“Demolition Man” lascia l’Italia in balia delle onde e rilancia la destra. Il PD ricostruisca in fretta una prospettiva credibile.

Purtroppo gli sviluppi della situazione politica dell’ultima settimana hanno confermato il quadro che avevo tracciato su questo blog il 3 gennaio scorso nell’articolo “vediamo questo dove vuole arrivare”. Renzi ha deciso di aprire una crisi al buio mentre l’Italia è nel mezzo di una grave pandemia – oltre che degli effetti pesanti che essa ha prodotto sull’economia e sulla società – e alla vigilia di scelte importanti da compiere sull’utilizzo delle ingenti risorse messe a disposizione dall’Unione Europea, che rappresentano l’unica possibilità di uscire da questa crisi senza troppi danni e anzi mettendo mano alla soluzione dei suoi annosi problemi. Anche la stampa estera stamane ha sottolineato l’effetto distruttivo della mossa disperata del fondatore di Italia Viva. C’è chi lo ha definito “Demolition Man”. Le prime conseguenze di quella scelta, infatti, confermano che non solo il Paese viene lasciato in balia delle onde -e questo è certamente l’aspetto più grave ed odioso – ma che a rimetterci sarà anche il suo autore oltre che l’insieme del centrosinistra. PD e 5 stelle chiudono infatti definitivamente a Renzi, che ha dimostrato tutta la strumentalità delle sue richieste respingendo l’offerta di un patto di legislatura. A questo punto le strade rimangono due: o si forma in parlamento un nuovo gruppo politico di responsabili, disponibile a sostenere il governo entrando in maggioranza, o si va al voto a giugno. In entrambi i casi Italia Viva è spacciata, destinata all’isolamento. In caso di elezioni, inoltre, sfumerebbe la disperata speranza di Renzi di diventare leader di un partito centrista da costruire con Forza Italia (la vera ragione del suo atto disperato). È evidente, infatti, che FI a quel punto avrebbe tutto l’interesse a rimanere nell’alleanza con Salvini e Meloni viste le buone probabilità di vincere le elezioni. La destra nazionalista è stata indebolita dalla crisi pandemica – che ha dimostrato l’inconsistenza della sua strategia politica – ma le pulsioni populiste rimangono forti, come forti sono i rischi di una involuzione autoritaria di questa crisi sistemica d’inizio secolo. La gravità della situazione politica negli USA e l’assalto al Congresso di Washington rappresentano la cifra della crisi acutissima che scuote la democrazia occidentale. Il PD ha avuto in questi giorni una posizione di grande equilibrio e di responsabilità nei confronti del Paese. Ha però commesso l’errore di appiattirsi completamente sull’attività di governo, tralasciando il necessario lavoro di ridefinizione della sua strategia politica, di ricostruzione del partito sul territorio e di una alleanza di centrosinistra con un chiaro e credibile nuovo orizzonte politico all’altezza del passaggio delicato che stiamo attraversando. Fallita la mediazione tra le forze dell’ormai ex maggioranza può tentare di evitare le elezioni sostenendo il tentativo di Conte di trovare un sostegno in un gruppo di responsabili che non sia solo il frutto dell’incontro tra interessi particolari ed occasionali. Non è una impresa facile. Di governi tecnici è inutile parlare in presenza di una opposizione di centrodestra saldamente in mano ai nazionalisti di Salvini e Meloni. Il secondo governo Conte si sapeva che sarebbe stato al di sotto delle necessità della fase ma non aveva alternative ed almeno serviva a rinsaldare un rapporto vitale con l’Europa che il governo giallonero aveva logorato. Da questo punto di vista l’operazione ha funzionato perché è chiaro che senza questo governo non avremmo avuto la svolta Europea che ci sta offrendo la possibilità di uscire dalle sabbie mobili nelle quali ci siamo ritrovati. Senza la possibilità di un governo istituzionale non restano che le elezioni a giugno. Elezioni davvero difficili da affrontare per un centrosinistra diviso. Lo stato dell’arte segnala a Zingaretti la necessità di riprendere subito quel lavoro di ricostruzione di un nuovo partito e di una nuova prospettiva politica riformista che è stato interrotto con il ritorno del PD al governo. Guai ora a farsi assorbire solo dalla complessità della crisi politica aperta. Bisogna mettersi al lavoro per ricostruire progetto e alleanze politiche e sociali nei tempi utili per giocarsi – avendo almeno qualche carta vincente in mano – la partita difficilissima che si è aperta.

2 commenti

  1. Caro Adolfo temo che il tempo perso fino ad ora sulla riorganizzazione radicale di un partito, ormai esclusivamente concentrato sulla difesa di posizioni personalistiche, e soprattutto sulla formulazione di programmi e visioni di un realizzabile futuro sia purtroppo irrecuperabile

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