I segnali dei mercati e quelli della politica

Giugno ha sancito l’interruzione dei rialzi segnati nei primi cinque mesi dell’anno dai mercati  azionari. Luglio è cominciato con forti vendite sui titoli di stato ed è soprattutto questo dato a riaccendere timori di un cambio di fase. Insomma secondo i sostenitori di questa tesi non siamo di fronte ad un normale e salutare storno, dopo una forte crescita, ma potremmo essere all’inizio di una turbolenza, legata alla convinzione, sempre più diffusa, che si sta avvicinando il momento nel quale non solo la politica monetaria della Banca Centra USA ma anche quelle della BCE e della BanK of England diverranno più restrittive. Ho già avuto modo di esprimere perplessità su questa ipotesi, dal momento che nessuna delle cause della grande recessione del 2008 è stata affrontata. Quando quel poco di crescita che tiene in vita l’economia globale si regge esclusivamente sulla politica monetaria espansiva è difficile ipotizzarne la fine perché l’unica conseguenza sarebbe quella di togliere l’ossigeno al malato grave. Se si vogliono interpretare i segnali che vengono dal mercato bisogna avere idee chiare sullo stato dell’economia reale, altrimenti si continua ad oscillare tra previsioni catastrofiche seguite da altre positive a seconda delle impressioni del momento. E’ un fatto che tutte le previsioni formulate negli ultimi anni siano state smentite. E’ accaduto tra l’agosto del 2015 e i primi mesi del 2016, quando i timori sull’economia cinese e il crollo del prezzo del petrolio suscitarono la paura di un possibile nuovo 2008. Poi si è capito che la Cina stava cambiando il modello di business, ora più centrato sui consumi, e che i paesi produttori di petrolio, appena toccato il livello critico, sono riusciti, almeno per una fase, a far risalire i prezzi ad un livello accettabile. E’ accaduto nuovamente quando l’elevata probabilità di un successo della Brexit e di Trump fece ipotizzare grandi sconquassi che, alla prova dei fatti, non si sono verificati. Oggi possiamo constatare che tutte le previsioni per il 2017 sono state fin qui smentite. Il rafforzamento del dollaro non c’è stato, anzi da inizio anno l’euro si è apprezzato di un 8%, nonostante la FED abbia aumentato i tassi dallo 0,75 all’1,25%; il prezzo del barile di petrolio invece di raggiungere i 60 dollari ha segnato un calo di circa il 15% da inizio anno. La verità è che, passata la paura per lo stato dell’economia cinese, si è constatato come la crescita globale si stia consolidando, sia pure sul basso livello degli ultimi anni. Anche dal fronte degli utili delle imprese sono arrivate notizie positive. Non è una situazione da fuochi di artificio ma si è dissolto il rischio di un nuovo crollo a breve.  E’ il contesto che ha consentito il recupero dei mercati a partire dall’autunno dell’anno scorso. Tuttavia la situazione rimane precaria perché è ancora forte l’incertezza sul piano politico: quali saranno le conseguenze della Brexit è tutto da vedere, cosa davvero farà Trump, rispetto alle promesse elettorali, nessuno può dirlo. In Europa l’ondata populista ha segnato una battuta d’arresto ma i ritardi nel processo di integrazione permangono al  pari delle incertezze sulla tenuta del quadro politico in alcuni paesi chiave, a partire dall’Italia. E’ bene, pertanto, che gli investitori restino prudenti, evitino di inseguire previsioni che assumono il sapore della scommessa, seguano le regole fondamentali della diversificazione e del rispetto della propria tolleranza ai rischi e del proprio orizzonte temporale. Previsioni più fondate saranno possibili quando arriveranno dalla politica segnali più chiari sulla reale volontà di mettere mano alle complesse cause della crisi economica e finanziaria . L’andamento del G20 in corso  ad Amburgo segnala che al momento la politica discute delle emergenze e non della situazione strutturale da cui derivano. In questo quadro è molto probabile che la fase di bassa crescita, bassi tassi di interesse e bassa inflazione, che ci accompagna ormai da un decennio, sia destinata a durare ancora. Di certo al momento è impossibile prevedere l’inizio di un nuovo ciclo.

g20 amburgo

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