il centrosinistra è diviso ma per unirlo servono visione e strategia

Renzi a Milano ha detto una verità: senza il PD la sinistra non vince. Facile ribattere: ma senza dare risposte alla domanda di dignità del lavoro e di uguaglianza riaffermati a Roma da Pisapia, e senza alleanze, il PD perde. Purtroppo Renzi si è illuso che basti la tattica per conquistare la vittoria e resistere al governo del Paese. Non ha visione di futuro, è privo di un progetto dal respiro adeguato ai grandi mutamenti in atto, crede di poter galleggiare affidandosi alla furbizia e finisce spesso per tentare di contrastare l’avanzata del populismo imitandone qualche verso. Purtroppo fino ad ora a sinistra del PD abbiamo assistito ad un pullulare di gruppuscoli, ciascuno convinto di rappresentare la sinistra più autentica, ma tutti ancora fermi agli anni settanta, assolutamente incapaci di capire cosa è cambiato con la globalizzazione e quali innovazioni essa impone alla politica e soprattutto ad una sinistra che vuole incidere nella realtà per affermare i principi di libertà e di uguaglianza che rappresentano la sua stessa ragion d’essere. Può nascere con Pisapia una sinistra moderna, non velleitaria, non settaria, capace di fare i conti qui ed ora con le grandi sfide del nostro tempo: la crisi economica e finanziaria, i cambiamenti climatici, le grandi migrazioni e quindi il multiculturalismo, il divario sempre più grande tra ricchi e poveri che toglie futuro ai giovani e alle classi medie, la crisi degli stati nazione e dell’ordine internazionale? Quel che si è ascoltato ieri a Roma è insufficiente ma può essere un inizio. Non basta affermare che ci vuole discontinuità ed anche innovazione e neppure saper indicare le cose possibili dentro i limitati spazi offerti dalla dimensione nazionale: diritti civili e quel che si può ragionevolmente fare su lavoro, fisco, scuola, sviluppo sostenibile. Bisogna saper trarre le conseguenze di una grande verità che Pisapia ha affermato ieri con grande chiarezza: senza l’Europa non possiamo andare da nessuna parte ma questa Europa ci uccide. Una sinistra consapevole che la politica consiste nella capacità di costruire insieme risposte ai problemi, che bisogna puntare ad una coalizione larga, che la dimensione nazionale è troppo stretta per poter difendere con efficacia gli interessi dei lavoratori e delle classi medie, schiacciati dallo strapotere delle multinazionali e della grande finanza, è un buon inizio. Per andare avanti e mobilitare le forze necessarie per incidere e contare davvero bisogna tradurre tutto questo in obiettivi concreti a breve, medio e lungo termine: quali alleanze politiche per far progredire il processo di integrazione politica dell’Europa? E come si può costruire un movimento di opinione pubblica capace di ottenere risultati su obiettivi minimi di cambiamento di questa Europa costruita solo sulla moneta e sul mercato: tassazione unica delle imprese, bilancio comune e comune politica economica, una sola politica estera e della sicurezza, un governo unitario dei flussi migratori? Senza rispondere a queste domande la sinistra non ha futuro perché l’Europa nel mondo di oggi è la dimensione minima per dare credibilità a politiche  di redistribuzione della ricchezza e di crescita dell’occupazione e dei diritti del lavoro. Questa è la sfida difficilissima che abbiamo davanti, ardua e complicata quanto volete, ma senza alternativa. Chi ha il coraggio di cimentarsi con ciò che oggi può apparire impossibile ha dalla sua una grande verità: fuori da questo orizzonte non  solo la sinistra ma l’Occidente non ha futuro.

2 commenti

  1. Sono perfettamente d’accordo con Adolfo: ieri sono stato a Roma e sono rientrato con l’impressione che, nonostante abbia ascoltato cose giuste e ben inquadrate, l’orizzonte mi è apparso limitato e con una leadership debole e invecchiata, anche se non confusa. Intendiamoci, da Milano è arrivato un messaggio di autosufficienza un po’, come al solito, arrogante ed anche lì mancava la visione strategica di tentare di unire le forze per una Nuova Italia ed una nuova Europa più giuste che non continuino solo a guardare come siano massacrati i più deboli, senza saper elaborare una strategia politica di integrazioni e di consolidamento della ripresa dalla crisi, tutti insieme i paesi europei.
    È anche vero che, ove mai fosse possibile mettere insieme questi due mondi oggi chiaramente separati e conflittuali, per un progetto unitario di centrosinistra, la risultante non potrebbe mai essere vincente senza una visione unitaria e strategica e di respiro sovranazionale, come giustamente dice Adolfo, per cambiare l’Italia e l’Europa.

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  2. …” Una sinistra consapevole che la politica consiste nella capacità di costruire insieme risposte ai problemi, che bisogna puntare ad una coalizione larga,…”. Sintetizzo, condivido e cerco un rilancio amplificato di questo concetto.
    Ho letto attentamente il tuo intervento, autorevolissimo e sintesi di una concezione politica di chi ha una formamentis consolidata da esperienze a tutto tondo.
    Non vorrei sembrare riduttivo dal punto di vista territoriale, ma la preoccupazione mi impone una riflessione attenta ed oculata proprio dalla “nostra” Civitas.
    Riprendere un percorso potrebbe essere un punto di partenza proprio per quella capacità di “trovare risposte ai problemi”.

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