La Via Crucis di Papa Francesco, la cultura della guerra e quella della pace

È impressionante ed allarmante la polemica aperta dalla scelta compiuta dalla Santa Sede di affidare la croce nella tredicesima stazione della via Crucis, quella di Gesù che muore sulla croce, a famiglie sia Ucraine che Russe. Lo è perché è l’ennesima dimostrazione di come la cultura della guerra stia avanzando da anni a scapito della cultura della pace. Preoccupano le parole scritte dall’ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede “L’ambasciata dell’Ucraina capisce e condivide la preoccupazione generale in Ucraina e in molte altre comunità sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis di venerdì al Colosseo … per questo motivo, stiamo lavorando sulla questione cercando di spiegare le difficoltà della sua realizzazione e le possibili conseguenze”. Sia chiaro, è più che comprensibile lo stato d’animo di un Paese  aggredito che assiste ogni giorno all’orrore del massacro di bambini donne uomini ed intere famiglie inermi. E tuttavia non bisogna mai smettere di ricercare la pace, di dialogare tra gli Stati e soprattutto tra i popoli. L’impressione che ne ricavo è che l’umanità stia pian piano dimenticando la lezione della Seconda Guerra Mondiale e con essa la novità rappresentata dall’atto che ne sancì la conclusione: le due bombe atomiche sganciate dagli USA su Nagasaki e Hiroshima. Una novità che segnala come con l’avvento dell’atomica la pace non è solo un bene prezioso da preservare ma una necessità, perché oggi la grande quantità di bombe atomiche di cui dispongono le grandi potenze è potenzialmente in grado di distruggere il pianeta innumerevoli volte. La guerra, dunque, non è più una opzione e di consegueza, come diceva Enrico Berlinguer, non è più vero quel che dicevano “certi nostri antenati” e cioè che se vuoi la pace devi prepararti alla guerra; al contrario, egli affermava, “io la penso come i pacifisti di tutto il mondo di oggi: Se vuoi la pace, prepara la pace.” Per questa ragione, se le inaccettabili responsabilità di Putin sono innegabili ciò non ci esime dal chiederci se è stato fatto tutto il possibile per evitare che la guerra in Ucraina – cominciata,non dimentichiamolo, nel 2014 – arrivasse a questo punto e soprattutto se si stia facendo tutto ciò che è necessario ed urgente perché si fermino le armi. La pace va perseguita sempre anche mentre cadono le bombe. Condivido pertanto le parole di Papa Francesco. Parole che dimostrano come il Papa sia oggi, purtroppo, l’unico leader mondiale che lavora alla indispensabile ricostruzione della cultura della pace: “Di fronte alle immagini strazianti che vediamo ogni giorno, di fronte al grido dei bambini e delle donne, non possiamo che urlare: Fermatevi! La guerra non è la soluzione, la guerra è una pazzia, la guerra è un mostro, la guerra è un cancro che si autoalimenta fagocitando tutto! Di più, la guerra è un sacrilegio, che fa scempio di ciò che è più prezioso sulla nostra terra, la vita umana, l’innocenza dei più piccoli, la bellezza del creato”. Mai come oggi è necessario che ritorni a far sentire la sua voce il movimento pacifista per far pesare la volontà di pace che accomuna tutti i popoli del mondo, l’umanità intera, Ucraini e Russi compresi.

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