Possibile una terza via tra l’UE com’è oggi e deriva nazionalista?

Quando anche una persona di esperienza e di equilibrio come Paolo Gentiloni afferma senza mezzi termini che “la mutualizzazione del debito non passerà mai”, bisogna prenderne atto e trarne le conseguenze. Non rieco, però, a comprendere come possa poi ritenere possibile un accordo su dei “Coronabond per obiettivi”. O li chiami Coronabond o Eurobond la sostanza non cambia. Si tratta di una emissione di debito comune su cui le garanzie non possono che essere comuni. Dunque non prendiamoci in giro. Di fronte alla crisi senza precedenti che è davanti a noi, questa Europa – che già prima ci consentiva al massimo di galleggiare – non può reggere più. È vero che in questi giorni passi in avanti importanti sono stati fatti, perché – a differenza di quel che accadde immediatamente dopo lo scoppio della grande recessione del 2008 – la BCE ha decido di ricorrere immediatamente ad un allentamento quantitativo illimitato e la UE ha sospeso il patto di stabilità, per dare a tutti gli stati membri libertà di movimento sui deficit di bilancio. Tuttavia è evidente che, purtroppo, non possono bastare. Quando fu decisa la moneta unica si sapeva bene che l’unione monetaria, senza un avanzamento verso l’unione politica, poteva non bastare in presenza di shock esterni. Ed infatti il parlamento europeo cominciò subito a lavorare ad una Costituzione europea per procedere in quella direzione. Sappiamo come è finita e perché. Poi abbiamo anche sperimentato, con la crisi del debito sovrano nel 2011, come è difficile rimanere in mezzo al guado quando bisogna resistere alle tempeste. Figuriamoci ora che è arrivato uno Zunami e anche i grandi imperi continentali sono stati costretti a iniziative straordinarie. Sappiamo le risorse messe in campo dalla Cina fin dall’inizio dell’epidemia, che non ha caso ha visto i suoi listini azionari reggere meglio all’urto. Ora anche gli Stati Uniti hanno messo in campo un piano di oltre 2000 miliardi di dollari, nonostante la nota avversione dei repubblicani a un forte ruolo dell’intervento pubblico. Pur essendo uno stato federale hanno potuto farlo perché dispongono di istituzioni fiscali, bancarie e politiche che lo consentono. l’Europa ha bisogno di produrre qualcosa che abbia la stessa portata perché per rialzarsi da questo colpo, che si avvicina molto alla distruzione che può produrre una guerra, non bastano novità e piccoli passi in avanti. Serve un salto. Un salto deciso nel processo di integrazione politica. Un salto verso un vero Stato Federale. Se c’è chi ancora resiste bisogna inventarsi qualcosa di adeguato, altrimenti diventa irreversibile il ritorno dei nazionalismi, che fino ad ora sono stati frenati a stento e con grande fatica. E quella si che sarebbe una sventura irreparabile, per ragioni ripetute fino alla noia. È praticabile allora una terza via tra il rimanere fermi dove siamo e il ritorno indietro? Credo che in questi giorni sia una ipotesi che deve stare nel confronto aperto a livello comunitario. I trattati non escludono una Europa a due velocità e cioè la possibilità che un gruppo di Stati membri – disponibili a correre più veloci degli altri verso l’unione politica – possa procedere ad una maggiore integrazione in diversi settori. La pandemia, inoltre, ha prodotto un fatto politico nuovo. Quattordici Paesi che rappresentano più del 60 per cento del PIL dell’Eurozona hanno chiesto formalmente gli Eurobond per finanziare un piano comune in grado di affrontare l’emergenza in atto – sanitaria ed economica – e di ricostruire l’economia (perché di questo si tratta) quando tutto sarà finito. Se davvero c’è chi, anche di fronte alla catastrofe, continua a tirare il freno, gli Stati che hanno avanzato la proposta dovrebbero valutare l’ipotesi di una cooperazione rafforzata nei settori utili al raggiungimento dell’obiettivo, magari dentro un piano più complessivo che fissi tappe di ulteriori integrazioni in settori di non esclusiva competenza dell’Unione. Certo tra questi non c’è la Germania, che pure è la prima economia del continente. Ma se i tedeschi vogliono rimanere nel gruppo delle tartarughe, non vedo perché chi ritiene che è diventato vitale procedere con la corsa della lepre deve rinunciarvi. Se non ora – che muoversi in tempo utile è questione di sopravvivenza – quando?

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