Quali sono le vere ragioni della debolezza del dollaro?

Secondo gran parte degli analisti delle grandi case di investimento internazionali il 2017 doveva essere l’anno della parità tra dollaro ed euro, grazie all’inizio della fase di rialzo dei tassi negli USA. Previsione clamorosamente smentita fin qui, nonostante un rialzo dei tassi c’è già stato ed un altro arriverà certamente a fine anno. Il dollaro, infatti, continua a perdere terreno. Ad inizio anno un euro valeva 1,05 dollari, alla fine della settimana scorsa l’euro è arrivato a 1 dollaro e 21. Per il dollaro siamo ai minimi da circa tre anni.  Sabato il sole 24 ore ha dedicato all’argomento due pagine intere e il titolo di apertura del giornale. Tuttavia non convincono le ragioni che vengono citate per spiegare la tendenza in atto. Uragani e tensioni con la Corea del Nord  possono spiegare le manovre della speculazione, che tende ad amplificare il problema, ma non il problema in sè, che infatti è sorto ben prima di questi eventi.  Ovviamente non si tratta di sottovalutare i problemi determinati dai cambiamenti climatici, nè le tensioni geopolitiche. Questioni gravissime che, però, interrogano soprattutto la politica, sempre più incapace di dare risposte. I mercati sono cinici, non hanno la vista così lunga. Anzi sanno bene che le emergenze diventano spesso fonte di investimenti e di affari. La vera ragione per cui ancora una volta le previsioni vengono smentite dai fatti stanno in primo luogo nella debolezza del governo USA. Questione in verità presente in molti commenti ma messa comunque in secondo piano rispetto alle altre. Invece il problema è davvero grosso. Trump ha fin qui smentito le sue promesse, si è rivelato un bluff. Ma c’è di più. La sospensione del tetto dell’indebitamento fino al 15 dicembre, che ha evitato il default e garantito anche la spesa pubblica legata agli eventi drammatici di questi ultimi giorni, è passata grazie ai voti dei democratici e con la riluttanza di molti repubblicani. Cosa che difficilmente si riproporrà per finanziare le promesse (il taglio delle tasse generalizzato e il faraonico investimento in infrastrutture) che hanno fatto crescere gli indici di Wall Street, oggi ai massimi di sempre. Se per i democratici era impossibile tirarsi indietro di fronte alle esigenze poste dai disastri ambientali, sarà molto diverso quando si tratterà di utilizzare il maggiore indebitamento per tagliare le tasse a tutti e quindi anche a quei miliardari che già oggi pagano le tasse con la stessa aliquota delle loro segretarie (come ebbe a denunciare uno di loro: Warren Buffet). Tanto più che questo presidente non solo insiste per eliminare l’Obamacare, finora per fortuna con scarso successo, ma si appresta anche a smantellare le già timidi riforme nate dopo la grande recessione del 2008, per evitare il riproporsi delle speculazioni finanziarie che innescarono la crisi. Insomma la crisi politica negli USA, a poco meno di un anno dalla vittoria di Trump, è elevatissima e può produrre danni anche nel breve. Il dollaro si è indebolito in modo direttamente proporzionale alla caduta di credibilità di Trump. Il 15 dicembre è vicino e l’incertezza sulla possibilità di un accordo sul tetto del debito è grande. Più di ogni altro fattore sarà il livello di credibilità del governo USA a determinare non solo il valore del dollaro ma anche il livello degli indici di Wall Street a fine anno.

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