A Capua una crisi difficile da risolvere. Servono buonsenso e consapevolezza politica

Le dimissioni del Sindaco Branco rappresentano al tempo stesso la dimostrazione della portata della crisi della ormai ex maggioranza e la volontà di sgombrare il campo da manovre di piccolo cabotaggio per rimettere al centro del confronto politico gli interessi della città. Una città pesantemente devastata da 15 lunghi anni di gestione del centrodestra – che hanno avuto effetti gravissimi sul piano finanziario, dei servizi comunali e su quello morale – e da altri cinque anni segnati da due fallimenti di un centrosinistra rimasto minoritario che non è riuscito a dare un profilo politico alle alleanze larghe che ha dovuto realizzare per vincere. Bisogna ammetterlo e guardare in faccia la realtà. Una realtà che è figlia di quella più generale crisi del sistema politico italiano in atto ormai da tempo in conseguenza della fine dei partiti di massa – e della frammentazione e personalizzazione della politica non separate dal processo di frammentazione e di individualizzazione della società indotto dagli effetti della grande innovazione tecnologica che da alcuni decenni cambia incessantemente il nostro modo di studiare, di lavorare e di vivere. Una realtà che ci riporta alle ragioni vere che rendono problematica una soluzione politica della crisi al punto cui è giunta al Comune di Capua. Non voglio qui ripetere le cose già scritte sulle cause più dirette che hanno determinato il cortocircuito nella maggioranza – e cioè la sottovalutazione da parte del Sindaco del suo ruolo di unificazione della squadra e la risposta sbagliata di chi ha reagito costruendo cordate legate esclusivamente all’occupazione delle postazioni di governo, prescindendo dalle esigenze della città. Bisogna invece andare alle cause più di fondo senza fermarsi agli effetti superficiali. Il dibattito in corso tra i diversi gruppi politici dimostra che vi sono settori della maggioranza che hanno firmato il programma elettorale solo formalmente, senza approfondire e condividere la sostanza di un progetto che in una città come la nostra non può non essere necessariamente ambizioso. Fa riflettere, ad esempio, leggere quel che scrivono o dichiarano alcuni rappresentanti dei gruppi di maggioranza. Considerare “vecchi progetti” o “libri dei sogni” gli obiettivi sui quali ha lavorato in questi due anni l’amministrazione la dice lunga sulle diverse letture della realtà cittadina che convivono nella coalizione. Chi ritiene che una città storica come la nostra possa migliorare i livelli dei suoi servizi (strade, verde pubblico, scuole, strutture sportive ecc…) prescindendo da una azione in grado di promuovere lo sviluppo dell’economia, per elevare il benessere dei cittadini, non ha una idea chiara della nostra condizione. Questa è una città che vede gran parte del suo patrimonio edilizio e architettonico abbandonato da decenni (ex complessi conventuali, sistema fortificato, ecc…), caratterizzato da problematiche e costi enormi di riuso che dovrebbero essere perfino ovvi. È una città che su poco più di 8000 alloggi ne conta circa 1600 inutilizzati e che negli ultimi 10 anni ha perso più di 1000 residenti. Come si può pensare di trovare le risorse finanziarie necessarie per elevare la qualità e l’efficienza dei servizi quando ormai i 3/4 delle entrate correnti dei comuni derivano da tasse e contributi pagati dai cittadini e solo 1/4 da trasferimenti correnti statali e regionali? È una verità che prescinde anche dal peso particolare – che a Capua grava sui bilanci presenti e futuri – del vecchio dissesto finanziario. Insomma, se mancano un progetto e una azione politica e amministrativa di lungo respiro, in grado di affrontare le cause storiche dell’impoverimento economico della città e di procedere su un cammino di progressivo recupero del benessere perduto, si può solo rattoppare un vestito logoro ma non realizzare quello che serve per dare alla città un volto e servizi dignitosi. Ovviamente si tratta di azioni che non si realizzano dall’oggi al domani, come solo un miracolo può fare. Ed io sinceramente in tanti anni di esperienza politica e amministrativa non ho mai visto miracoli, né interventi significativi che si realizzano a costo zero o nello spazio di un mattino. Lasciamolo credere e affermare a chi non ha la minima idea di cosa sia – e di cosa significhi – governare una macchina pubblica, avere a che fare con procedure burocratiche, provare a risollevare le sorti di una città che vive un processo di decadenza che ha ragioni storiche così profonde. Ma se a pensarlo è chi si propone come amministratore, come classe dirigente, allora si capisce perché poi subentra la frustrazione e questa produce solo continui conflitti privi di senso politico vero (non è forse questa l’esperienza degli ultimi decenni?). Ora è evidente che Capua è dagli anni Ottanta dentro un processo di riorganizzazione della grande area metropolitana che si è formata intorno al capoluogo regionale per effetto dell’industrializzazione avvenuta negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Il CIRA, il Dipartimento di Economia della Vanvitelli, la Scuola Militare sono arrivati qui perché il nostro territorio ha questa funzione di riequilibrio da svolgere. Oggi solo facendo leva su queste realtà possiamo costruire un futuro di rinascita, ritrovare e far crescere quel benessere economico che da tempo abbiamo perduto. Bisogna ricollocare Capua nella modernità non riportarla ad un passato che non può tornare più. Ma per farlo, dovrebbe esser chiaro, le questioni relative alle grandi infrastrutture di collegamento con l’area metropolitana e ai servizi qualificati (metropolitana regionale, grande viabilità regionale, aree industriali attrezzate, ricerca e risanamento ambientale) sono decisive. Se mancano coalizioni fondate su una lettura comune della realtà e su progetti condivisi ecco che diventa difficile, se non impossibile, risolvere sul piano politico la crisi di maggioranza che si è aperta. Sapevamo che mancavano già prima, ora abbiamo visto come sia difficile ricostruirle dentro la crisi della politica e della democrazia che caratterizza il nostro tempo. Cosi come è velleitario anche pensare che con le ennesime nuove elezioni amministrative si possano risolvere i problemi della assenza di schieramenti e di personale politico adeguati. Nuove elezioni, in presenza di una crisi così acuta delle vecchie coalizioni, non porterebbero da nessuna parte se non alla ripetizione dei fallimenti che abbiamo fin qui sperimentato. È questa costatazione che mi porta a proporre nuovamente l’unico terreno utile su cui si può provare a riprendere il cammino: quello della ricerca su un piano strettamente amministrativo delle convergenze possibili intorno ad un programma di pochi punti che si proponga l’obiettivo di portare a conclusione il lavoro positivo che pure si è fin qui fatto (dal ponte nuovo, al PUC, al dissesto del centro abitato di Sant’Angelo, alla Linea Tranviaria, alla grande viabilità regionale ecc). Un accordo istituzionale su punti precisi e a tempo determinato per ritornare poi alle urne dando la possibilità alle forze politiche e sociali della città di ripensarsi in rapporto ai processi di riorganizzazione del quadro politico che sul piano nazionale sono stati avviati dalla costituzione del governo Draghi. Un accordo che – dopo la rinuncia del centrodestra, che pure ha perso pezzi in consiglio, a cimentarsi su un terreno costruttivo – si può ricercare in un perimetro ormai ben chiaro. Un terreno di ricerca possibile – dopo che il Sindaco con le dimissioni ha azzerato tutti i vecchi equilibri politici – solo su basi politiche e programmatiche nuove, diverse da quelle di prima. Lo dico da cittadino che guarda esclusivamente agli interessi della città con il realismo che mi detta la mia esperienza politica. Da cittadino, perché ormai da molti anni non ho più incarichi o ruoli di carattere istituzionale o politico, anche se non ho mai rinunciato a pensare e a dire la mia. Certo ho la tessera di un partito che, per giunta, nel 2021 rinnoverò solo a condizione che il nuovo gruppo dirigente nazionale metta davvero mano a quel cambiamento necessario a ridare senso e ruolo ad un partito che era nato per rinnovare ed unificare i diversi riformismi della tradizione politica italiana e si è trasformato in una sommatoria di correnti personali. La gravità della crisi politica generale, giunta ad un punto limite ed estremamente pericoloso, ha rimesso tutto in movimento. I vecchi schemi non servono più, a partire da quello che punta a contrapporre una politica cattiva ad una società buona. Viviamo una crisi politica profonda che è anche la conseguenza di uno smarrimento della società. Basta pensare a quali sono i criteri che ci guidano quando ci rechiamo da elettori nella cabina elettorale e votiamo, di in larga parte, guardando al parente, all’amico, all’interesse di corto respiro, senza valutare cosa davvero occorre per governare un città, un Paese, uno Stato continentale, in tempi complessi come quelli che viviamo. La politica, dopo tutto, in democrazia è sempre lo specchio della società. Dal pantano in cui siamo si esce solo facendo prevalere il buon senso, cercando di elevare il livello del confronto e tornando a costruire partiti e coalizioni capaci di promuovere la partecipazione dei cittadini alla vita politica e di formare nuove classi dirigenti.

Un commento

  1. Adolfo,
    Convengo con te che fare miracoli sia alquanto difficile e riservato a pochi.
    Per questo motivo l’amministrazione della città dovrebbe viaggiare su due binari. Il primo sul quale incanalare i grandi progetti, necessari a creare una visione futura della città, ma che hanno bisogno di tempo e danaro per essere realizzati.
    Il secondo che denominerei “di minuto mantenimento” che dovrebbe portare a realizzare le cose di costo inferiore ma che danno una visibilità all’amministrazione cittadina, e mi riferisco a:
    Rimozione dei paletti
    Riapertura della villa comunale
    Sistemazione delle strade
    ZTL nel centro storico con un serio piano parcheggi
    Raccolta rifiuti funzionante, ovvero controllo stringente dell’operato della ditta.
    Queste piccole cose,peraltro alcune presenti nel programma dell’attuale amministrazione, quantomeno darebbero una visuale diversa ai cittadini capuani con costi sicuramente abbordabili.
    Inoltre un po di serietà e senso del dovere non farebbero male ad alcuni consiglieri che del bene pubblico, ho l’impressione, che non se ne freghiamo proprio.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...