Quella strana alleanza tra Italia Viva e 5 stelle per la riapertura delle scuole

Il 7 riapriranno in presenza elementari e medie in gran parte d’Italia. Per fortuna l’insistenza del PD e delle Regioni ha evitato che riaprissero in presenza anche gli istituti superiori. Per questi la riapertura slitta all’undici gennaio, previa verifica dei dati epidemiologici in arrivo l’otto gennaio. Ad insistere per la riapertura non solo il ministro Azzolina, sostenuta dai 5 stelle e dallo stesso Conte, ma anche i ministri Bellanova e Bonetti di Italia Viva. C’è da chiedersi perché Italia Viva – mentre alza la voce rischiando di provocare una crisi di governo sul Recovery Plan e i servizi segreti, in dissenso con le posizioni assunte dal presidente del Consiglio – sulla riapertura delle scuole va a braccetto con il ministro dei 5 stelle. Riaprire le scuole nell’attuale contesto di rialzo dell’indice di trasmissione, ormai decisamente sopra 1, è una follia che può essere sostenuta solo da chi ignora la realtà o è abituato a considerare la conquista di un pugno di consensi – nei settori sensibili alla prospettiva di una rapida riapertura di tutte le scuole – al di sopra del buon senso e dell’interesse collettivo. Abbiamo visto cosa è accaduto a settembre quando a causa della riduzione delle restrizioni praticata in estate – ma anche della troppo rapida riapertura delle scuole – i contagi hanno ripreso a correre e con essi i ricoveri negli ospedali, nelle terapie intensive e i morti. A novembre il governo è poi corso ai ripari con il sistema di classificazione delle regioni in <rosso>, <arancione> e <giallo>, a seconda dello scenario di crisi. Una misura meno drastica del lockdown imposto in primavera. Le nuove più blande restrizioni hanno fatto scendere nuovamente i contagi ma molto lentamente. Con le feste natalizie l’indice RT è tornato a salire e solo nelle prossime settimane sapremo fino a che punto lo spingeranno le nuove follie natalizie. Nel frattempo in tutto l’Occidente il quadro della pandemia si è notevolmente aggravato. Negli Stati Uniti il negazionismo di Trump ha portato la situazione fuori controllo con numeri dei contagi e dei morti impressionanti. Nella Gran Bretagna parte un nuovo lockdown generalizzato dopo la scoperta di una nuova variante del Covid molto più contagiosa, che dilaga nel Paese ma è presente anche nel resto d’Europa, Italia compresa. Di stamane la notizia della conferma di un primo caso della nuova variante anche a New York. Molti studi dimostrano sia la pericolosità di diffusione tra i più giovani di questa nuova variante sia che la riapertura delle scuole ha la sua incidenza sulla crescita del contagio, in primo luogo per l’impatto sul sistema dei trasporti, ma non solo. Il caso della Campania è illuminante. A settembre la nostra regione, la cui area metropolitana ha un indice di abitanti per Kmq tra i più alti d’Europa, aveva il numero di contagi giornalieri più alto d’Italia, perfino della Lombardia e del Veneto. Oggi la situazione si è ribaltata. La Campania non è più tra le prime regioni e il suo indice RT è tra i più bassi. Cosa ha fatto la differenza se non la saggia decisione di De Luca di evitare lezioni in presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado? Nessuno sottovaluta ovviamente l’importanza del ritorno alla normalità nelle scuole italiane. Ma se sei in guerra e continuano i bombardamenti non hai altra scelta. Il quadro della situazione è da guerra e impone prudenza. Il rischio di una terza ondata è concreto. I dati in Italia e in Occidente sono sotto gli occhi di tutti. Lo dimostra anche l’avvio dell’attività delle Borse che, tranne per i listini asiatici, hanno aperto l’anno in ribasso, dopo un 2020 chiuso sui massimi, proprio per i rischi di nuovi lockdown e per il rallentamento che si registra – rispetto alle aspettative – nella somministrazione dei vaccini. Un ritardo dovuto sia a difficoltà organizzative che alle difficoltà insorte nelle autorizzazioni. Ecco, buon senso imporrebbe di concentrare sui vaccini tutta l’attenzione e l’iniziativa. E’ questo il fronte che può farci vincere la guerra con il Covid e consentire un graduale ritorno alla normalità. Ma il buon senso contrasta con una politica sempre più frammentata e prigioniera di una crisi che spinge sia le forze di opposizione che quelle di maggioranza ad una gara permanente su tutto, anche nelle fasi di acuta emergenza, alla disperata ricerca del consenso necessario per sopravvivere. La verità è che la politica deve al più presto ritrovare il suo primato, il suo ruolo e la sua forza o la democrazia non reggerà a lungo. Servono riforme del sistema. Serve un vero Stato Federale Europeo capace di affermare l’interesse collettivo sui particolarismi e sul primato del mercato. Serve una riorganizzazione dei partiti e dei corpi intermedi in una dimensione sovranazionale. E’ questa la via maestra per affrontare le nuove grandi sfide del nostro tempo.

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