Pandemia e Quirinale: governo (e Italia) sull’orlo del precipizio

La variante Omicron sarà pure più debole di quelle precedenti  ma la sua capacità di contagio è impressionante e non è certo solo un raffreddore. I numeri che arrivano da ogni parte del mondo sono senza precedenti e ogni giorno diventano più alti. E quando si raggiungono questi livelli le conseguenze sono serie: tracciamenti saltati, crescita di ricoveri e dei morti, cure ordinarie sospese in molti ospedali, servizi pubblici e attività produttive in difficoltà per carenza di personale. Chi pensa che questa nuova ondata possa portare in tempi brevi all’immunità di gregge sbaglia. Con il virus che muta di continuo e le guarigioni che non garantiscono l’immunità per arrivare all’immunità di gregge ci vuole ancora tempo e soprattutto bisogna saper fare passi avanti decisivi sulle vaccinazioni. Questi passi in avanti sono necessari in Occidente, dove la resistenza dei no vax (inattesa a questi livelli) impone la vaccinazione obbligatoria. E poi servono nei paesi del terzo mondo, dove i paesi avanzati devono intervenire con più determinazione non solo inviando i vaccini che servono ma anche aiutando quei Paesi ad organizzare efficienti sistemi di distribuzione. In questo quadro di fronte all’ondata in atto in Italia sono fondamentali decisioni drastiche almeno fino al raggiungimento del picco: misure per estendere l’obbligatorietà del vaccino e rinvio dell’apertura in presenza delle scuole di alcune settimane. Il governo non è però in grado di decidere perché la lega – tornata di nuovo in sintonia con i 5 stelle almeno su questo punto – frena mentre sta venendo meno il supporto che Draghi ha fin qui ottenuto dalla componente più ragionevole rappresentata da Giorgetti. Non è questione di poco conto per un governo anomalo nato per gestire l’emergenza sanitaria ed economica. Alle fibrillazioni che si registrano sul fronte della lotta alla pandemia si aggiungono poi le difficoltà determinate dall’imminente passaggio dell’elezione del Presidente della Repubblica che prenderà il via il 24 gennaio. Il pericolo prima veniva solo dal centrodestra, con Berlusconi che si è autocandidato e minaccia gli alleati di far saltare la coalizione elettorale se non riscontrerà pieno sostegno e lealtà, mettendo in difficoltà soprattutto la lega, già incalzata dall’intransigente opposizione di Fratelli d’Italia che vuole approfittare della situazione per porre fine al governo Draghi. Purtroppo ora si aggiunge un ulteriore problema anche sul fronte del centrosinistra, dove già Renzi era da tempo alla ricerca di un accordo tra i “centristi” per far saltare l’asse che il PD sta tentando di costruire con i cinque stelle. È , infatti, entrato in una fase di estrema difficoltà il tentativo di Conte di salvare il salvabile della deludente avventura pentastellata – provando a fare di ciò che rimane dell’ex primo partito d’Italia una forza di governo credibile. Man mano che si avvicina la data delle elezioni del presidente della Repubblica Conte perde sempre di più il controllo del gruppo parlamentare. In pochi giorni i 5 stelle sono passati dalla ricerca di un accordo con PD e Articolo 1, alla disponibilità a sostenere una candidatura di centrodestra, a patto che non sia Berlusconi, fino alla riproposizione di Mattarella, la cui indisponibilità appare ormai da tempo estremamente ferma. Insomma, la diaspora pentastellata si aggrava. A questo punto la paura del voto anticipato che serpeggia tra i parlamentari non basterà ad evitare che sul voto per il presidente possa saltare il delicato equilibrio su cui si reggono il governo e l’Italia. Si anche l’Italia perché la credibilità recuperata con l’Europa e con il Mondo in questi mesi, se salta questo equilibrio, è destinata a svanire insieme ai vantaggi che il Paese ne ha conseguito in termini di tenuta sul fronte del debito pubblico e della forte ripresa dell’economia. Di fronte al rischio che si riapra il vuoto pericoloso determinato dalla grave crisi politica, fin qui coperto dal tandem Mattarella Draghi, si può evitare il precipizio solo prendendo il toro per le corna. Nessuno può farsi illusioni. Il pericolo populista e nazionalista è stato ridimensionato ma non è affatto finito e non solo perché questo parlamento è il frutto avvelenato del voto del 2018. Populismo e nazionalismo sono ancora forti nella società, come le resistenze dei no vax e i comportamenti di pezzi importanti di società di fronte ai pericoli della nuova ondata pandemica dimostrano. Il pericolo, perciò, si ripropone ad ogni passaggio cruciale della vicenda politica. E non solo in Italia. Pensiamo ai rischi legati alle prossime presidenziali francesi o alle successive elezioni di mezzo termine negli USA con Trump ancora favorito quale leader dei Repubblicani. In Italia bisogna prendere atto che per uscire da questa crisi politica è necessario abbandonare le vecchie rendite di posizione, che tra l’altro non garantiscono più nessuno, e costruire una nuova e inedita alleanza politica tra le forze autenticamente europeiste. L’unica alleanza che può provare a salvare il governo dai gravi rischi di questa fase e a dare al Paese una coalizione credibile da sostenere nelle prossime elezioni politiche siano esse a scadenza naturale o anticipata. Sono convinto che ciò è possibile solo se Draghi sceglie di essere protagonista fino in fondo e se il PD si rinnova e si riorganizza per diventare credibile punto di riferimento di questa operazione politica. In gioco c’è una posta molto alta e ciò non concede possibilità di rinvii o di fatali errori di valutazione.

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