Sperone, ex polveriera e Villa Comunale: parte da qui la sfida per un nuovo ruolo del centro storico di Capua

Basta guardare una piantina del centro storico di Capua per rendersi conto che la superfice occupata da bastioni, murazione, fossati, le sette “flescie” e il Castello di Carlo V, equivale all’intera superficie urbana, dentro la quale, tra l’altro, grandi spazi sono occupati da ex complessi conventuali, poi trasformati in gran parte in caserme successivamente abbandonate (eccezion fatta per quelle destinate al Dipartimento di Economia dell’Università Vanvitelli e alla sede della Compagnia dei Carabinieri). Questo rapporto sproporzionato tra spazi destinati all’architettura fortificata e a quella religiosa, rispetto all’architettura civile, si spiega con le due funzioni prevalenti che hanno caratterizzato l’identità e garantito la ricchezza della città nei secoli scorsi: quella monastica e quella militare. Non bisogna aggiungere altro per far comprendere che è proprio con la perdita di queste identità, di cui sono note le ragioni storiche, è cominciato un processo di decadenza e di marginalizzazione del centro storico. Senza restituire un nuovo ruolo e una nuova funzione a questi luoghi Capua non potrà rinascere. Insomma per il futuro della città è centrale la questione del patrimonio comunale e demaniale. Perciò la sua valorizzazione è uno degli obiettivi fondamentali della nostra Amministrazione. Vogliamo affrontare questo nodo storico promuovendo un protocollo d’intesa con tutti gli altri soggetti titolari della gestione dei beni pubblici lungo tutto il perimetro del centro storico, da quello delle fortificazioni a quello del Volturno. Abbiamo già avuto diversi contatti con tutti gli interessati. Per l’undici Ottobre è convocato un primo incontro a quattro: Comune, Demanio dello Stato, Demanio della regione Campania e Soprintendenza ai monumenti di Caserta e Benevento. Puntiamo a predisporre un protocollo d’intesa che detti gli indirizzi comuni, le procedure e i tempi certi per la valorizzazione di tutto il patrimonio pubblico, attraverso bandi per la concessione d’uso di beni ad Associazioni o privati o investimenti pubblici sulle aree ritenute strategiche per i servizi pubblici. Su queste ultime è possibile il ricorso alla legge sul federalismo demaniale e culturale. Per quale uso? Strutture ricettive per l’accoglienza e la ristorazione, sport e benessere, spazi per eventi artistici e culturali. Non si parte da zero. Il Demanio dello Stato ha già messo a gara la concessione d’uso del bastione Sperone e dell’ex polveriera Austriaca. La gara è già in fase di aggiudicazione alle due società vincitrici (delle quali si sta valutando il possesso dei necessari requisiti). Il Comune a sua volta ha già bandito la gara per la gestione della Villa comunale. Il 10 Ottobre scadono i termini per la presentazione delle offerte, il 12 l’inizio della valutazione. Nel frattempo si sta predisponendo una delibera di indirizzi per la predisposizione del bando per la concessione d’uso del capannone Olivares. Nella riunione di lunedì si partirà da una ricognizione puntuale di tutto il patrimonio pubblico gestito da Comune, Demanio dello Stato, Demanio Regionale e Soprintendenza. Con il demanio dello Stato stiamo inoltre definendo il loro apporto metodologico al nostro ufficio che si occupa del patrimonio comunale, mentre abbiamo già attivato la convenzione per la progettazione della ristrutturazione del Palazzo Comunale, per la quale abbiamo chiesto un finanziamento di due milioni di euro su un bando del Ministero degli Interni. Il Comune di Capua dispone di patrimonio ingente da troppo tempo non gestito, abbandonato, violentato da prepotenze e abusi di vario tipo, che invece può rappresentare la più importante risorsa per il risanamento finanziario di un bilancio gravato dal fardello di un dissesto che ogni anno, ancora per alcuni decenni, toglie risorse rilevanti alla nostra spesa corrente con cui finanziamo i servizi pubblici e gli investimenti. Un lavoro complesso e di lunga lena. Ma noi siamo già partiti, siamo tenaci e intendiamo andare fino in fondo.

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