Sui mercati torna il sereno e vince chi sceglie il futuro

Dopo la piccola turbolenza di metà gennaio sui mercati finanziari è tornato il sereno. Ad allontanare le nubi un vento che ormai sembra destinato a durare sotto la spinta di politiche monetarie che rimarranno a lungo accomodanti, di politiche fiscali senza precedenti – messe in moto dai governi di tutto il Mondo – destinate a sostenere l’occupazione, di una campagna vaccinale che lascia intravedere una uscita dalla pandemia in tempi comunque prevedibili, di una situazione politica che volge verso la stabilità. Su quest’ultimo punto in particolare, dopo il positivo esito delle azioni negli USA, si guarda con estremo interesse al tentativo di formare in Italia un nuovo governo guidato da Mario Draghi che sta registrando buone probabilità di riuscita. Al di là delle qualità indiscutibili del presidente incaricato si valuta positivamente anche alla probabile ampiezza del sostegno parlamentare, che rappresenta una ulteriore conferma della frenata, oltre ogni ragionevole previsione, dell’ondata populista e dei suoi effetti negativi sul commercio internazionale. È chiaro che il successo di Draghi favorirebbe una ulteriore stabilizzazione della situazione politica in Europa e un più tranquillo cammino della straordinaria novità del Recovery Plan. Ovviamente nonostante il crollo del rischio politico nessuno abbassa la guardia rispetto ad altre categorie di rischio, ed in particolare a quello di eventuali nuovi prolungati lockdown legati ai possibili sviluppi delle nuove varianti del virus. Al momento, tuttavia, i contagi nel Mondo sono in diminuzione e dai paesi nei quali è più avanti la campagna vaccinale arrivano dati tranquillizzanti. Qualche preoccupazione presente sul fronte dell’inflazione è mitigata non solo dalle rassicurazioni sull’approccio positivo e deciso delle Banche Centrali ma anche dall’esperienza ormai decennale che dimostra come su questo fronte – nonostante tutti gli sforzi compiuti con le politiche monetarie per raggiungere un livello considerato ottimale ai fini del contenimento anche del rischio deflazione – siamo ancora lontani dal raggiungerlo. La vecchia regola secondo cui l’abbondante liquidità basti da sola a far partire al rialzo il costo della vita fa parte ormai di teorie da mettere definitivamente in soffitta e tutti sanno molto bene che la situazione non consente ancora di dispiegare pienamente tutte le potenzialità dell’economia globale. In questo quadro la vera sfida per il risparmio è sulla capacità di definire valide strategie attive ed altamente selettive. Questo perché c’è ormai piena consapevolezza di ciò che davvero rappresentano le grandi crisi, in termini soprattutto di motore di trasformazione destinato a promuovere come sempre vincitori e vinti. Mai come oggi è evidente come – di fronte al livello impressionante delle trasformazioni in atto e dei cambiamenti che queste stanno determinando nel nostro modo di vivere e di lavorare – a perdere sarà solo chi rimane legato ai vecchi modelli di business mentre, ancora una volta, vincerà chi è in grado di stare al passo con l’innovazione e riesce ad immaginare dove va il futuro. Per questo nelle scelte di asset allocation si privilegia tra i vari comparti l’azionario, nel comparto obbligazionario il credito rispetto al governativo, sul piano geopolitico in particolare l’Asia – che si conferma sempre di più essere il nuovo centro dello sviluppo globale – e i paesi emergenti. Se sul piano tattico si cerca di cogliere il momento della ripartenza della domanda, destinato a favorire le materie prime, sul lungo periodo si guarda ai settori del futuro che è già presente tra noi con i suo segnali forti e chiari. Il futuro ha il volto delle nuove tecnologie (in particolare digitale e connettività), della transizione energetica, della sostenibilità ambientale e sociale – ormai priorità nei piani fiscali di ripartenza varati dai governi ma anche oggetto di una nuova sensibilità dell’opinione pubblica. La grande produzione di nuovi fondi specializzati negli investimenti in sostenibilità da parte delle grandi società finanziarie internazionali è la prova del peso già assunto nell’economia da queste nuove tendenze che attraversano la politica e la società. Si può dunque navigare con serenità sui mercati finanziari, anche in un momento così particolare e per certi aspetti drammatico come quello che viviamo, a patto di non abbandonare l’approccio prudente e l’attenzione al proprio orizzonte temporale, alla corretta gestione dei rischi da coniugare con uno sguardo lungo rivolto al futuro per individuare dove si sviluppa ed è destinato a crescere il valore.

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