Ed ora che farà il governo per le banche?

A pochi giorni dalla polemica sul decreto del governo per il salvataggio di CARIGE – scritto fotocopiando il decreto varato da Gentiloni per MPS e alcune banche regionali, aspramente contestato dai 5 stelle quando erano all’opposizione – arriva una nuova grana per il settore bancario. Una grana con la quale il governo sarà costretto a fare i conti mettendo nuovamente alla prova la coerenza delle forze politiche che lo compongono. La BCE, infatti, ha formalmente chiesto a tutte le banche dell’eurozona di avviare gradualmente la svalutazione delle sofferenze in portafoglio, fino a ridurle drasticamente entro il 2026. Un problema molto serio in particolare per le banche italiane che registrano la percentuale di sofferenze più alta d’Europa a causa delle conseguenze particolarmente pesanti che la grande recessione del 2008/2009 ha avuto sulle imprese del nostro Paese, l’unico che vede il PIL ancora al di sotto del livello precedente alla crisi. Ad aggravare la situazione è anche l’attuale situazione politica ed economica. L’aumento dello spread, che tutt’ora si mantiene doppio rispetto all’inizio del 2018, ha prodotto una indebolimento dei livelli patrimoniali dei nostri istituti di credito in proporzione alla percentuale di titoli di stato italiani posseduti da ciascuna banca. Il crollo delle quotazioni delle azioni delle nostre banche in borsa, registrato ieri ed oggi, è più di un allarme. Il contesto non è dei migliori per operare cessioni di crediti incagliati, nè per aumenti di capitale. Il 2018 è stato un anno molto pesante per i mercati finanziari ed il 2019 si è aperto con le stesse incertezze politiche che hanno pesato negativamente nel corso dello scorso anno. L’economia europea è in rallentamento, a partire dal motore tedesco, ma l’Italia è addirittura a rischio recessione per l’effetto incertezza sugli investimenti determinato dalla politica economica del nuovo governo che si è sommato alle preoccupazioni legate ai rischi di guerra commerciale tra USA e Cina . In questo quadro i numeri della finanziaria 2019, approvata di recente dal parlamento, sono già saltati, nonostante il ridimensionamento delle stime di crescita e del deficit di bilancio intervenuto dopo l’accordo con la Commissione europea. La crisi bancaria, aggravata anche dall’aumento dello spread, può a sua volta alimentare quella del debito pubblico, con un serio rischio di avvitamento. Una situazione molto delicata che può precipitare se il governo reagirà, come ha già fatto qualche ministro, attaccando la BCE invece di prendere atto che una cosa è fare opposizione e un altra governare, valutando la necessità di serie misure di sostegno al sistema bancario anche a costo di continuare a smentirsi in modo sempre più clamoroso. I fatti prima o poi finiscono sempre per imporsi sulla facile propaganda elettorale.

2 commenti

  1. Le linee guida sui NPL da parte della BCE potrebbero pure essere condivisibili, ma dopo aver fatto un bel mea culpa di altri misfatti operati dalle banche EUROPEE…molte grandi banche continentali, in primis Deutsche Bank, hanno giocato pesante con i derivati. Nel caso della banca tedesca i danni imposti da una gestione dissennata hanno creato a mio modesto parere una situazione che ha poco o nulla da invidiare a quella in cui versano i nostri istituti di credito…per inciso Deutsche Bank è stata punita dal mercato in maniera ben superiore ad Intesa per esempio (-50% rispetto a -35% nell’ultimo ano se non erro). Quindi a mio avviso la BCE e la UE se vogliono mantenere un minimo di credibilità agli occhi degli europei farebbero meglio ad affrontare il problema bancario europeo nel suo insieme, definendo nuove regolamentazioni che mettano fine a tutte le cattive abitudini…questa ossessione sui NPL mi ricorda quella sull’austerità che ultimamente è passata di moda….con buona pace dei trilioni di derivati in pancia alle banche del centro e nord europa…..

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    • Vero. Assurdo il regolamento BCE che non tiene conto dei titoli il illiquidi presenti in grande quantità nei patrimoni delle banche tedesche e francesi. Così come è stato assurdo da parte italiana accettare il bail inn prima di aver affrontato il problema degli npl. Tuttavia ora il problema c è e va affrontato sapendo che l’ aumento dello spread ha indebolito i livelli patrimoniali di alcuni istituti.

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