Dal voto tedesco la conferma della frenata nazionalista e della prospettiva europea

Dal voto politico in Germania arrivano, secondo le ultime proiezioni delle 21,45, indicazioni importanti. L’Ultradestra nazionalista dell’Adf, pur restando sopra il 10 per cento, vede frenare la sua ascesa (-2,1%), confermando la fase di difficoltà dell’ondata populista in tutta Europa,  mentre le forze europeiste hanno ottenuto la stragrande maggioranza dei consensi del corpo elettorale. È certamente questo il dato politico più importante. Non mancano tuttavia altre novità di rilievo. La prima riguarda i socialdemocratici dell’ex ministro delle Finanze Olaf Scholz, che tornano primo partito con un risultato superiore al 25 per cento (+5,5). La CDU, invece, raccoglie il risultato più basso della sua storia (-8,4), dopo essere stata sempre al di sopra del 30 per cento. Si conferma la novità dei verdi che si collocano poco al di sotto del 14 per cento (+5), mentre la link lotta per superare la soglia di sbarramento (-4,1). Buono anche il risultato dei liberali (+1), che possono svolgere il loro ruolo nelle lunghe trattative che si apriranno per la formazione del nuovo governo, anche se il loro leader manifesta idee conservatrici sull’economia. Se confrrmati questi risultati ci vorrà tempo per formare un nuovo governo che molto probabilmente dovrà essere necessariamente governo di coalizione fondato su almeno tre partiti. Tuttavia è certo che – con il risultato della SPD e l’affermazione dei Verdi nell’economia più forte del continente – sarà meno complicato, per i governi dell’Italia e della Francia, spingere per una riforma del patto di stabilità in direzione di una politica economica comune espansiva e al tempo stesso attenta alla riconversione ecologica dell’economia. Non è il massimo ma non è neppure poco. Il risultato della SPD segue il successo dei socialdemocratici in Norvegia e dimostra che ha pagato la scelta di privilegiare in tutti questi anni l’alleanza larga per l’Europa prima ancora della difesa identitaria. Senza prima riuscire a costruire una nuova Europa non possono crearsi le condizioni minime per una politica di sinistra capace di ridurre le diseguaglianze e affermare il primato della politica sul mercato e le grandi concentrazioni economiche e finanziarie. È un massaggio chiaro che vale per tutto il continente. L’alleanza per una nuova Europa politica ha oggi il valore e la funzione che nel dopoguerra ebbe l’alleanza antifascista nel fare prevalere la democrazia. I rischi di un rigurgito nazionalista anche se ridimensionati non sono affatto del tutto svaniti e non lo saranno fino a quando l’Europa non sarà nelle condizioni di svolgere fino in fondo quel ruolo di potenza globale che le consenta – cooperando con le altre potenze continentali, a partire da USA e Cina – di garantire un nuovo ordine internazionale.

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