Nel PD e nei partiti dibattito surreale

Trovo francamente surreale – e sintomo del grave stato confusionale che vive da tempo il PD – il dibattito, aperto da Emiliano prima (che ha avanzato la proposta) e da Renzi poi (che ha risposto parlando di pd all’opposizione), sull’ipotesi di un governo PD e 5 stelle. E’ evidente che dal voto non è emersa alcuna maggioranza di governo. Le tre aree politiche che hanno raccolto più del 90% dei voti espressi, hanno programmi incompatibili tra loro. In verità anche all’interno della coalizione che ha ottenuto più voti, quella di centrodestra, convivono forze profondamente divise su questioni di fondo, a partire dall’appartenenza dell’Italia all’area Euro. Quanto all’ipotesi di un governo PD 5 stelle su quali basi può realizzarsi? Sul programma dei 5 stelle del tutto insostenibile? E che senso ha la risposta di Renzi : mai con i 5 stelle e PD comunque all’opposizione? All’opposizione di quale maggioranza se una maggioranza politica non c’è? Logica vorrebbe che si avvii una attenta analisi del voto – per capire cosa c’è stato di sbagliato nella politica del PD degli ultimi 5 anni e cosa c’è da correggere per risalire la china – e si rinvii la discussione sul governo a dopo le consultazioni del Presidente della Repubblica. A meno che questo dibattito non sia solo il frutto  della confusione che regna in un partito sotto schok ma anche di calcoli sulla spartizione degli incarichi nelle presidenze di Camera e Senato e di trattative sottobanco in corso. Il che getterebbe un ombra anche sull’onestà intellettuale dei 5 stelle. Ricordate la promessa fatta nelle piazze che mai sarebbero scesi a compromessi sulle poltrone per andare al governo?  Ma se il PD è in stato confusionale anche gli altri non paiono molto lucidi. Che senso ha, infatti, un dibattito su chi è più giusto riceva l’incarico di formare il governo tra la prima coalizione e il primo partito? Secondo le regole della nostra Costituzione, in assenza di una maggioranza politica, l’incarico lo dà il Presidente della Repubblica a chi, sulla base delle consultazioni che farà, risulterà avere le maggiori probabilità di raccogliere in parlamento i numeri sufficienti per governare. Allo stato dei fatti una maggioranza politica è impossibile, stante la distanza tra i programmi delle forze in campo, a meno che qualcuno non riconosca di aver bleffato in campagna elettorale e non proponga qualcosa di diverso da quello per cui ha chiesto i voti. E se non c’è una maggioranza politica l’unica via praticabile rimane il governo di scopo. Un governo con un programma limitato all’approvazione di una nuova legge elettorale (che consenta al Paese di tornare alle urne ed eleggere una maggioranza politica) e ai provvedimenti essenziali e ineludibili da assumere nell’interesse dell’Italia, nel tempo strettamente necessario per varare il nuovo sistema elettorale. Solo la formazione dei gruppi parlamentari e le consultazioni del presidente Mattarella potranno dirci chi potrà tentare di mettere in piedi un governo di questo tipo ottenendo in parlamento il consenso più largo possibile. Se – dopo una pessima campagna elettorale e un risultato che consegna una situazione così aggrovigliata – si continua a giocare sulla pelle del Paese e non si avverte la gravità del momento, vuol dire che non abbiamo ancora toccato il fondo.

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