentre i mercati stornavano convinti di aver colto segnali di un inasprimento delle politiche monetarie. Poi negli ultimi giorni della settimana sono arrivati d BCE e FED chiari segnali di continuità della politica monetaria. Non potrebbe essere diversamente perché il sistema si mantiene grazie alla grande liquidità assicurata dalle banche centrali. Solo politiche fiscali concertate a livello del G20 potranno creare condizioni diverse d quelle che vediamo : bassa crescita, bassi tassi e basso livello di inflazione. In un fase come queste nessuno può permettersi di far fallire una sol banca o ritorna quella sfiducia che può far precipitare di nuovo le cose. Viviamo un equilibrio fragile. Certo è fondamentale una riforma della finanza e del rapporto tra banche centrali e governi. Ma questo non puoi farlo sul piano nazionale. I mercato hanno ormai una dimensione internazionale.

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      • Il sistema creditizio x quanto “malato” in alcuni suoi soggetti,non va demonizzato come fanno alcuni che seguono il mainstream più che la loro testa.Il problema è nel rapporto tra banche e clienti di esse.Secondo Baglioni,paradossalmente,il “male” non sta nella carenza d’informazione ma nell’eccesso di essa.L’eccesso sarebbe più nocivo della carenza,perché avverrebbe che la gran quantità di dati forniti,non farebbe cogliere all’ utente,quelli essenziali,quelli indispensabili,perché il cliente non avrebbe il tempo e la capacità di estrapolare i dati essenziali da quelli superflui e ridondanti.Inoltre le informazioni trasmesse avrebbero un eccesso di tecnicismo che impedisce,secondo l’autore,a buona parte della clientela di fare scelte veramente consapevoli.Su questo,si deve concordare,perché in questo settore delicatissimo,trasparenza,semplicità e chiarezza sono indispensabili.Lo sono,e ne abbiamo avuto prove reiterate,x consentire al risparmiatore/investitore di ridurre quanto più possibile i fattori di rischio.Se si rischia,investendo,lo si deve fare nella piena consapevolezza.La chiarezza deve essere assoluta in relazione al costo dei servizi,in modo da far orientare al meglio il consumatore,oltre a rispettare regole basilari su una corretta concorrenza. Baglioni fa risalire l’inizio del CAOS all’apparire sulla scena delle “banche universali”,con l’offerta di una gran quantità di prodotti finanziari,fenomeno accompagnato dallo spostarsi a livello europeo della concorrenza,prima solo domestica.L’incrementata competizione ha eroso il differenziale tra i tassi d’interesse,fatti pagare ai debitori delle banche,e quelli da essi pagati ai titolari dei depositi.Cio’ ha generato una serie di effetti positivi e negativi.Cio’ ha indotto gli enti di credito a tagliare costi,in primis di personale e si Sono ricercate e individuate nuove fonti di ricavi,con l’offerta di servizi di gestione del risparmio(polizze,fondi comuni),GENERATRICI di profitto provenienti da commissioni non da interessi.~~Segue….

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      • fondi e polizze non sono la stessa cosa. Soprattutto i fondi sono l’investimento più sicuro che si possa fare perchè diversificazione degli investimenti del patrimonio collettivo e separazione tra patrimonio della società di gestione e patrimonio dei sottoscrittori delle quote sono garantiti dalla legge. Quanto alla questione della correttezza delle informazione dal 3 gennaio 2018 la nuova Mifid (2) apporterà significative novità in termini di tutela dell’investitore. In ogni caso stiamo parlando di cose diverse rispetto al tema proposto dall’articolo che era quello della politica monetaria dele banche centrali.

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  2. Non c’è giudizio di valore su fondi,come su polizze.E’un dato storico che evidenzia una sorta di rivoluzione copernicana nei comportamenti dei banchieri,da cui sono scaturite determinate conseguenze,anche non volute.Io-modestissimo risparmiatore-so benissimo che,grazie ai fondi,non solo ho salvaguardato il capitale,ma in periodi più felici l’ho potuto incrementare al di là di ogni aspettativa,anche perché-consapevolmente-ho optato x un profilo di rischio più spinto,rispetto alla media degli investitori:ciò fa parte di quella componente d’incoscienza,di cui scrivevo all’inizio del post.Se mi andrà male,non potrò che prendermela con me stesso,perché la mia scelta è stata consapevole,in quanto sono stato e mi sono ben informato e documentato.Dovrebbero fare tutti così,ma non accade,sia x pigrizia o trascuratezza dell’investitore,sia x colpe non isolate della controparte.Il bancario si è trasformato in un piazzista di prodotti finanziari e come x il piazzista vale il giudizio sulla correttezza,assoluta,relativa,o del tutto assente.L’irrompere della catastrofica infinita crisi finanziaria non ha fatto che peggiorare le cose.A ciò si è tentato di porre argine con i vari accordi di Basilea.La struttura assai farraginosa dei regolamenti europei,ha però impedito che detti accordi dispiegassero gli effetti previsti,fino in fondo.Per i fondi comuni è aumentata la trasparenza con l’introduzione del modulo Kiid,basilare x la valutazione di costi e rischi.Ma anche questo modulo sconta un abuso di tecnnicalita’,che x dirla con don Milani “fa parti uguali tra disuguali”,nel senso che non tiene conto che c’è chi padroneggia certi termini,chi con grande sforzo arriva a comprenderne la gran parte(è il mio caso),e chi deve delegare ad altri(non sempre fidati o affidabili) la traduzione in termini piani,capaci di entrare nella capoccia dei meno attrezzati.Poi,va detto che il Kiid non è obbligatorio x le…obbligazioni.La UE ha comportamenti schizofrenici al riguardo:a volte aiuta a volte “sgarrupa”.Come nel caso dei prospetti informativi che finiscono x tutelare più le banche dei risparmiatori:il Mifid è l’esempio più eloquente di quanto ora asserito.Se volessimo individuare le colpe,le dovremmo attribuire sia alle autorità di vigilanza che…vigilano poco e male,sia agli intermediari finanziari.Questo lo stato dell’arte caro Adolfo.Sulla scorta di quanto scritto e soprattutto di quanto accaduto,non sono troppo ottimista circa il non ripetersi di casi truffaldini e manipolazioni,come quelli che hanno avuto x oggetto Banca Etruria,MPS e le 2 popolari venete.Mi auguro,ovviamente,di vedere il bicchiere mezzo vuoto più che mezzo pieno.

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    • la nuova normativa MIFID, che andrà in vigore dal 3 gennaio del prossimo anno, segnerà un cambiamento radicale nei rapporti tra il risparmiatore e intermediari finanziari. La nuova normativa non solo semplificherà le informazioni che bisogna necessariamente lasciare ai clienti ma impone alle banche di dotarsi di un sistema di formazione e di controllo interno che garantisca il possesso di precisi requisiti di comportamento e di competenza di tutto il personale che a vario titolo eroga la consulenza. Non sarà più possibile la vendita di titoli tossici non in linea con il livello di competenze e di frequenza, con il profilo di rischio e l’orizzonte temporale dichiarati dal cliente. La consulenza di portafoglio dovrànecssriamente superare diversi controlli di adeguatezza e di tolleranza ai diversi rischi cui si va incontro quando si effettuano investimenti (rischio di credito, rischio di mercato, rischio di liquidità). Banca Widiba, ad esempio, in vista dell’entrata in vigore della nuova Mifid ha certificato sia il modello di servizio (UNI TS 11348) sia i propri consulenti in base alla norma internazionale UNI ISO 22222. le Banche che non si adegueranno e che sono abituate a promuovere soprattutto prodotti di casa rischiosi e costosi si troveranno in grande difficoltà perché dovranno cambiare radicalmente in poco tempo il loro modello di business. Certo un minimo di educazione finanziaria di base che ogni investitore dovrebbe normalmente possedere è l’altro elemento fondamentale e necessario per non rimanere vittima di operatori privi di scrupoli e di professionalità. La scuola dovrebbe svolgere una funzione in questa direzione.

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  3. Benissimo!Prendo atto con vero piacere che Widiba è proiettata più di altre consorelle nel futuro.Mi auguro che gli investitori-resi più consapevoli dagli eventi spiacevoli accaduti-acquisiscano sempre più nozioni e informazioni e si affidino,non al primo che capita,ma a professionisti seri iscritti nell’apposito Albo,come i promotori finanziari.Troppi,però,non documentandosi,nutrono ancora diffidenze ridicole,e non sanno far altro che affidarsi alla Banca presso cui hanno il conto,salvo poi lamentarsi se il rendimento è misero o ridicolo addirittura.

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