La pandemia si aggrava. Quali conseguenze per economia e mercati finanziari?

Il 2021 si sta prospettando più complicato di quanto la gran parte degli osservatori pensasse solo qualche mese fa. La pandemia si aggrava. Contagi e mortalità mostrano numeri superiori alle aspettative. In tutto il mondo si diffondono nuovi ceppi di Covid 19 che hanno capacità di diffusione più rapida, mentre, almeno per la variante inglese, vi sono studi che hanno accertato anche un peggiore livello di mortalità. I sistemi sanitari di diversi paesi sono già al collasso. Anche la campagna di vaccinazione si sta rivelando più complicata rispetto alle aspettative, a causa del taglio nelle forniture da parte delle due società fino ad ora autorizzate alla produzione. Difficile a questo punto pensare di raggiungere “l’immunità di gregge” a fine anno. C’è, inoltre, preoccupazione sulla possibilità che nuove varianti possano mettere in discussione l’efficacia dei vaccini, cosa al momento, per fortuna, esclusa per le varianti già individuate. A partire dallo scorso autunno sono aumentate un po’ ovunque le misure restrittive e tutto fa pensare che siano destinate a crescere – anche se in Italia si va verso la ripresa della didattica in presenza che, in questo quadro, sembra davvero una follia che ha preso il sopravvento grazie ad un ministro convinto che lasciare chiusi gli istituti possa abbassare il livello della sua popolarità, ad una maggioranza debole, che fatica a trovare la giusta sintesi, e ad una opposizione, addirittura in mano ai negazionisti, che cavalca le peggiori spinte, nella speranza di poterne ricavare un vantaggio elettorale. Per fortuna l’evidenza dei fatti sta portando altri paesi europei ad adottare misure più rigorose, mentre la nuova presidenza di Biden segna negli USA una svolta nel contrasto dell’epidemia. Intanto, i lockdown attuati in autunno stanno facendo sentire i loro effetti sugli indici dell’attività economica che segnalano un certo rallentamento in atto. Tuttavia il 2020 ha insegnato che, se la pandemia ha messo il segno meno al PIL globale per la prima volta (non era avvenuto neppure con la Grande Recessione del 2008), la ripresa (quando una crisi è legata a ragioni sanitarie) può essere altrettanto rapida quanto la caduta. Insomma l’obiettivo prioritario deve rimanere la difesa della salute e la sconfitta dell’epidemia. Ormai dovrebbe esser chiaro che politiche monetarie e fiscali accomodanti sono in grado di superare anche le peggiori crisi economiche. A differenza di quanto accaduto nelle grandi crisi del passato questa volta le tutte le Banche Centrali sono intervenute con prontezza e in modo coordinato per garantire liquidità al sistema. I governi, dopo la sbornia neoliberista dell’ultimo trentennio, si sono decisi, finalmente, a riprendere il controllo dei mercati e dell’economia, attraverso politiche fiscali che non hanno precedenti neppure negli anni immediatamente successivi alle guerre mondiali. Non ci sono emergenze in grado di distruggere l’economia se si prende atto che l’ideologia liberista è l’unica malattia inguaribile dei sistemi economici. Non a caso nel 2020, nonostante la contrazione del PIL globale, gli indici di borsa hanno chiuso sui massimi. E anche oggi, di fronte all’aggravamento della pandemia, politiche monetarie e fiscali adeguate sono in grado di reggere l’urto. Ciò che va monitorato è, però, l’andamento della campagna vaccinale. Se nei mesi scorsi si poteva ipotizzare una ripresa già verso la fine del primo trimestre dell’anno è evidente che ora i tempi si allungano e ciò può rappresentare un problema per la tenuta delle piccole e medie imprese e del mondo del lavoro. Le banche centrali hanno già confermato la loro volontà di mantenere politiche monetarie accomodanti per molto tempo ancora. Ma è chiaro che questo non basta. Ad aprile verranno meno i provvedimenti straordinari per il sostegno alle imprese e all’occupazione. Prevedere i tempi di distribuzione del vaccino alla popolazione ad alto rischio significa poter programmare nel modo giusto politiche fiscali di sostegno, aggiuntive rispetto a quanto fatto fino ad ora. Solo quando si arriverà a percentuali significative di vaccinazione in questa fascia della popolazione si potranno vedere miglioramenti sostanziali nelle attività economiche. Guai, perciò, abbassare la guardia su questo fronte. Poi, ovviamente, sarà necessario vincere anche la sfida della rapida attuazione dei piani di ricostruzione e di ristrutturazione delle economie. Negli USA la nuova presidenza ha già annunciato misure immediate. In Europa è stato varato il Recovery Plan, il piano di investimenti pubblici più imponente della sua storia, ma si registrano anche ritardi nella sua attuazione in molti paesi e non solo in Italia. La Cina – che ormai da tempo non è più un paese emergente ma l’altra grande area fondamentale dell’economia internazionale – ha già recuperato una buona ripresa ed è stato l’unico grande Paese a chiudere il 2020 con il segno più davanti al PIL. L’epidemia sta rapidamente cambiando l’economia e la geopolitica. Insomma, il futuro della globalizzazione si gioca sulla capacità di riorganizzare i sistemi istituzionali, politici ed economici. Le grandi crisi non sono mai solo sfascio ma soprattutto trasformazione e per vincerle bisogna saper raccogliere la sfida del cambiamento.

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