Capua non si governa con mozioni di sfiducia e “campagne acquisti”. Servono scelte coerenti con il programma.

Sono stato facile profeta quando – il 4 aprile scorso – su questo blog ho sostenuto che il ritiro delle dimissioni da parte del sindaco – sancito senza aver risolto i nodi politici che le avevano causate – avrebbero chiuso solo momentaneamente la crisi amministrativa ma non certo quella politica. Ora dopo pochi mesi, segnati da continue fibrillazioni nella maggioranza, 2 consiglieri eletti nella coalizione che ha vinto le elezioni sono passati all’opposizione ed un terzo ha espresso un appoggio limitato ai mesi che ci separano dalla fine di questo 2021, per verificare se è possibile una correzione di rotta che dia un senso al proseguimento di un quinquennio amministrativo che, iniziato con luci e ombre, rischia di finire nel modo peggiore. Alla base delle tensioni interne alla maggioranza elettorale – che non è riuscita fin qui a darsi un profilo politico coerente con l’impianto del proprio programma elettorale – ci sono atteggiamenti sbagliati assunti sia da diversi consiglieri che dallo stesso sindaco. Io la dico così: c’è una nuova generazione di amministratori (che siano di destra di centro o di sinistra non cambia) cresciuti in un contesto privo di veri partiti politici, che ritiene l’azione di governo come il frutto delle convinzioni che ciascuno di loro ha in testa. Convinzioni da attuare senza mediazioni o correzioni, provando sempre ad aggirare se non a demolire gli ostacoli che arrivano dall’esistenza inevitabile di punti di vista ed opinioni diverse che sempre nascono anche all’interno di coalizioni politiche omogenee (e non è il caso nostro). Ciascuno insomma crede di dover giocare una partita personale. Un atteggiamento individualista che sottovaluta l’importanza del confronto – e se volete anche dello scontro – sui contenuti e sulle scelte – e di conseguenza anche il lavoro necessario di costruzione di una visione condivisa e mediata con la società – come unica condizione non solo per costruire le decisioni più giuste ed equilibrate ma anche per farle camminare sulle gambe delle tante forze ed energie indispensabili per realizzarle. E così si arriva al punto che chi non riesce più a condividere il carattere di una gestione passa all’opposizione, non per tentare di cambiare le cose esercitando una funzione diversa (che nessuno più di me sa’ che può avere il suo peso) ma per provare a mandare tutti a casa, anche alleandosi con gli avversari politici. Per produrre cosa? Un commissariamento e nuove elezioni dagli esiti che – in assenza di una maturazione di nuove realtà politiche che per ora è difficile scorgere all’orizzonte – riprodurrebbero nuove fasi di inadeguatezza e di vuoto politico. Dall’altra parte c’è un Sindaco che – anziché meditare sulle ragioni del malessere diffuso nelle file di chi lo ha sostenuto dentro e fuori dal consiglio comunale – prova ad aggirare l’ostacolo con campagne acquisti nelle file dell’opposizione – e purtroppo anche dentro la maggioranza – facendosi aiutare da uno dei tanti comitati elettorali di cui è caratterizzata – ahimè – anche la dimensione istituzionale provinciale, regionale e nazionale. Per fare cosa? Tirare a campare per un po’ di mesi ancora. Un tempo di certo breve da riempire dedicando più energie alle “manovre” necessarie per tenere insieme una aggregazione che non ha nessuna anima politica, che non alla risoluzione dei problemi della città. Per convincersi che c è bisogno di cambiare passo non basta constatare che questo andazzo  sta via via spegnendo le luci che pure si scorgevano all’inizio di questa avventura e che ora sono state coperte da un buio fitto e poco edificante per tutti? Bisogna sperare che sia ancora possibile una riflessione responsabile e collettiva capace di contenere individualismi e particolarismi. Come? Partendo dalle cose da fare e da una discussione che coinvolga forze politiche e società (possibile che nessuno avverta l’esigenza di ascoltare anche i cittadini? Non dice più nulla la parola “partecipazione” che pure in politica – per chi ritiene la democrazia il terreno giusto – conta moltissimo?) Di cose da discutere, da correggere, da fare per la città ve ne sono tantissime. Faccio un esempio: il PUC, che pure è lo strumento strategicio fondamentale per lo sviluppo di una città. Manca da decenni perché in passato sono state tentate sempre forzature che ne hanno impedito l’approvazione da parte della provincia. Purtroppo anche stavolta, pur avendo provato a razionalizzare aree industriali e viabilità,   alla fine, per dire sì a tutte le spinte, sarà molto difficile ottenere l’approvazione dello strumento urbanistico. Se il piano di coordinamento provinciale impone il criterio del recupero come prioritario, rispetto all’espansione e al consumo di nuovo suolo, è davvero difficile pensare di poter portare a casa in tempi utili il consenso su un piano che da un lato individua l’esistenza di 1600 alloggi vuoti e dall’altro non tiene minimamente conto di questo dato nelle scelte di dimensionamento del fabbisogno abitativo. Ma anche sul piano politico, come è possibile il solo pensare di poter proporre uno strumento urbanistico utile per una città come Capua prescindendo dal ruolo e dalla funzione del suo centro storico?. Si può provare a discuterne per essere pronti quando la questione ritornerà in consiglio comunale dopo le valutazioni della provincia? E si può provare a mettere al centro del confronto politico le tante questioni su cui sono necessarie scelte e azioni immediate ( patrimonio, personale e tanto altro ancora)? Credo che c è un solo modo per provare a non bruciare anche questa consiliatura. Si apra un confronto tra tutte le forze politiche e con la città sui problemi concreti e sulle scelte amministrative conseguenti e si provi su questo terreno a cambiare passo. Forse è il caso che il PD, l’unica forza che ha ancora una parvenza – per quanto appannata – di partito, si faccia promotore di una iniziativa politica. Farebbe molto bene alla città, al consiglio comunale, all’amministrazione ed anche ai partiti.

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