Ancora una volta Capua nella tempesta

“Capua nella tempesta” è il titolo di un bel libro che raccoglie le memorie del compianto Carlo De Vivo (socialista e dirigente dei Servizi demografici del Comune nella seconda metà del secolo scorso) su un periodo tragico della nostra città: quello che seguì l armistizio dell’8 settembre del 1943 nel quale Capua conobbe i morti e le distruzioni del bombardamento americano e le sofferenze e gli eccidi prodotti dall’occupazione tedesca. A distanza di tanti anni possiamo dire che Capua sta attraversando una nuova tempesta. Una tempesta certamente diversa da quella prodotta dalla guerra ma i cui effetti non dobbiamo sottovalutare. È la tempesta alimentata dall’intreccio tra una pandemia che ci ha fatto vivere momenti e situazioni allucinanti – e dalla quale forse stiamo cominciando ad uscire – ed una crisi politica pesante che dura ormai da un ventennio e che rischia di avvitarsi su se stessa. Voglio soffermarmi sull’aspetto della crisi politica riproposta dal secondo scioglimento anticipato del Consiglio comunale in meno di cinque anni. Due eventi seguiti a 15 anni di malgoverno che avano già determinato un disastro finanziario destinato a pesare per molto tempo, un depauperamento impressionante dell’apparato amministrativo del Comune, una aggravamento dello stato di degrado di tutti i servizi pubblici privi da tempo di una manutenzione e di una riorganizzazione minima. Il tormentone del ponte nuovo sequestrato dalla magistratura – che forse dopo innumerevoli sondaggi e una profonda revisione del progetto sta per vedere la fine – può certamente rappresentare l’emblema di questo sfascio. C’è un minimo comune denominatore che lega il quindicennio perduto e i circa cinque anni di occasioni mancate? A mio parere si. Se andiamo al nocciolo delle cause del disastro di questo ventennio possiamo individuarlo nel progressivo acutizzarsi della crisi della politica e dei partiti che hanno ceduto il passo all’esplosione di individualismi e particolarismi. L’amministrazione della cosa pubblica è stata ridotta a pura gestione dell’esistente priva di contenuti programmatici che fossero il frutto di una elaborazione e di una sintesi collettiva. Quando si perde di vista l’interesse collettivo e la capacità di affermarlo, sulla base di un progetto fondato su solide e condivise basi culturali, ciascuno vede e si occupa esclusivamente del suo orticello. In questo modo non solo si abbassa il livello dell’azione amministrativa ma le istituzioni diventano terreno di contrasti e scontri permanenti di difficile composizione. È ciò che è accaduto anche in questa occasione, nonostante il nuovo quinquennio amministrativo fosse partito con le migliori intenzioni e i migliori auspici. Personalmente sono rimasto molto colpito dallo scarso interesse e dalla discussione molto povera, che registrammo nella fase di formazione delle liste, sul programma amministrativo, frutto dell’impegno di poche persone. Lo stesso si è verificato in tutti i passaggi nei quali sono stati affrontati i diversi conflitti che si sono via via aperti nei diversi gruppi politici. È un fatto che nelle trattative aperte dopo le dimissioni del sindaco della scorsa primavera, tutti gli inviti volti a mettere al centro le cose da fare sono sempre caduti nel vuoto e tutto è stato limitato alla discussione sui nomi e sugli incarichi. È un fatto che i firmatari delle dimissioni, che hanno fatto parte della maggioranza amministrativa, non abbiano mai votato contro un provvedimento della giunta. Anche su un argomento come quello del PUC, su cui pure si sono manifestati diversi punti di vista tra il sindaco e il suo partito, l’unico voto contrario e motivato sia stato espresso dall’assessore del PD. Sia chiaro qui nessuno è esente dagli effetti della crisi della politica. Neppure il PD – che pure almeno si sforza di conservare le”sempianze” di un vero partito politico. Prova ne è il fatto che sindaco e poi anche il gruppo consiliare del PD, quando si è manifestato il dissenso del circolo sulle modalità di gestione della crisi e sulle scelte relative al piano urbanistico comunale, hanno pensato fosse meglio non confrontarsi più con l’assessore e il partito di riferimento. L’ho già scritto e lo ripeto: c è una generazione, cresciuta senza fare esperienza nei partiti, che non conosce l’importanza del confronto, dello scontro, e della mediazione come metodo per arrivare alle decisioni e per costruire il lavoro di squadra indispensabile se si vuole fare bene. E questo riguarda tutti: sinistra, destra e centro. Sia chiaro la crisi della politica è generale e non riguarda solo Capua, come l’avvento del governo Draghi dimostra. Solo che dopo due scioglimenti difficilmente comprensibili sul piano politico – e dopo la frammentazione e il dissolvimento di fatto di tutto il quadro politico e di tutte le vecchie coalizioni di centrodestra e di centrosinistra – il rischio che la parte sana della città si metta da parte e lasci fare ad altri è reale. Siamo in presenza della classica situazione di sfiducia e di rassegnazione generale nella quale le forze peggiori possono facilmente mettere le mani sulla città. Se ciò accadesse (e al momento è lo scenario più probabile) Capua rimarrebbe ancora per lungo tempo nella tempesta con le conseguenze che tutti possono facilmente immaginare. L’assemblea pubblica convocata dal circolo del PD per domani 28 settembre vuole provare ad aprire una discussione vera, senza diplomazie ed infingimenti. Ci sono forze, sensibilità, competenze consapevoli del difficile momento disposte a scendere in campo per rigenerare la politica? Per mettere fine alla moltiplicazione delle liste civiche favorite dal meccanismo elettorale della preferenza unica che spinge al voto familiare, amicale e clientelare a scapito delle competenze e delle qualità politiche? È questo il momento per verificarlo. Nei prossimi mesi bisognerà sostenere ed aiutare il lavoro del commissario per portare a termine le tante cose avviate: dal PUC, che ha bisogno di sostanziali modifiche, al dissequestro del ponte nuovo, alla rifunzionalizzazione delle pompe di sollevamento e al completamento della rete fognaria, dalla progettazione della manutenzione della rete stradale, su cui si sta lavorando in stretto rapporto con la regione, all’intervento sul dissesto idrogeologico del borgo di Sant’Angelo, fino ai progetti di area vasta che riguardano i servizi universitari, la grande viabilità regionale, l’inserimento dell’area Capuana e casertana nella metropolitana regionale, l’ampliamento della pista aeroportuale e il rilancio dell’area industriale legata al CIRA. C è bisogno di un processo di rinnovamento e di ricostruzione di partiti veri. Chi crede che questo è quello che serve può provare intorno a questi nodi programmatici a ricostruire un sistema di alleanze politiche in grado di arrivare alle prossime elezioni di primavera con candidati, liste e coalizioni credibili. Non è affatto facile. Ma io vedo questo tentativo come una sorta di ultima spiaggia.

P

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