Per “fare” … almeno i conti

di Pasquale Frattasi e Adolfo Villani

Abbiamo esaminato i consuntivi del comune di Capua dal 2011 al 2021 per cercare di capire da dove abbia attinto il candidato a sindaco Brogna la cifra di 80 milioni di euro riferita agli investimenti realizzati, a suo dire, dalla precedente amministrazione di centrodestra di cui ha fatto parte – a fronte degli investimenti per 6 milioni attribuiti, sempre da Brogna, alle due amministrazioni di centrosinistra che si sono alternate dal 2016 al 2021 con le gestioni commissariali. I dati in nostro possesso relativi al cosiddetto Titolo II “spesa in conto capitale” dicono ben altro. Nel periodo 2011 – 2015 il totale degli impegni di spesa per investimenti ammonta a 25 milioni di euro: soltanto il 30 per cento della cifra orgogliosamente propinata da Brogna alla manifestazione di apertura della campagna elettorale della sua coalizione. Del 70% degli 80 milioni dichiarati praticamente non esiste traccia! Ma non solo! La spesa “impegnata” non è rappresentativa degli investimenti effettivamente realizzati in quell’arco temporale ma solo di quelli teoricamente realizzabili; ciò che dà la cifra reale della capacità di investimento di quella maggioranza è, infatti, rappresentato dal totale dei pagamenti (in conto residui ed in conto competenza) che ammontano nello stesso periodo a soli 10 milioni di euro, ovvero l’ottava parte della cifra sbandierata. Oltre l’82% dei numeri propagandistici forniti dal candidato Brogna sono, quindi, frutto di mera fantasia politica. Ma questa è solo una parte delle bugie affermate nella manifestazione di apertura della campagna elettorale. Infatti, il confronto tra i dati dei bilanci dell’ultima giunta Antropoli e quelli degli anni successivi non ha alcun senso politico perché tra il 2011 ed il 2015 è intervenuta la dichiarazione di dissesto causata dall’emersione di debiti pregressi per circa 30 milioni di euro (ai quali si sono successivamente aggiunti ulteriori 7 milioni di euro di disavanzo scaturiti dal riaccertamento straordinario dei residui imposto dall’armonizzazione contabile, che hanno portato l’esposizione debitoria complessiva prodotta dal Comune di Capua a circa 37 milioni di euro). L’operazione di dissesto ed il pesante squilibrio scaturito dal riaccertamento straordinario dei residui dell’anno 2015 sta pesando sugli esercizi finanziari successivi su tre voci di bilancio che graveranno sulla Città di Capua per molto altro tempo, comprimendone enormemente anche la spesa corrente: 235 mila euro annui per 30 anni destinati al ripianamento del disavanzo causato dal riaccertamento dei residui e 398 mila euro annui per 20 anni destinati alla rata del finanziamento ricevuto dallo Stato proprio a copertura del dissesto, per un totale complessivo di oltre 600 mila euro annui, che si aggiungono alle ulteriori rate, anche per mutui, che gravano sul bilancio annuale dell’Ente. E senza considerare che la precedente amministrazione ha dovuto coprire, nel bilancio 2020-2022, un pesante debito residuo di 4 milioni di euro, sempre derivante dal dissesto, rappresentato da tutte le posizioni debitorie per le quali i creditori non hanno aderito alla proposta transattiva del 40% formulata a suo tempo dall’Organismo Straordinario di Liquidazione, appositamente insediatosi per la gestione del dissesto finanziario. Tutte risorse che sono state sottratte alle spese di competenza e di investimento del periodo 2016/2021 e che continueranno a imporre tagli alla spesa sia corrente che di investimento nei prossimi decenni. Se poi consideriamo che il peso dei debiti pregressi ha impedito anche la copertura di gran parte dei posti lasciati vacanti in pianta organica dai numerosi pensionamenti, diventa anche evidente l’ulteriore colpo inferto alla capacità di spesa del nostro Comune esercitato dalla carenza numerica dell’apparato burocratico. In tutto questo scenario drammatico, causato da un periodo amministrativo temporalmente ben circoscritto, l’amministrazione uscente è anche riuscita nel non facile compito di accelerare il ripianamento del disavanzo di bilancio, onde poter liberare prima delle scadenze programmate la città di Capua da uno dei suoi pesanti fardelli. A proposito del “fare”, è opportuno sapere che per dare credibilità a qualsiasi programma bisogna quanto meno saper fare bene i conti. Ma lo scivolone di Brogna sulla valutazione dello stato delle finanze del Comune rappresenta anche una contraddizione clamorosa con quanto dichiarato a proposito del profilo politico della sua coalizione. Se il suo progetto politico si basa su una scelta civica, lontana dalle appartenenze politiche e partitiche, perché difende e si pone in continuità con le due ultime amministrazioni di centrodestra? Noi ovviamente non abbiamo mai creduto a questa storiella – ben sapendo che Fernando Brogna è stato vicesindaco della maggioranza di centrodestra che ha portato la città al dissesto e al degrado – ma ora nessun candidato delle sue liste apparentemente civiche può dire di non sapere di far parte di una coalizione di chiara matrice politica.

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