A Capua serve una svolta politica (e un partito che trovi il coraggio di promuoverla)

Domani 15 dicembre l’assemblea del circolo del PD di Capua decide la linea politica in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera. Io voglio esprimere subito e pubblicamente la mia opinione, anche per smentire notizie stravaganti messe in giro da chi ha solo l’interesse ad intorbidire le acque e impedire qualsiasi cambiamento rispetto alla deriva personalistica da cui Capua non riesce ad uscire. Ho già avuto modo di scrivere che la crisi politica cittadina, dopo l’ennesimo scioglimento anticipato del consiglio comunale, è giunta ad un punto di estrema gravità. La ragione di questa crisi sta nello spazio eccessivo che i partiti – da decenni in evidente stato di crisi di rappresentanza – hanno lasciato al proliferare di liste civiche, costruite esclusivamente sulla base di ambizioni e spinte di tipo personale, pur di mettere in piedi coalizioni in grado di garantire le maggiori probabilità di vittoria, anche a scapito della coesione politica e della coerenza con un progetto realistico di governo che sono invece fondamentali per dare stabilità e soprattutto buon governo. Lo stato di degrado che vive la città, le condizioni disastrose delle finanze comunali, lo sfascio dei servizi e la carenza di personale qualificato, giunta ad un livello di vero allarme, richiedono una vera e decisa svolta politica. Una svolta possibile solo attraverso un atto di coraggio delle forze politiche, un indirizzo politico chiaro e trasparente, scelte coerenti sul piano delle alleanze, delle candidature e dei programmi. Il PD che, pur con tutti i suoi limiti, ha ancora la struttura di un partito organizzato, ha il dovere di chiudere la stagione delle alleanze elettorali, della moltiplicazione delle liste civiche, per promuovere una alleanza politica coerente con il quadro politico nazionale, capace di fare cogliere alla città l’occasione rappresentata dai fondi del piano europeo di rilancio e resilienza, di restituire centralità ai partiti togliendolo alle spinte individualiste. Ciò è possibile ad una sola condizione: promuovere una coalizione con cinque stelle, sinistra italiana, leu e una lista di carattere politico che dia rappresentanza alle altre forze di ispirazione europeista (da Italia Viva, ad Azione, a più Europa, ai socialisti, allo stesso elettorato di centro destra che non vuole cadere nelle braccia della destra sovranista rappresentata dai partiti di Salvini e di Meloni). Forze politiche che non hanno in città una struttura politica organizzata pur rappresentando settori importanti dell’elettorato e dell’opinione pubblica cittadina. Promuovere in sostanza una alleanza di ispirazione europeista che garantisca coerenza dell’azione amministrativa della nostra città con la politica dell’attuale presidente del Consiglio. Non si tratta ovviamente di operare una chiusura dei partiti nei confronti della società ma di tornare al ruolo dei partiti come strumento di promozione della partecipazione democratica dei cittadini alla vita pubblica. I partiti hanno bisogno di rinnovarsi, aprendosi ai giovani, alle donne, alle competenze, al mondo del lavoro e alle sue organizzazioni di massa, al mondo del volontariato e dell’associazionismo culturale e sportivo. Rinnovarsi per ritrovare la loro funzione di strumento di elaborazione, di iniziativa di massa e di formazione delle classi dirigenti. Una apertura che non può passare attraverso l’alleanza con un civismo senza progetto e senza politica ma al contrario attraverso un confronto che chiama le forze migliori della società ad un impegno politico in grado di rinnovare e rigenerare i partiti. Ne ha bisogno la società se non vuole smarrire per sempre il senso di un destino comune per continuare a frammentarsi sotto i colpi di un individualismo destinato ad accentuare la crisi della democrazia e delle istituzioni. Ne ha bisogno la città che non può perdere l’occasione storica del Recovery Plan per provare a rialzarsi dalla condizione di antica decadenza e di gravissima crisi economica e sociale accentuata dalla pandemia (contro cui stiamo ancora lottando). Non è una strada semplice né scontata. Bisogna sconfiggere un andazzo radicato che porta gli elettori a scegliere sulla base di spinte familistiche o clientelari. Certo, bisogna mettere in conto la possibilità di insuccesso. Ma non c’è altra strada per provare a dare un progetto riformista e una alternativa di governo a questa città molto provata e profondamente delusa. Una coalizione coerente sotto il profilo politico e programmatico può alimentare un confronto che metta gli elettori in condizione di scegliere se provare ad uscire dalla crisi politica e sociale attravero la rigenerazione e il rilancio della politica o se continuare sulla strada fallimentare dell’antipolitica e dei particolarismi. Una sfida ardua ma ne vale la pena. La posta in gioco è alta: il nostro futuro. Io mi auguro che il PD di Capua domani trovi la forza e il coraggio di aprire una fase nuova senza avere paura di correre il rischio di non essere compreso e di poter tornare all’opposizione.

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