Non scherzate sul Recovery o sarete maledetti

Dovrebbe esser chiaro a tutti che se l’Italia è rimasta in piedi – dopo il disastro sanitario ed economico prodotto dalla pandemia – è solo grazie allo scudo della BCE e alla svolta di questa Europa, determinata, finalmente, grazie all’asse franco/tedesco, ad attraversare il guado – nel quale era rimasta troppo a lungo – per incamminarsi verso una effettiva integrazione politica. Per usare un termine calcistico, ci siamo salvati in calcio d’angolo. Infatti, se le forze europeiste non avessero tenuto nelle elezioni per il parlamento europeo dell’anno scorso e se in Italia non fosse arrivato un governo accettabile, dopo l’ubriacatura populista delle politiche 2018, non so oggi dove potremmo essere. Per fortuna la storia ci insegna che nei momenti di grave crisi si apre sempre una occasione. E stavolta non è solo l’occasione di potersi rialzare. Oggi abbiamo davanti a noi la possibilità di affrontare tutti i mali che da decenni ci vedono in ritardo su molti fronti e di vincere le grandi e inedite sfide di questo tempo così gravido di rischi per il futuro dell’umanità. Questa occasione irripetibile si chiama Recovery Plan. Un piano di rilancio che riguarda tutto il continente e darà all’Italia 84 miliardi a fondo perduto e 124 di prestiti agevolati. Si tratta dell’intervento pubblico più imponente che sia stato mai programmato in Italia ed in Europa. Un intervento di gran lunga superiore a quello che ci risollevò dalle macerie della seconda guerra mondiale. L’Europa ha garantito non solo questa quantità mai vista di risorse pubbliche ma anche la qualità degli interventi da realizzare disponendo che essi vadano indirizzati verso l’innovazione e la digitalizzazione, la cultura e il turismo, la riqualificazione ambientale e del patrimonio edilizio, lo sviluppo della logistica e la manutenzione delle reti di trasporto, il potenziamento della didattica, della ricerca e della sanità. Non credo sia necessario aggiungere altro per sottolineare la portata gigantesca di questa partita. È il caso, invece, di avere piena consapevolezza dell’ostacolo altrettanto enorme da superare per non sciupare una occasione di portata storica: saper accompagnare le scelte di investimento con procedure semplici e chiare in grado di garantire tempi certi alla concreta realizzazione dei progetti. Un compito immane non solo per l’imponenza delle risorse in campo ma anche per la nota strutturale incapacità che abbiamo dimostrato di utilizzare nei tempi giusti risorse europee di ben più modesta entità. La preoccupazione che si registra in questi giorni nelle cancellerie della UE è più che fondata. Purtroppo alla svolta europea non corrisponde un svolta altrettanto decisa nel senso comune degli italiani. Parlo del Paese nel suo complesso e dunque anche di noi cittadini e non solo del governo e del parlamento e quindi della politica. Infatti, non si vede questa svolta nelle strade dello shopping e nelle polemiche meschine sul Natale, sui cenoni e le vacanze invernali, mentre ogni giorno registriamo centinaia di vittime. Non si vede nelle forze di governo che litigano sulla cabina di regia per il controllo della spesa e sono impegnate nelle consultazioni sulla crisi politica virtualmente aperta nel momento cruciale. Non si vede nell’opposizione che, anziché porsi come stimolo perché si facciano le cose giuste, spinge per andare al voto mentre l’Italia e il mondo intero sono ancora nel mezzo della pandemia. Se ci sono dei momenti nei quali la politica ha il dovere di mostrarsi migliore del Paese di certo questo è uno di quei momenti. Perché se i cittadini non capiranno che questo è il tempo di non abbassare la guardia pagheranno molto presto sulla propria pelle. Ma se la politica si mette a scherzare sul Recovery Plan farà perdere all’Italia una occasione storica e condannerà ad un futuro di precarietà gli italiani di oggi ed anche quelli di domani. Chi nell’ora fatale fa prevalere i propri calcoli di parte sarà maledetto per sempre.

2 commenti

  1. caro Adolfo sono completamente d’accordo con te, ma sono molto scettico. Non vedo in giro politici di peso ma solo piccoli uomini che cercano di nascondere la loro pochezza e la loro assoluta mancanza di una minima visione strategica con polemiche sterili e colpi bassi per cercare un poco di potere ( o come la chiamano loro maggiore visibilità). Non avrei mai pensato di rimpiangere la Prima Repubblica. Purtroppo è così .I nostri non hanno un ” Pensiero” per dirla alla De Mita, ma visioni corte se non nulla. Sono veramente preoccupato, Ci sarebbe bisogno di Statisti ed invece abbiamo sprovveduti a “furbetti” prestati alla politica che si affezionano come nessuno al potere e cercano in tutti i modi di tenerselo stretto, immagina tu se si rendono conto dell’occasione storica che ha il nostro paese di fare quel salto di qualità che ci consentirebbe di essere veramentea pieno titolo la settima potenza industriale, e non solo nen mondo.
    Un abbraccio distanziato, Sandro Casale

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    • Ciao Sandro è un piacere sentirti. Sulla crisi di classe dirigente è difficile darti torto ma è la conseguenza della demolizione che c è stata negli ultimi decenni dei corpi intermedi a partire dai partiti. Bisogna però tentare di ricostruire luoghi di dibattito critico e di formazione altrimenti non ne usciamo. I motivi per cedere all’avvilimento ci sono tutti ma a che servirebbe? Manteniamo saldo il nostro ottimismo della volontà. Un abbraccio e a presto

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